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13 giugno 2012

Goodbye Iran: l’esodo dei cervelli dal Medio Oriente

«Metti nella valigia la collera e scappa da Malincònia» canta Caparezza in un suo celebre pezzo, parlando dei cervelli in fuga dall’Italia. Parole, le sue, che esemplificano una situazione che coinvolge molti giovani, costretti a fare le valige per poter proseguire gli studi o trovare lavoro, e che si lasciano alle spalle una patria che non offre prospettive.

Dal 1997 al 2010, circa 10.000 giovani italiani si sono trasferiti per motivi di lavoro o studio in altri paesi europei. Quella che popolarmente viene definita come la questione dei ‘cervelli in fuga’ non riguarda però solo l’Italia, in molti altri paesi, Europei e non, in cui le prospettive lavorative e il sistema di istruzione superiore non sono tra i migliori, i giovani tendono a lasciare la propria patria per cercare fortuna altrove.

L’allarme per i cervelli in fuga arriva anche dai paesi mediorientali: in Iran, secondo quanto riportato dal quotidiano Shargh, più della metà degli studenti lascia il paese. Il 62% dei giovani universitari iraniani, infatti, lascia la propria patria per continuare gli studi all’estero, in genere negli Stati Uniti o in Canada.

L’Università Sanati Sharif di Theran è considerato il migliore istituto iraniano per quanto riguarda l’ingegneria e le scienze fisiche e conta al suo interno più di 6000 universitari. Secondo le statistiche, il 94% degli studenti che si sono laureati a Sanati Sharif decide di proseguire gli studi, master o post-laurea, in istituti stranieri.

Secondo altri dati statistici, raccolti dal giornale Shargh, dei 225 studenti che tra il 1994 e il 2007 hanno partecipato alle Olimpiadi Internazionali di di matematica, fisica e chimica, almeno 140 attualmente studiano o lavorano nelle università nordamericane. Un dato confermato anche da altre importanti istituzioni: il FMI – Fondo Monetario Internazionale -, nel 2009, indicava l’Iran come il paese con più alto numero di cervelli in fuga.

Ogni anno più di 150.000 accademici lasciano la Repubblica Islamica per trasferirsi all’estero, ma il dato risulta ancora più preoccupante se confronta con le stime della disoccupazione giovanile nel paese. I dati ufficiali riportano che il 70% degli iraniani è costituito da giovani al di sotto dei trent’anni e almeno il 20% di questi non ha un’occupazione.

Il governo, già da qualche anno, si è reso conto che la situazione è allarmante, soprattutto in un paese, come l’Iran, che è in forte crescita economica e quindi necessita di ‘capitale umano’ per poter proseguire il proprio sviluppo. L’Iran ha messo quindi in atto delle misure per contenere la disoccupazione giovanile, e quindi impedire la fuga degli accademici all’estero.

Nelle linee guida del Quarto piano di sviluppo economico nazionale, elaborato tra il 2005 e il 2009, e nel rapporto governativo Occupazione giovanile nella Repubblica Islamica dell’Iran vengono definite le strategie politiche per l’occupazione giovanile, ma la cosa che rende più difficili le scelte in questo ambito è la forte crescita demografica.

Un altro dato importante è il forte aumento delle donne iraniane laureate e in cerca di occupazione, il cui incremento è dovuto alle politiche governative in materia di educazione. Da un lato, quindi, è cresciuta la popolazione che ha accesso agli studi superiori grazie all’incremento demografico, alla liberalizzazione dell’accesso alle università, ma, dall’altro lato, l’Iran, come molti altri paesi, si trova ad affrontare il problema dell’occupazione di tutti questi brillanti laureati.

 

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