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14 giugno 2012

IX edizione “Young Economists” Workshop on Social Economy”

Dal 15 al 16 giugno 2012 si svolge la IX edizione del “Young Economists’ Workshop on Social Economy” promosso dall’Università di Bologna, in particolare dalla Facoltà di Economia di Forlì (Piazzale della Vittoria n.15) ed AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit). Protagonisti dell’iniziativa saranno i giovani ricercatori under 30 dell’economia Sociale provenienti da università italiane e straniere, si confronteranno nei loro percorsi di ricerca.

In linea con le edizioni passate, anche il workshop di quest’anno dei “Giovani Economisti” offre un’occasione a dottorandi e giovani ricercatori di presentare e discutere i propri lavori di fronte a una platea internazionale trattando di economia sociale, di cooperazione e di impresa sociale.

La sessione di domani, venerdì 15 giugno, approfondirà il tema “Cooperative, capitale sociale e povertà”. Verranno presentati i contributi dalle 14,00 di Gabriel Burdín  dalla IECON, Universidad de la República (Uruguay) e Università di Siena, diFrancesco Amodio dall’ Universitat Pompeu Fabra, di Joanna Kopinska dall’Università di Roma Tor Vergata e di Paolo Brunori dall’Università di Bari.

Nella giornata di sabato 16 giugno, dedicata al tema “Esperimenti e cultura“, dalle ore 9.00 interverranno Mirco Tonin dallUniversity of Southampton, CEU, and IZA, Marco Fabbri dall’Hamburg Institute of Law & Economics, Università di Bologna, Rotterdam Institute for Law & Economics, Daniela Grieco dall’Università di Verona, Matthias Opfinger dall’ETH Zurich, Leibniz University Hannover e Anja Köbrich Leon dall’Institute of Economics, Leuphana University Lueneburg.

Di economia se ne parla tanto ultimamene e in tutto il mondo, ricordiamo l’appello ai Canadesi fatto dalla piccola Victoria Grant, che li ha voluti stimolare alla riflessione e successivamente alla reazione contro la speculazione operata dalle banche private e di cui il governo è complice. Ricordiamo qui l’articolo pubblicato poco tempo su Controcampus.

Clamorosa è stata negli USA la reazione dell’anno scorso del gruppo di studenti che si alza e se ne va durante una lezione del professore Greg Mankiw, celebre economista autore di manuali di economia. Il motivo? La mancanza di imparzialità del suo insegnamento essendo sostenitore del capitalismo, facendo apologia di mercato. E’ stato consigliere del presidente George W. Bush e consigliere tuttora del candidato repubbicano Mitt Romney.

Il pensiero economico dall’inizio della crisi ha riflettuto sul ruolo degli economisti e delle banche. Quando la regina d’Inghilterra Elisabetta ha chiesto a un economista  della London School of Economics sull’odierna crisi economica: «Se queste cose erano così evidenti perché nessuno se ne è accorto?». Una parte della risposta sta nelle statistiche e le previsioni economiche sempre più imprecise ma anche nella preparazione troppo teorica degli economisti. Lo denunciano due economisti ortodossi: l’indiano Raghuram Rajan e il turco Dani Rodrik, che stanno acquistando peso proprio grazie alle loro critiche sempre più severe. Evidenziano la caduta o l’imminente caduta dell’edificio trionfale del pensiero economico ortodosso sotto i colpi delle cadute di Borsa di Wall Street, della nuova debolezza europea, di una ripresa «fredda» negli Stati Uniti. E studiosi di vario tipo stanno trovando un’uscita di sicurezza di fronte all’incalzare caotico degli avvenimenti. E’ proprio così che si chiama il recente libro di Giulio TremontiUscita di sicurezza“, l’ex ministro del’economia del governo Berlusconi ha vissuto nella contraddizione tra la razionalità dell’obiettivo del pareggio del bilancio e l’insostenibilità del lungo periodo dei «tagli orizzontali» che, nella sua azione di governo, ha dovuto imporre soprattutto agli enti locali.

L’«uscita di sicurezza» andrebbe ricercata nel ritorno della «grande politica», instaurando un’alleanza tra popoli e Stati, che metta «lo Stato sopra la finanza e la finanza sotto gli Stati», che imponga quindi regole a un mercato finanziario anarchico, che avvii grandi progetti di investimento pubblico per il bene comune, finanziati con gli Eurobond, un progetto molto caro a Tremonti quando era ministro dell’Economia. Ed è interessante proporre solo alcune grandi linee così da invitare il lettore a «interagire» con questo libro attraverso un sito Internet. Attendiamo.

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