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21 Maggio 2012

Tfa: accoglienza fredda

L’ultima trovata del ministero dell’Istruzione nata per “garantire il posto da docente ai precari d’Italia” non cessa di sollevare in numerosi ambienti forti perplessità e la spiacevole sensazione di aver preso fumo negli occhi. Il casus belli tra docenti, il Ministro Profumo e le università, è il nuovo Tirocinio Formativo Attivo di cui pochi giorni fa sono usciti i bandi, nuovo sistema di reclutamento che sembra deludere le aspettative di precari, neo-laureati e perfino dei supplenti.

Di fatto il nuovo Tfa è stato creato per garantire un nuovo ed efficace percorso di formazione in sostituzione della vecchia SSIS, scuola di formazione insegnanti per l’istruzione secondaria abolita nel 2008/2009 dal Ministro Gelmini, dalla cui scomparsa sono maturate le scandalose compravendite di abilitazioni all’estero e un effettiva mancanza di un iter di formazione abilitante nel nostro paese per chi desidera diventare insegnante. Ciò che stupisce le associazioni dei docenti è il fatto che mentre il nuovo sistema si presenta con la promessa di un sicuro ingresso nel mondo del lavoro, è in questo dovrebbe risiedere la novità, ciò che in effetti emerge è una grande somiglianza tra il nuovo e il vecchio percorso con la sola differenza che anziché ogni due anni il Tfa si farà annualmente. Le dinamiche logistiche del tirocinio rimangono senza dubbio inalterate, con le università che si fanno carico dell’organizzazione dei corsi, senza oneri per lo Stato ovviamente (quindi prelevando inevitabilmente i costi del tirocinio dalle tasche d

egli aspiranti); con costi elevati, e stranamente differenti da regione a regione per un semi-concorso pubblico, scontrini per tirocinio che toccano la vetta a Perugia: 3077,40 euro.

Non occorre preoccuparsi da subito del prezzo, infatti per poter partecipare al Tfa è necessario superare prima un test nazionale a risposte chiuse e prova orale, chi riesce in questa prima prova ha diritto all’accesso al tirocinio vero e proprio. Purtroppo sembra molto difficile coordinare una richiesta straripante di lavoro con gli effettivi posti vacanti disponibili, e da ciò il Miur ha pensato di sfoltire ulteriormente il gregge riconoscendo ai supplenti desiderosi dell’abilitazione i minimi 180 giorni di lavoro annui solo a patto che siano state svolte sotto la stipula di contratti annuali o al termine delle lezioni. La Uil Scuola mostra la sua sorpresa: “In passato, per la valutabilità dei 180 giorni di servizio non è stata mai necessaria la continuità, quindi per la Uil questo servizio deve essere riconosciuto anche se prestato in modo non continuativo. Non si può, adducendo argomentazioni giuridico-europee, restringere la platea dei possibili partecipanti introducendo il requisito dei tre anni (540 giorni) e della non cumulabilità dei servizi, che – conc

lude il sindacato – nulla hanno a che vedere con l’esperienza maturata in servizio”. Nuove normative che costringeranno molti a riformulare i loro progetti.

Un gioco delle sedie con troppi partecipanti, un costo allarmante e nessuna sicurezza di vincere alla fine; questo per molti che si sentono chiamati in causa da un rimodernamento sistematico che lascia tutto confuso e fondamentalmente invariato; ciò con la consapevolezza di quanto sia delicato e bisognoso di un reale ripensamento il sistema educativo e di reclutamento di educatori preparati ma ciò non sembra di là da venire. Già molte associazioni di formazione hanno colto l’occasione per costituire corsi a pagamento per aiutare i partecipanti al Tfa, sperando che ne valga la pena.

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