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3 giugno 2012

L’Università di Torino batte tutti su Facebook

Nessun altro ateneo italiano ha così tanto seguito sul social network per eccellenza.

Con 21.936 fan, l’Università degli Studi di Torino è la più social-oriented, posizionandosi in cima alla classifica italiana che valuta l’interazione tra università e studenti, tramite l’inedita condivisione che offre lo strumento Facebook.

L’analisi è stata svolta da Universita.it, ma è stata preceduta da uno studio del 2010 condotto da Fabio Giglietto, ricercatore del Dipartimento di Studi della Comunicazione dell’Università di Urbino, sul rapporto tra atenei e social network. «Quando ho iniziato si trattava semplicemente di una classifica di popolarità degli spazi su Facebook degli atenei italiani e solo dopo l’incontro con Alessandro Lovari si è trasformato in un vero e proprio progetto di ricerca culminato con la pubblicazione del working paper Social Media and Italian Universities: An Empirical Study on the Adoption and Use of Facebook, Twitter and Youtube» commenta Giglietto in quest’intervista. Il collega Lovari prosegue: «In Italia la gestione dei social media è ancora molto “artigianale” e poco strutturata. Le pagine spesso non sono istituzionalizzate nei siti ufficiali universitari: alcuni atenei sembrano timorosi di dimostrare che stanno investendo sui social media come mezzi di comunicazione e relazione con gli studenti. Inoltre non viene indicato chi gestisce questi profili, quale è la mission delle pagine istituzionali e la policy di pubblicazione dei contenuti. Ad esclusione di pochi casi di eccellenza notiamo come l’uso dei social sia prettamente di tipo unidirezionale, senza cercare di attivare un dialogo e una relazione con i diversi pubblici».

Non è il caso dell’Università di Torino, che è presente su Facebook dal 2009 e da subito con un profilo ufficiale, a differenza di molte altre università, le cui pagine sono state spesso create dagli studenti stessi per scambiarsi informazioni su orari, professori, corsi ed esami.

La grande forza dell’ateneo torinese è il considerare tutti i social network come veri e propri canali istituzionali complementari, tanto che i post che appaiono su Facebook sono derivati o rimandando agli avvisi che già compaiono sul portale ufficiale dell’Università, a cura della stessa redazione web. Ma si tratta di uno strumento gestito tutt’altro che dall’alto: anzi, gli studenti sono invitati a partecipare e proporre notizie ed eventi da pubblicare tramite l’indirizzo redazioneweb@unito.it. Congiuntamente alle piattaforme esterne, come appunto Facebook, ma anche Twitter, Youtube e Uniwiki, vengono offerte  delle community di creazione dell’ateneo stesso, come Bloggato Village, che raccoglie i blog dell’Università, e Botta e Risposta (qui tutte le regole per utilizzarlo).

Un netto distacco rispetto alle altre università italiane, che spesso creano un proprio profilo sui vari social network ma lo lasciano inutilizzato, soprattutto nel caso di Twitter: «ben il 64% fra le 25 maggiori università per quantità di iscritti ha aperto un proprio account su Twitter. Tuttavia malgrado alcuni atenei riescano ad avere anche fino a più 2000 “followers”, il numero di coloro che realmente cinguettano l’uno con l’altro risulta molto basso. […] In fondo alla classifica si piazzano La Sapienza di Roma, l’Università di Bari con meno di 200 tweet al giorno, e la Federico II di Napoli che risulta aver twittato solamente 27 volte. […] È il caso dell’Università di Cagliari, ad esempio, che con 1300 follower non presenta nessun tweet sin dall’apertura dell’account» (da questo articolo della collega Silvia Pasquinelli).

Sempre più all’avanguardia si pone invece l’Alma Mater di Bologna, che ha lanciato durante l’inaugurazione dell’anno accademico «l’assetto smart delle piattaforme di informazione e delle strategie di comunicazione disponibili per smartphone e tablet, sistemi operativi iOs e Android […] A commentare l’intero progetto è stato Alberto Tivoli, amministratore dell’agenzia, laureato in Economia proprio all’Università di Bologna: “Siamo orgogliosi di un incarico così prestigioso e riteniamo che con la mobile application l’Università abbia mutato radicalmente la relazione con i propri utenti, gli studenti. Avere l’Università a portata di tap permetterà un approccio completamente rinnovato, destinato a rafforzare l’engagement con gli iscritti in modo duraturo.”» (da questo articolo della collega Laura Testoni).

Un nuovo modo di incontrarsi, quindi, quello che offre la tecnologia alle università e ai loro studenti, un incontro nell’ottica della semplificazione e dell’immediatezza, che non deve affatto sostituire il rapporto privilegiato che avviene nelle aule, ma affiancarvisi.

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