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4 giugno 2012

Pesca sovrasfruttata? Un aiuto dalla genetica dell’Università di Bangor

Ossigeno dei pesci per sconfiggere il cancro
Pesca sovrasfruttata

Pesca sovrasfruttata

Pesca sovrasfruttata: ecco perchè intervenire secondo la ricerca e come fare.

Gli stock ittici del nostro pianeta sono stati fortemente ridotti nell’ultimo secolo a causa di una eccessiva attività di pesca condotta a volte senza troppo riguardo alla salvaguardia delle specie che popolano i nostri mari ed alla legalità dei metodi di cattura.

Le specie ittiche europee possono tirare un sospiro di sollievo.

Un recente studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Bangor, nel Regno Unito, e pubblicato su “Nature Communications” ha proposto una metodologia molto valida per l’identificazione della provenienza dei banchi di pesce, e che pare possa avere anche un valore legale. E’ possibile, in parole semplici, verificare se un merluzzo proviene effettivamente dal luogo dichiarato all’atto di vendita oppure se ci stanno truffando.

Questa metodologia, basata su marker genetici da confrontare con database già esistenti, si è dimostrata affidabile e precisa a diverse scale di analisi.

Il problema nasce dal fatto che le stime attuali attestano la pesca illegale mondiale intorno al 25%, con una perdita in termini economici stimabile intorno ai 10 miliardi di euro entro i prossimi dieci anni.

Per correre ai ripari è stato approntato un progetto da 4 milioni di euro denominato “FishPopTrace” mirato a tracciare nella maniera più dettagliata possibile il percorso del pescato dal momento della cattura fino ai banchi e le pescherie.

Questo recente studio, coordinato da Gary Carvalho, si inserisce in una serie di studi tesi ad individuare la migliore metodologia per la tracciabilità degli stock di pescato.

Uno dei problemi da affrontare è che non esiste un metodo univoco e risolutore per determinare la provenienza di un pesce, tanto meno quando questo è già stato cucinato” ha sottolineato Carvalho.

In termini di frodi alimentari dunque lo scenario è abbastanza preoccupante.

Il metodo si è dimostrato efficace su quattro specie europee comuni, il merluzzo bianco, l’aringa atlantica, la sogliola comune e il nasello, tutte minacciate dalla pesca eccessiva e da quella illegale, non tracciata e non regolata”, ha aggiunto Carvalho. “Oltre a ciò è anche flessibile: abbiamo già definito i marker per separare popolazioni di pesci su ampie scale geografiche ma ciò non impedisce l’identificazione delle specie su scale molto più limitate, come quelle tipiche del merluzzo del Baltico e del Mare del Nord”.

Siamo costretti dunque a cercare metodi sempre più sofisticati per difenderci dalle frodi alimentari, da comportamenti poco ortodossi e poco rispettosi del bene comune quali le risorse alimentari limitate del nostro pianeta.

Continua, speriamo con esiti sempre più fruttuosi,  la difficile lotta contro coloro che si vogliono arricchire illegalmente defraudando il bene di tutti.

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