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12 giugno 2012

L’Università Italiana: persi in un anno 20mila precari della ricerca!

I primi risultati di una indagine condotta dall’Adi, Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani, ci fa denotare una triste realtà; di come l’università italiana ha perso oltre ventimila precari della ricerca. Dai 34.590 assegni del 2010 si e’ passati agli attuali 14.334, con un calo del 25 per cento degli assegni di ricerca, del 16 per cento  dei ricercatori a tempo determinato e una soppressione delle altre tipologie contrattuali.

Dati già esaustivi che ci danno già benissimo l’idea di come ci sia una situazione di vero disagio tra questi studiosi, ma queste stime non finiscono qui e ancora purtroppo non ci danno l’idea del complessivo panorama lavorativo-universitario italiano. Infatti, c’è da dire che mancano all’appello 22.356 precari della ricerca, nel periodo di tempo che va da fine 2010 all’inizio 2012.

Da quando entriamo a scuola, dalle elementari, all’università o perfino nella nostra quotidianità, ci si accosta o ci si impone un numero, che per forza maggiore ci deve rappresentare, per poter essere considerati all’intero del sistema sociale. Tante volte però tralasciamo il fatto che dietro a quel numero ci sia una persona con una propria storia di vita, con dei propri problemi e con delle sue necessità.

Difatti dietro a questi numeri che indicano dati, informazioni, statistiche e percentuali, dobbiamo renderci conto di come ci siano dietro, tantissimi studiosi con anni d’esperienza; chi aveva già finito il dottorato o un assegno di ricerca e chi di quel posto oltre ad averne bisogno per un’esigenza quasi intrinseca nell’uomo, lo ha conquistato con tanti sacrifici. Sebbene non tutti proseguono nella carriera accademica, con i dati degli anni precedenti al 2010, si osserva come ci sia stato una considerevole differenza dal 2010 ad oggi.

Così alle domande che ci sorgono spontanee, come chiederci dove siano finiti i 20.000 precari o  quali sono gli effetti che ci saranno sulla ricerca in Italia, a causa di tutta questa carenza del personale, sul sito Roars, Return On Academic Research si risponde che : “non sappiamo rispondere a queste domande in maniera esaustiva; ma notiamo che il ministero dovrebbe fare un monitoraggio completo e dettagliato di questa situazione per rispondere a queste questioni e piu’ in generale per cercare di prevenire la dispersione di personale qualificato”.

Oramai quando si parla di personale qualificato si pensa purtroppo anche alla scarsità con cui lo troviamo o di quanti laureati o plurilaureati svolgono lavori che, ammesso che siano sempre lavori onesti, quindi sempre rispettati e apprezzati, non soddisfano la voglia di poter manifestare quelle capacità e quei contenuti che si è fatto tanto per poterli conquistare.

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