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29 giugno 2012

I test d’ingresso non preoccupano Profumo

Il ministro Profumo si dice non preoccupato riguardo alle graduatorie d’accesso alle facoltà a numero chiuso e ai “diversi trattamenti” da ateneo ad ateneo.

Nei giorni scorsi anche Controcampus.it, sulla scia di Repubblica.it, si era occupato dei test d’accesso universitari. Nello specifico il Consiglio di Stato aveva rinviato alla Consulta la legge che regolamenta l’ingresso alle facoltà a numero chiuso, con grande euforia da parte dell’Udu e degli studenti.

Facendo un passo indietro nel tempo, la legge che regola le facoltà a numero chiuso a livello nazionale fu istituita 13 anni fa, per accedere alle facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e per le Professioni sanitarie: infermiere, ostetrica, fisioterapisti, logopedisti ed altre figure.

Qualche giorno fa, i giudici del consiglio di Stato hanno ritenuto che tale legge, del 1999 lede tre articoli della Costituzione: 3, 34 e 97. Tali articoli riguardano l’uguaglianza sociale di fronte alla legge dei cittadini, il diritto allo studio e la promozione dei più meritevoli mentre il terzo concerne l’organizzazione degli uffici della pubblica amministrazione.

Per fare un esempio, nonostante il quiz di 80 domande per accedere a Medicina si svolga lo stesso giorno ed alla stessa ora in tutte le università del Paese, ogni singola facoltà poi è libera di stilare una propria graduatoria.

I giudici chiariscono che “in alcuni atenei vengono esclusi candidati che hanno riportato un punteggio maggiore rispetto a quello di candidati ammessi in altri atenei.

Lo scorso anno, ad esempio, con un punteggio di 49 la facoltà di Medicina di Verona riteneva esclusa la futura matricola, mentre Firenze accettava senza nessuna riserva o problema lo stesso punteggio.

Il ministro sottolinea e ricorda che “per le scienze della vita e l’architettura c’è una legge europea. Poi ci sono casi in cui il numero chiuso è previsto se non ci sono strutture sufficienti nell’ateneo. Non sono preoccupato“.

Intanto gli studenti, guidati da Michele Orezzi dell’Udu si sentono fiduciosi, credono nella decisione della Consulta, sicuri di aver raggiunto un importante traguardo speranzosi che “questo potrebbe essere ancora un Paese ove i diritti come le persone vengano rispettati”.

 

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