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25 giugno 2012

Incendiava automobili di fronte al Rettorato: agli arresti uno studente di Milano-Bicocca

Quale studente, nei momenti di sconforto, non ha mai pensato di “accendere un bel falò” con i libri di scuola?

Nulla di eccezionale, se restiamo confinati nell’ambito della goliardia. Nel momento in cui poi qualcuno decide di  passare ai fatti, allora sì che è il caso di preoccuparsi.

Ne sa qualcosa l’ateneo di Milano-Bicocca, sfortunato teatro negli ultimi mesi di incresciosi episodi di ordinaria delinquenza. E qui c’è di mezzo ben più di qualche libro bruciato.

Il protagonista è stato il giovane Alessandro, studente ventenne di Abbiategrasso. Una personalità disturbata, malgrado si tratti tutto sommato di un ragazzo di buona famiglia, senza precedenti eclatanti. Insomma, il classico insospettabile.

Il piromane, iscritto ad Economia, è stato beccato pochi giorni fa dalla Digos; era in pratica dal 31 gennaio di quest’anno che aveva intrapreso la sua personale crociata, rendendosi artefice di un atto vandalico dopo l’altro prima di essere identificato dalle forze dell’ordine.

La prima “vittima” era stata l’autovettura (una Clio) di proprietà di una studentessa; dopo averla sgraffignata, il giovane aveva pensato bene di darle fuoco circa una settimana dopo (8 febbraio) proprio davanti agli uffici del Rettorato.

Per il bis non erano dovute trascorrere che alcune settimane: Alessandro era riuscito ad entrare in possesso delle chiavi di una Lancia Y (anche in questo caso era stata una ragazza ad andarci di mezzo), per poi offrire (20 febbraio) una macabra replica dello spettacolo precedente.

Ma le malcapitate automobili non sono state gli unici bersagli: pare che nel frattempo lo studente, per non farsi mancare nulla, se ne andasse in giro per l’ateneo ad incendiare tomi di biblioteca, carta igienica e cestini dell’immondizia.

Perché si tradisse era stato necessario attendere il 14 marzo, quando Alessandro si era introdotto nel garage sotterraneo dell’università con l’intento di danneggiare altre auto e svuotare un estintore. Ma ancora maggiore preoccupazione destava la scritta con cui aveva imbrattato il muro: “Ciao, mi chiamo R.M. Distruggerò l’intera università se non mi consegnate un milione di euro in una valigetta. Volete sapere chi sono? Beh, guardate su Facebook, prima o poi mi troverete pezzi di m… Ho bruciato un’auto e potrei fare la stessa cosa con questa università.

Non si trattava in realtà del primo avvertimento che il giovane si era lasciato alle spalle: un mese prima aveva scritto un biglietto in cui minacciava di “far saltare l’università”. Ma questa volta il teppista  aveva fatto i conti senza l’oste.

Una guardia privata si era accorta della sua presenza nel garage ed aveva proceduto ad un’opportuna segnalazione. Da lì in poi, tramite perizia calligrafica ed i riscontri forniti dal sistema di sorveglianza, non è stato difficile risalire al responsabile.

Una volta incastrato il diretto interessato, si è resa necessaria una perquisizione in casa sua; sono stati rinvenuti un lettore mp3, due pen drive ed un telefono cellulare che non gli apparterrebbero.

Ora per il giovane si profilano all’orizzonte gli arresti domiciliari; i reati di cui è accusato, oltre che di incendio doloso, sono di minacce, ricettazione, furto aggravato e danneggiamento.

Restano da comprendere appieno le reali ragioni, specie psicologiche, di una condotta così inqualificabile; ma alla luce di fatti e testimonianze sembra si tratti dell’ennesimo caso di emarginazione da cui sarebbe scaturita un’inquietante mania di protagonismo.

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