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1 giugno 2012

Lotta alla mafia: Marcello Ravveduto, un esempio da seguire

Marcello Ravveduto

 

Mercoledì 30 maggio presso il Teatro d’Ateneo dell’Università degli Studi di Salerno, si è tenuto il convegno “L’Italia e le mafie. Gli speciali in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, tappa conclusiva del programma andato in onda su Unis@und Webradio “L’italia e le mafie”.

Marcello Ravveduto

Marcello Ravveduto

Durante l’incontro ha avuto luogo anche la premiazione del concorso “Cara Mafia ti scrivo” a cui hanno partecipato diverse scuole superiori da tutta Italia.

Al termine della mattinata è stato inaugurato il “Giardino della legalità” dedicato a tutte le vittime campane delle mafie.

Controcampus ha incontrato uno degli autori del format radiofonico, Marcello Ravveduto, storico e collaboratore del Dipartimento di Studi Umanistici presso l’Università di Salerno nonché giornalista e scrittore. Ravveduto è a dir poco entusiasta della collaborazione e del rapporto istaurato con la redazione della web radio guidata dal giornalista Vincenzo Raimondo Greco.

Di settimana in settimana, dice Marcello Ravveduto, ogni membro della redazione si è preparato sui temi delle varie puntate. Con l’inaugurazione, poi, del giardino della legalità, continua Ravveduto, si è potuto comprendere come queste esperienze positive siano veicolo di sensibilizzazione non solo nella società civile ma anche all’università.

Ma facciamo un passo indietro e conosciamo meglio Marcello Ravveduto da sempre in prima linea nella lotta anti mafia.

In che modo si è avvicinato alla lotta alla mafia che l’ha portato, nel 2005, a ricevere il premio Marcello Torre per l’impegno civile?

In modo diretto. Nel 1991 fu assassinato Libero Grassi. Per me era un punto di riferimento esemplare di ribellione civile al ricatto mafioso. Quando due anni dopo incontrai la moglie per scrivere, come tesi di laurea, la biografia di Libero compresi che per difendere la libertà è necessario mettere in gioco se stessi anche nei piccoli gesti quotidiani. Tutto qui. Il mio impegno civile non è un atto straordinario è semplicemente l’applicazione quotidiana dei valori trasmessi dai miei genitori e da persone che mi hanno indicato la via giusta da seguire.

Marcello Ravveduto è uno storico che si occupa dell’evoluzione delle mafie. In che modo la mafia è cambiata nel corso degli anni?

Cominciamo col dire che le mafie hanno una presenza strutturale nel nostro Paese. Esistono e resistono da quasi 200 anni. Una forte accelerazione c’è stata negli ultimi trent’anni con la trasformazione di aggregati criminali in holding finanziarie che hanno penetrato il libero mercato grazie alla deregulation imposta dalla globalizzazione. In Italia in particolare è evoluto il rapporto tra mafiosi e non mafiosi (i cosiddetti colletti bianchi). Mentre prima tra mafia, politica ed affari c’era un rapporto di occasionale collaborazione, oggi si è verificata una saldatura che mostra un livello altissimo di compenetrazione tra il politico, il mafioso e l’imprenditore, fino al punto che in alcuni casi una sola persona può ricoprire le tre diverse funzioni.

Che cos’è Strozzateci Tutti?

È un’antologia di scrittori meridionali che si  sono ribellati all’idea che in questo paese quando si parla di mafie c’è sempre qualcuno pronto a dire che bisogna tacere perché altrimenti si diffonde una cattiva immagine dell’Italia. Si dimentica spesso però che in Italia proprio perché esistono le mafie esiste anche un’antimafia istituzionale e sociale che rappresenta una argine di difesa alle libertà costituzionali. Da questa esperienza narrativa è nato un blog stozzatecitutti.info che ha dato origine ad un collettivo che si occupa di scrittura civile.

Dall’esperienza del blog di Marcello Ravveduto è nato Novantadue, cosa l’ha spinto a curare la pubblicazione di un testo del genere?

Mi ha affascinato l’idea di realizzare una public history su un periodo così importante per l’Italia. La storia raccontata da cittadini informati, partendo dal loro punto di vista non da prospettive condizionate da appartenenze politiche. L’idea è quella di dire noi vogliamo bene al nostro paese, di raccontare gli eventi con quella passione civile che avevano registi come Elio Petri ed Ettore Scola e scrittori come Pasolini e Scascia. È un modo per riuscire a trasmettere un pezzo di conoscenza storica ai ragazzi di 20 anni. Per questo abbiamo utilizzato un linguaggio diverso e dei riferimenti più vicini alle ultime generazioni prendendo spunti dalla rete. Chi scrive è della generazione del libro, i ragazzi appartengono invece a quella di internet. Si è cercato di portare internet, attraverso le mille possibilità che offre, sulla carta stampata. Ci sono riferimenti a film, a video postati su youtube, anche un saggio sulle fiction che raccontano le storie di Falcone e Borsellino.

Marcello Ravveduto è presidente dell’associazione antiracket Coordinamento Libero Grassi, in che modo l’associazione opera contro questa piaga?

Aiutiamo le vittime di estorsione ed usura a denunciare i propri aguzzini. Li accompagniamo dalle forze di polizia, gli offriamo assistenza legale, economica e psicologica. Siamo al loro fianco anche durante il processo presentandoci come parte civile. Inoltre li aiutiamo a presentare le pratiche necessarie per ottenere dallo Stato il risarcimento in qualità di vittime di reati estorsivi ed usurari. Naturalmente tutto questo attraverso la presenza di professionisti che prestano la loro competenza in maniera del tutto gratuita.

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