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30 giugno 2012

Italia, il calcio ti fa bella in Europa ma l’Università non può esultare

In questi giorni di tifo e passione per una nazionale di calcio che riesce a primeggiare in ambito europeo, di paragoni quanto meno azzardati da parte di giornalisti dalla penna facile tra Monti e Balotelli contro una Germania Merkeliana troppo forte in ambito politico ed economico e quindi da “abbattere” almeno nel campo dello sport, è purtroppo ancora una volta l’Università a riportarci alla triste realtà dei fatti, dove l’Italia arranca ogni giorno e rischia una retrocessione terribile dall’Europa che conta, quella cioè che riesce a sopravvivere e prova a rilanciarsi.

Ai tanti problemi universitari, noti da tempo a studenti e non, arrivano notizie e dati non positivi che certificano come il numero delle immatricolazioni nel nostro Paese, siano quasi il 15% in meno rispetto agli altri stati europei (20% italiano contro quasi il 35% dei pari età europei compresi tra i 30 e i 34 anni) con un forte aumento anche degli abbandoni (le ricerche effettuate dimostrano come solo il 32,8% degli studenti italiani concluda un corso di laurea a fronte di una media pari al 38% per il i nostri vicini europei).

Insomma restiamo fanalino di coda, con una posizione che purtroppo potrebbe aggravarsi vista la ferma volontà dell’Unione Europea, di arrivare a toccare il 40% di media per ogni nazione di immatricolazioni entro il 2020.

A determinare il calo degli iscritti e gli abbandoni in corso d’opera, pesano in modo devastante le condizioni economiche del Paese, le alte tasse universitarie (l’Italia è il terzo Paese europeo per tasse universitarie più care) e i tagli che hanno colpito in modo brutale e senza logica, il diritto allo studio (12 i milioni previsti dall’Italia per chi vuole studiare, ha merito ma non può permetterselo, contro i circa 2 miliardi di euro investite da stati come Germania e Francia) con un numero di oltre 45 mila studenti meritevoli che si sono visti togliere non solo una borsa di studio ma purtroppo una bella fetta del loro futuro.

Per concludere in bellezza il quadro della situazione, non si può non fare riferimento ai quasi 30 mila giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni che nel 2011 hanno lasciato i nostri confini in cerca di una possibilità formativa e lavorativa, determinando non solo una sconfitta in termini morali, culturali e sociali per il nostro Paese ma anche un danno economico per il nostro Pil calcolabile in circa 1 miliardo di euro.

Eppure basterebbe così poco rispetto al nulla che troppo spesso coinvolge il mondo giovanile e studentesco per avviare un meccanismo di ripresa in grado di dare non soluzioni per tutti ma almeno una speranza per tanti.

Interessante e meritevole in questo senso, l’iniziativa della regione Piemonte che per cercare di limitare la fuga dei cervelli italiani e in questo caso piemontesi, ha investito 1 milione di euro (con possibilità di aumentare il budget iniziale) per aiutare circa 150 ragazzi a fare esperienze formative e di lavoro all’estero, con l’unica condizione del rientro in Italia una volta finito il proprio percorso, per mettere a disposizione il know how accumulato, nella propria terra.

La regione Piemonte mira inoltre con questo progetto denominato  “Io lavoro per i talenti”, a permettere ai ragazzi che già si trovano lontano dall’Italia e che vogliono far rientro a casa, ad essere reinseriti nel mercato del lavoro italiano, dando così una seppur piccola possibilità di ritorno a casa.

Insomma qualche bella notizia in attesa che l’Italia possa fare bella figura in Europa non solo quando si corre dietro ad un pallone ma anche quando si parla di giovani e futuro.

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