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Opinioni a confronto sui Test Invalsi: la parola alle insegnanti italiane!

Redazione Controcampus 17 Maggio 2012
R. C.
19/06/2021

Intere scolaresche che ne tentano il boicottaggio, associazioni studentesche attive nella raccolta di firme per proporre la loro abolizione, insegnanti in protesta, sindacati in lotta gli uni contro gli altri.

Tema: i Test Invalsi, le prove volute “assolutamente” dal Governo italiano al fine di valutare il livello di apprendimento degli studenti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado, e quindi, per entrane nel merito della stessa qualità dell’insegnamento in Italia.

Oggi, una realtà di fatto eclatante: i test stentano a raccogliere “reali” consensi.

Criticati per l’inefficacia nel raggiungimento dell’obiettivo per cui sono nati e, soprattutto, contestati su tutto il territorio nazionale per il frequente regime di irregolarità in cui essi vertono, i test Invalsi, attualmente si può dire, stiano “spaccando” in tre il territorio nazionale: dissidenti, consenzienti e/o semplicemente compiacenti.

Ma qual è effettivamente il problema? Test incapaci di rilevare la qualità dell’insegnamento per la loro deficienza strutturale? Un corpo docente che più volte prova a dirottare i risultati verso livelli a loro più congeniali? Risultati inficiati per l’ansia generalizzata degli stessi scolari nello svolgimento delle prove?

Per il Ministro Profumo, i test Invalsi, senza dubbio, svolgono appieno il loro compito e così dichiara “L’Italia ha bisogno della valutazione: solo guardandosi allo specchio il paese può migliorarsi. La carenza di cultura della valutazione di cui soffre il paese ci sta penalizzando nei confronti internazionali“.

Controcampus oggi, in considerazione di queste numerose “agitazioni” che stanno coinvolgendo e “sconvolgendo” gran parte delle scuole dell’obbligo italiane, vuole “tentare” di capire, attraverso il parere di chi insegna, di chi questi test li vive e, dunque, ha delle ferree basi per poterli giudicare e/o valutare, se effettivamente gli Invasi abbiano concretamente il “potenziale” necessario affinché possano essere effettivamente definiti quale specchio della qualità dell’insegnamento italiano.

Laura, provincia di Salerno, insegna alla scuole medie Lettere: …le prove invalsi per me sono una perdita di tempo perché può capitare che, quel giorno, un ragazzo preparato e studioso possa sbagliare diverse risposte preso magari dall’ansia, dalla stanchezza (2 prove – italiano e matematica – in un’unica somministrazione giornaliera!!!!) o da una giornata particolarmente negativa e, di contro, un ragazzo non proprio eccellente possa avere avuto la fortuna di segnare molte risposte esatte!!! Quindi io ci credo poco a questi test come strumento di valutazione oggettiva. Si valuta l’alunno nel corso dei giorni, dei mesi, dalle sue potenzialità, dai progressi fatti durante tutto l’anno scolastico. L’unico aspetto positivo è che, con le prove INVALSI, gli alunni si abituano ad esprimere le proprie conoscenze tramite test (con risposte chiuse e/o aperte) visto che ormai oggi per accedere a tutte le Università o nel mondo lavorativo c’è sempre da superare qualche test d’ingresso, di ammissione o simili (sul tipo Invalsi)!!!

Anna, Bologna, insegna alle scuole elementari Matematica e Scienze: “I test invalsi che somministriamo agli alunni non forniscono valutazioni oggettive sulla qualità dell’insegnamento e in particolare sulla preparazione degli alunni, perché non corrispondono ai programmi che ogni singolo docente, grazie all’autonomia e alla libertà di insegnamento, svolge nella propria classe. Come insegnanti siamo tenuti a seguire i programmi ministeriali, ma possiamo adeguarli alla classe, quindi alle esigenze, alle capacità e alle attitudini dei singoli allievi. Inoltre spesso le domande, i quesiti posti dai test sono di difficile interpretazione da parte degli alunni. Infine i test sono generici, non considerano le difficoltà di apprendimento o altri problemi non certificati dei vari alunni”.

Angela, Salerno, insegna  alle scuole elementari Matematica e Scienze: Le prove Invalsi non forniscono valutazioni “oggettive” sulla qualità dell’insegnamento e sul grado di preparazione degli alunni perché sono spesso falsate dall’ansia da prestazione: i bambini più bravi sono quelli che ottengono i risultati peggiori, consapevoli, infatti, dell’importanza della prova, temono di non comprendere le consegne (che tra l’altro risultano spesso di difficile comprensione). Il Ministero, inoltre, pur prevedendo la possibilità di prove differenziate in alcuni casi (alunni con DSA- alunni con disturbi specifici dell’apprendimento) non considerano che in una classe ci sono diversi livelli di apprendimento che richiedono prove soggettive predisposte per ciascun gruppo di livello. Le prove, quindi, non mettono in evidenza i progressi compiuti da ciascun bambino rispetto al punto di partenza, ma solo gli obiettivi non raggiunti delle Indicazioni Nazionali”.

Carla, provincia di Bologna, insegna alle scuole elementari Matematica e Scienze: “Sono tra le insegnanti che le somministrano per dovere e non perché crede nella loro validità. Il linguaggio usato nelle consegne è diverso da quello che si usa abitualmente per proporre gli esercizi; non sempre c’è una reale corrispondenza con i programmi svolti in quanto la libertà di insegnamento consente di approfondire alcuni argomenti piuttosto che altri e di affrontarli in momenti diversi da classe a classe nell’ambito delle Indicazioni Nazionali che prevedono il conseguimento degli obiettivi alla fine del triennio e alla fine del quinquennio. Alcuni insegnanti per cercare di fare “bella figura” con il Ministero, dal mese di aprile tralasciano le programmazioni per far allenare i bambini somministrando loro tutte le prove Invalsi degli anni precedenti compromettendo l’intero percorso didattico”.

Laura Properzi, insegna Italiano, Arte e immagine, Musica, Storia, Geografia, Matematica, Scienze e Tecnologia, Laboratorio multimediale-informatico presso la scuola Primaria  “Borgo Rosselli” del Circolo didattico di Porto San Giorgio (FM): Chi mi conosce sa che non sono mai stata contraria alla somministrazione dei test Invalsi, dei quali ho sempre apprezzato la tipologia che, a mio parere, si svincola da un certo modo ormai superato di proporre agli studenti esercitazioni e verifiche sui contenuti piuttosto che sulla attestazione del raggiungimento di competenze. Ritengo che la fase di insegnamento/apprendimento debba trovare il proprio banco di prova nella capacità di trasferire in altri contesti quanto appreso, e le prove Invalsi mi pare abbiano proprio questo come principale obiettivo. L’azione didattica deve avere a monte una programmazione che si orienti in tal senso: la progettazione di attività che mirino a far impiegare strumentalità e conoscenze acquisite in contesti nuovi, ipotizzandone l’applicazione in situazioni quanto più possibile concrete e vicine alla realtà. E’ pur vero che tanto si può ancora dire e fare per migliorare la proposta dei test, ma è fuori di dubbio che l’Italia debba avvicinarsi agli standard europei di apprendimento. Se la strada è questa, è necessario impegnarsi a percorrerla nel migliore dei modi, nella convinzione che esprimere soltanto pareri negativi o di più o meno velata protesta non serva. Ancor più se lo si fa con la sola intenzione di vedere abolite le prove stesse. Credo invece che un sano atteggiamento di collaborazione con l’agenzia che le propone sia quello di esprimere un’opinione solo dopo averle attentamente vagliate e proposte ai ragazzi; dopo averci lavorato nel corso di tutto l’anno scolastico; dopo aver fatto seguire, al momento della somministrazione individuale, un’attenta riflessione collettiva in classe sui percorsi di ragionamento che hanno guidato ciascun alunno a preferire certe risposte ad altre. Detto questo, concludo con l’ultima osservazione personale: tra i test inseriti nelle prove di quest’anno mi sembra che ce ne fossero alcuni di particolare complessità e forse non del tutto adeguati alle programmazioni didattiche seguite e/o (soprattutto!) al grado di maturazione intellettiva dei ragazzi. Mi chiedo se siano da rivedere i quesiti, e il loro livello di difficoltà in relazione alle classi in cui vengono proposti, o se piuttosto io stessa come insegnante avrei potuto/dovuto lavorare di più e meglio per avvicinare i miei alunni alla loro corretta risoluzione. O, meglio, se si debba lavorare tutti insieme, su più fronti, per potenziare l’apprendimento dei nostri studenti”.

Francesca, Napoli, insegna nella Scuola Primaria Italiano: “I test Invalsi li ritengo adeguati alla preparazione degli alunni e possono essere validi strumenti per la valutazione complessiva del livello di istruzione della scuola italiana, ma non sempre sono attendibili dal momento che, molto spesso, le insegnanti aiutano gli studenti dando scarsa importanza a questi test. Non credo, inoltre, che la correzione di tali prove sia di nostra competenza: le schede di valutazione sono infatti organizzate per una facile lettura meccanografica (piccoli cerchietti in tabelle davvero troppo piccole che possono indurre facilmente in errore) e la correzione avviene in orario extrascolastico non retribuito. Per tali motivi ogni anno, all’arrivo delle prove Invalsi, si scatenano malumori e contestazioni da parte dei docenti che, giustamente, non ritengono spetti a loro la correzione di queste prove“.

La volontà di gran parte delle intervistate di non ricondurre le loro dichiarazioni ad una identità ben definita, riassume chiaramente l’entità del problema e la complessità della situazione che si è venuta a creare nelle scuole italiane. Le contestazioni sulla validità e l’applicabilità dei Test Invalsi e tutte le polemiche che si sono innescate, da quanto ci raccontano molte delle  insegnanti incontrate, avrebbero creato  nelle scuole un regime più o meno celato “di controllo” da parte del Governo, rispetto alla più o meno ottemperanza nel somministrare, secondo lo specifico standard previsto, le stesse prove.

Il mio personalissimo grazie va a Laura, Angela, Carla, Anna, Francesca e Laura per la loro pazienza e soprattutto per averci gentilmente aiutato, con le loro testimonianze, a districarci nel mondo “confuso” dei Test Invalsi.

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto