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11 Giugno 2012

“Le faremo sapere”. Le fasi di un colloquio conoscitivo

Lavoro. Di questi tempi, avere un posto di lavoro, anche non fisso in quanto monotono, come ha dichiarato il nostro Presidente Monti, ma di quello così detto “flessibile”, sembra essere un’utopia. Un sogno (vano) di tanti giovani e non, che siano essi laureati, diplomati o in possesso di qualche qualifica.

La ricerca del lavoro è molto importante e, spesso, molto lunga e faticosa. Essa si caratterizza innanzitutto dalla selezione del tipo di lavoro, anche se, visto il periodo, non se ne fa molta, perché il  commento generale è “quello che capita, capita, l’importante è trovarne uno”. Di conseguenza, ci si iscrive ai vari siti di “trova lavoro”, si acquistano i giornali con inserti e annunci di vario tipo. Si compilano diverse schede, dalla anagrafica all’elenco delle proprie esperienze, e si inviano i propri curriculum vitae con la speranza di essere contattati per un colloquio conoscitivo. Quest’ultimo può essere, prevalentemente, di due tipi: individuale o di gruppo.

Il colloquio individuale, spesso, consiste in un brevissimo dialogo tra l’esaminatore e l’esaminato e le domande che quest’ultimo riceve sono, quasi sempre, identiche e si possono riassumere così: “parlami un po’ di te”, “quali sono i tuoi punti di forza?”, “quali sono le tue precedenti esperienze?” Nel momento in cui, si vorrebbe evidenziare, mettendo in luce, quante doti e quanti pregi si posseggono, ti congedano con un “Va bene, le faremo sapere”. Sobri, formali, sterili.

I colloqui di gruppo, invece, sono davvero curiosi. Nella fattispecie, grazie alla testimonianza di Maria, vi descriverò quello svolto da quest’ultima, per un noto marchio di una catena di intimo.

Si parte dalla chiamata da parte dell’esaminatore, o di chi ne fa le veci. “Maria? Ciao, sono ⃰ —–, chiamo per conto di ⃰—–, abbiamo valutato il tuo curriculum, sei libera domani per fare un colloquio conoscitivo?” Una volta dati ora e luogo per il colloquio, si attende che arrivi il giorno seguente. Il marchio è importante e famoso, bisogna fare una bella figura e, nelle proprie possibilità, cercare di impressionare chi si avrà di fronte. Giunti al luogo dell’incontro, si intuisce immediatamente, che si tratta o di un errore o di un colloquio di gruppo. Prima di Maria, erano già appostate una quindicina di ragazze davanti l’ingresso dell’ufficio. Un po’ sconfortata, si aggiunge a quest’ultime. L’ora è arrivata. Le fanno accomodare in una stanza di uno degli uffici. E qui inizia una serie di “giochini”, come li chiamano gli esaminatori, per capire le attitudini e  le capacità delle ragazze.

Fatta una breve presentazione di ognuna, si chiede di descrivere con tre aggettivi la griffe dell’intimo. Dopo, le ragazze sono state suddivise in tre gruppi, ad ognuno gli è stato chiesto quali caratteristiche deve possedere un’addetta alle vendite e come bisogna comportarsi all’interno del negozio e con la clientela. Al termine di quelle che sembrano più ricerche di mercato, gli è stato detto alle ragazze che nell’arco di breve tempo, chi avrebbe ricevuto una chiamata da parte loro, doveva tornare nel pomeriggio per continuare la selezione.

Maria è stata richiamata. Felice, quanto sorpresa, ha aspettato che arrivasse l’ora per affrontare la seconda tranche del colloquio selettivo. In questa, Maria si è convinta, sempre più, che il colloquio fosse più incentrato in una ricerca di mercato che non in una reale ricerca di risorse per i negozi. Ad ogni modo, si sono susseguiti altri “giochini” quali “cosa mettereste in una vetrina?” e infine è avvenuta la simulazione di una vendita. Le ragazze, pantomime di loro stesse, hanno improvvisato, un po’ imbarazzate, ciò che farebbe una commessa quando entra un potenziale cliente. Dopo ciò, sono state avvertite che nel giro di pochi giorni, chi sarebbe stata ricontattata, avrebbe firmato il contratto. Purtroppo, Maria non è stata ricontattata. Certo, non era il suo lavoro ideale, ma era pur sempre un lavoro ben retribuito. La sua impressione a caldo? “Mi sembrava di stare partecipando ad un concorso di bellezza, dove però le prerogative erano, ovviamente, altre”.

Ora, dietro tutti questi step e “giochi” psico-attitudinali, ci sono studi di ricerca e di marketing che fanno un po’ rabbrividire, quanto riflettere. Tuttavia, oggi come oggi, bisogna affrontare anche questo, sempre con tanta pazienza e umiltà, sperando che il lavoro dei propri sogni, giunga prima o poi.

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