• Google+
  • Commenta
4 giugno 2012

Minacce telematiche, il professor Zucchetti ci ricasca

Le parole, si sa, hanno un peso differente a seconda del significato e delle intenzioni che portano con sé.

Dure e compromettenti sono ad esempio le parole che nelle ultime settimane hanno infangato il Politecnico di Torino ed il movimento No Tav. Parole di minaccia, nella fattispecie.

Al centro del casus belli si ritrova il docente Massimo Zucchetti, da anni membro del pool che solidarizza con i cittadini della Val di Susa; quest’ultimo si è reso protagonista di una violenta diatriba con una “compagna di lotta”, al momento identificata come Barbara F.

Ricostruiamo i fatti: la diretta interessata contatta Zucchetti via Facebook per dargli del “fascista verniciato di rosso, sputtanato e finito”. In seguito verrà “bannata” dal professore.

Pochi giorni fa, dopo che Barbara F. è stata sbloccata, Zucchetti le invia il seguente avvertimento, riportato da Roberto Travan nel suo articolo sul quotidiano La Stampa: “Piccina, solo per avvertirti che ho diramato un piccolo ordine di servizio fra i compagni e in Valle di Susa. Se osi far vedere la tua bella faccina di m… da quelle parti ti sfondiamo la faccetta.

Seguono insulti irripetibili e minacce ancora più gravi, con il docente che promette all’attivista di andarla a “trovare a casa. Invettive pesanti, che hanno ben presto fatto il giro del web. Ed è qui che si è scatenato il putiferio, da una parte e dall’altra.

Si, perché lo stesso movimento No Tav non ha potuto fare a meno di dissociarsi dall’inqualificabile atteggiamento del docente. Simonetta Z., rivolgendosi alla minacciata, ha scritto: “Chi combatte il Tav combatte la mafia, e chi è contro la mafia non accetta ricatti, non accetta il silenzio, non tace di fronte a gesti di questa gravità, consapevole che il silenzio è complice.

Sono invece piovuti fiori di epiteti per Zucchetti, definito “vigliacco” da Hana B. e “un poveretto” da Laura R. Impietoso il commento del Collettivo Comunista Piemontese: “Non tolleriamo in nessun caso l’uso della violenza verbale di stile maschilista, fascista, squadrista nei confronti di nessuna compagna.

E il prof? All’inizio l’idea di scusarsi non lo ha minimamente sfiorato; ha anzi asserito di aver ricevuto messaggi di solidarietà, promettendo altre “sprangate virtuali”  a chi si fosse permesso di apostrofarlo ancora come fascista.

In sostanza, Zucchetti ha ricercato una possibile scusante nelle fantomatiche offese di Barbara F.; che tuttavia, particolare non proprio irrilevante, precedono di ben tre mesi l’incresciosa risposta del docente.

Poi la sospirata marcia indietro: “Ho appena scritto una mail di scuse a Barbara F. Le ho scritto qualche giorno fa cose inqualificabili, ero preso da una furia ingiustificata per aver ricevuto accuse di essere un fascista.” Sembra che lo scatto di nervi sia in qualche modo legato ad un traumatico ricordo d’infanzia, quando l’undicenne Massimo Zucchetti rivolse al nonno ex fascista “parole durissime. Un mese dopo lui era morto. Da allora, non so grazie a quale meccanismo, sentirmi dare del fascista è letteralmente una cosa che mi fa andare fuori controllo.

L’immediata querela scattata dopo il fattaccio non è comunque stata ritirata. Ora però ad inguaiare Zucchetti interviene anche un altro fattore: la recidività.

Già un mese fa era infatti giunta per lui la richiesta di deferimento alla Commissione di garanzia; il tutto per via di messaggi intimidatori spediti via Internet ai Pro Tav che lo contestavano, per giunta servendosi quasi certamente della mail dell’ateneo.

Zucchetti da mesi utilizza la posta elettronica dell’università per sostenere con toni inaccettabili la lotta contro la Tav – aveva scritto il Parlamentare Stefano Esposito (PD) al Rettore del Politecnico Marco GilliSono il primo a difendere il diritto di esprimere la propria opinione, ma Zucchetti ha oramai superato la soglia della decenza perché minaccia e insulta chiunque la pensi diversamente.

In quell’occasione, il professore si era difeso parlando di “polemica inutile” montata da “giornalisti servi che si credono furbetti”. Ma ora che i toni si sono ancor più inaspriti, la sua posizione sembra davvero in bilico.

Esposito si è nuovamente rivolto al Rettore, reclamandone una decisa presa di posizione. “Valuteremo se l’accaduto non abbia trasgredito il Codice etico e lo Statuto dell’Ateneo”, ha assicurato Gilli. Ma i dubbi in proposito sembrano ben pochi.

Google+
© Riproduzione Riservata