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12 Maggio 2012

Scoppia il “caso di Forlì” quando fare ricerca significa andarsene

Il caso di Forlì è scoppiato pochi giorni fa, quando più quotidiani nazionali hanno dato spazio alla vicenda che ha coinvolto la facoltà forlivese di Ingegneria Aerospaziale dove, in occasione di un concorso per l’assegnazione di un posto di Ricerca nel settore strutture e costruzioni, si sarebbe consumata un’indebita fuga di notizie sugli esiti e su altri dettagli personali e valutativi che sarebbero dovuti rimanere depositati presso l’Amministrazione Concorsi fino alla pubblicazioni degli atti ufficiali.

Come ha dato conto Ilaria Venturi nel suo articolo per Repubblica (09.05.2012), era stato il professor Enrico Troiani a voler che fosse bandita la prova: “ho creato un gruppo di eccellenza nel settore, mi sono fatto carico della richiesta di un posto per portare avanti la ricerca e la didattica” e come sottolinea la giornalista, si trattava “dell´ultima occasione, dopo la riforma Gelmini, per essere assunti a tempo indeterminato”.

Il concorso è regolare, ma ciò non ha impedito ad uno dei candidati di presentare esposto al rettore lamentando la negligenza procedimentale e la poca serietà accademica: da un mese già si sapeva chi avrebbe vinto. Il caso, per la prima volta è esploso a fine marzo grazie alla penna di Federico Spadoni per Romagna Noi on line, in quella sede, Troiani, a caldo, avrebbe annunciato le sue eloquenti dimissioniho deciso di dimettermi da qualsiasi incarico didattico per il prossimo anno e lo stesso hanno fatto altri tre colleghi: di questi, uno ha ritirato la disponibilità già data all’università, gli altri due hanno deciso di non rinnovarla”.

Il docente ha aggiunto: “rispetto l´esito del concorso, ma il problema è che chi ha vinto non risponde alle esigenze del mio gruppo di ricerca. Così, non solo non ho risolto il problema della didattica, ma perdo i miei collaboratori. A questo punto rinuncio ai tre corsi che tenevo e che non posso più coprire”.

Sì, perché alcuni candidati non selezionati, preso atto delle condizioni e della rappresentazione poco dignitosa del loro lavoro e delle loro aspirazioni e delle effettive possibilità per il futuro in Italia hanno deciso di trasferirsi in Germania. Da notare che il trentatreenne Ivan Meneghin è stato immediatamente assunto da un’industria tedesca nella città di Augusta, “A prescindere dall´esito del concorso, qui per me non ci sono più le condizioni per lavorare”.

Avevamo già accennato alle opportunità che offre la Germania in termini di crescita professionale e di valorizzazione dei saperi e delle competenze ed anche Il Resto del Carlino (del 28.04.2012) ha dedicato un intero inserto a quelli che il giornalista Roberto Giardina ha deciso di definire provocatoriamente “Bamboccioni di successo”. Si è bamboccioni in Italia, o meglio secondo le istituzioni italiane, ma, guada caso, appena si gira l’angolo, e si va laddove i giochi si fanno persino più duri, si incontra soddisfazione e merito.

Così leggiamo alcune testimonianze “il milanese Pietro Massa giunse a Berlino da Parigi dove aveva studiato piano. Non sapeva una parola di tedesco. Si è laureato in filosofia, per passione,  Manuela Naso, siciliana, riesce a fare la regista, e il Comune sovvenziona i suoi spettacoli. L’ultimo, una commedia musicale dal titolo “Sei Berlin”, un gioco di parole tra italiano e tedesco, dedicato ai nostri ragazzi venuti alla conquista della metropoli. E chi va all’Università riceve anche un minimo sussidio per le spese. Con un lavoretto, si è in grado di non pesare sulla famiglia”.

La fuga di cervelli è un tema che torna spesso nei discorsi, ma che continua ad essere trattato con poca attenzione e profondità; un vero peccato perché il più delle volte si tratta di una scelta dolorosa, e non tanto per nazionalismo, quanto per la frustrazione di doversi arrendere all’evidenza di una realtà desolante e sminuente, senza speranze.

Goran Ivetic, un altro candidato del concorso forlivese che dopo l’accaduto si è risoluto a partire per la Germania, ha scritto una lettera lucida e chiara intitolata “Concorsi universitari: una causa persapostandola sul blog del giornalista Beppe Severgnini, sperando nella visibilità necessaria perché i fatti non vengano trascurati, occultati, dimenticati, manipolati e perché si prenda coscienza con franchezza.

Caro Beppe, sono un ricercatore universitario, di origine croata e sposato con una italiana (e quindi mi sento abbastanza integrato), la mia intera carriera accademica si è svolta in Italia. Lo stato italiano mi ha pagato il dottorato presso l’Università di Pisa, mi ha permesso di continuare a fare ricerca presso l’università di Bologna, e nel frattempo ho ricevuto riconoscimenti e premi internazionali per il mio lavoro. Fatto questa premessa, ti vorrei dire che fra poco mi trasferico in Germania, dove sia io che mia moglie (anche lei ingegnere aerospaziale) abbiamo trovato un ottimo lavoro. Quando si parla di fuga di cervelli spesso ci sono motivi seri dietro, nel nostro caso tra i motivi della nostra scelta di lasciare questo meraviglioso (senza ironia) paese, lo puoi vedere a titolo informativo in questo link (concorso a cui partecipavo anche io ma che sapevo essere una causa persa). Purtroppo non c’è speranza di fare molto, anche perchè dimostrare queste cose è difficile e le minacce di cause per diffamazione sono già arrivate, forse possiamo però raggiungere un pubblico un po’ più ampio che potrebbe indignarsi di modo da ridare un po’ di speranza a coloro che restano..”.

Non c’è molto da dire, ognuno tirerà le somme. In questo momento più che mai c’è solo da onorare il significato proprio di Ricerca, quello che rende lo spirito, di chi la pratica e di chi la segue ovunque, fedele ad essa e per essa coraggioso. Aiutandoci con le parole della psicologa e professoressa spagnola Asuncion Lopez Carretero: fare ricerca si associa alla curiosità, al desiderio di conoscere intimamente qualcosa, d’altro canto, il significante di curiosità è legato nella sua radice alla cura, all’acutezza, alla finezza nel fare le cose. Conoscere e aver cura non sembrano essere lontani nelle loro origini etimologiche. Il sapere che nasce da tale attività di ricerca ha inoltre origine nell’esperienza che lega il corpo e la parola al desiderio di vivere e poi di trasmettere questo sapere. Questo legame tra formazione e ricerca, tra esperienza e sapere, tra vita e pensiero, ci fa accostare in un altro modo la ricerca mossa dalla passione di conoscere e di creare narrazioni che esprimano le nostre scoperte.

Può dirsi che la Ricerca è pratica di libertà e bisogna tenerla in vita, proteggerla, non lasciare che qualcuno la renda una causa persa e perderla per sempre.

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