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23 Maggio 2012

Studente muore durante l’ora di Educazione Fisica

Purtroppo spesso si comunicano notizie che non si vorrebbero mai dare: uno studente di 17 anni è morto mentre stava giocando a calcio a scuola, in un istituto tecnico della Bufalotta. Morire a scuola: purtroppo questa storia ci fa pensare subito a un’altra tragica storia: la povera Melissa, appena sedicenne, distrutta da una bomba a Brindisi.

Qui non c’è nessuna bomba: qui c’è solo un ragazzo con problemi di salute, un ragazzo che aveva problemi cardiaci e che ha avuto una crisi epilettica nel campo da calcio. Il personale della scuola ha chiamato il 118, lo studente è stato prontamente traportato nel vicino ospedale Sant’Andrea dove successivamente è poi morto.

Due righe sul giornale e poi niente più: così finiscono tante vite, troppe vite. Ma il dolore, immenso, resta: il dolore di chi voleva bene a questo ragazzo nemmeno maggiorenne, il dolore di amici e familiari, il dolore di chi sa cosa vuol dire morire a 17 anni.

Quel ragazzo non doveva, non poteva giocare a calcio; il padre aveva anche portato un certificato medico che esentava il ragazzo dallo svolgere attività fisica. Responsabilità e colpe verranno accertate. Fatto sta che ormai le parole contano poco: quel ragazzo non c’è più e non tornerà più. Tutti vorrebbero morire facendo una cosa che piace, è vero, in questo caso il giocare a calcio; ma non a 17 anni. Non si può. O meglio, si può: ma non si dovrebbe. Per chi crede è il mistero di Dio. Per chi non crede è il mistero di quello che vuole lui.

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