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9 giugno 2012

L’università di Catania chiede 300 euro ad un’associazione studentesca per un banchetto

Direttamente dalle pagine del Corriere della Sera, si apprende l’assurda storia che vede come protagonisti l’Università di Catania ed una associazione studentesca. La materia del contendere? Una semplice richiesta di un banchetto informativo.

L’associazione costituita dagli studenti della Facoltà d’ingegneria della medesima università, dal nome Ingegneria Fuori Campo, aveva richiesto al rettore dell’ateneo la disponibilità di uno spazio esterno, dove poter allestire, il giorno 5 giugno, un banchetto in modo tale da presentare al pubblico le loro scoperte e le attività future dell’associazione.

Purtroppo, però, la risposta non è stata certo consona e conforme alle finalità per la quale era stata fatta la richiesta; l’Università , infatti, non soltanto ha fatto sapere che la richiesta doveva essere presentata tramite scrittura privata, ma che alla stessa dovevano essere allegati, inoltre, trecento euro di pagamento per l’utilizzo dell’area.

Secca la risposta dell’associazione, tramite il suo sito internet: «Abbiamo inviato la richiesta con largo anticipo e abbiamo ricevuto risposta poche ore prima del giorno previsto. In più, non abbiamo domandato uno spazio interno, ma solo una piccola parte del cortile, utilizzando in più la nostra amplificazione. Nella risposta ricevuta dal direttore amministrativo dell ‘ateneo però  non è stata nemmeno citata la norma che consente la richiesta economica e la necessità di firmare una scrittura privata. Siamo senza parole, ma certamente dalle nostre tasche non uscirà neppure un euro».

Ancora una volta quindi le università anziché appoggiare l’associazionismo giovanile, cercano quasi di osteggiarlo tramite richieste sproporzionate e che puntano soltanto ad arricchire gli atenei. Ciò che poteva essere un vanto per l’Università di Catania si è tramutata in una spiacevole vicenda di cronaca.

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