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22 giugno 2012

Se l’affitto è in nero non ti iscrivi all’Università

Se non hai un contratto di locazione non puoi iscriverti all’università! Suona così l’ennesimo tentativo di azzerare gli affitti in nero a Bologna. La proposta, presentata dal Consiglio del quartiere Navile, il 20 giugno presso la sede centrale del Comune di Bologna, prevede effettivamente questo: l’impossibilità di iscriversi, o continuare gli studi, all’Alma Mater Studiorum senza aver prima presentato l’attestazione di un regolare contratto d’affitto per gli studenti.

Ovviamente la proposta non ha ricevuto il risultato sperato, è stata infatti repentinamente respinta dall’assessore per i rapporti con l’Università, Alberto Ronchi, il quale ha ben chiaro che il diritto di accesso allo studio è qualcosa che non può essere intaccato dalle problematiche amministrative.

Ieri in aula, per discutere la proposta, c’era anche il prorettore Roberto Nicoletti, il quale ha prontamente dichiarato che, nonostante le buone intenzioni del Consiglio del quartiere Navile, «non bisogna far ricadere la colpa solamente sugli studenti». Da anni l’ Università di Bologna combatte contro il problema dei subaffitti e dei contratti irregolari, fornendo anche dei servizi appositi rivolti a studenti e locatori.

Sono appunto quattro i servizi più importanti messe a disposizione dall’Unibo su questo tema: lo sportello aperto dall’Ateneo per la registrazione dei contratti d’affitto, presso cui gli studenti possono richiedere gratuitamente la registrazione del contratto; il servizio online di consulenza; la bacheca virtuale per favorire lo scambio di contatti tra locatori e studenti.

«Subordinare l’iscrizione al possesso di un contratto d’affitto significa vincolare il diritto di uno studente a gestire la propria vita di pendolare e anche il diritto di accesso allo studio. Sono aspetti legali di cui non possiamo non tener conto, se approvassimo una cosa del genere il giorno dopo saremmo sommersi dai ricorsi», sottolinea Nicoletti – come riportato da www.ilrestodelcarlino.it. La proposta, secondo molti, potrebbe avere effetti molto negativi sulle iscrizioni all’Università.

Bologna, come altre città italiane, è sede di un Ateneo che richiama migliaia di ragazzi provenienti da altre regione o nazioni, naturalmente anche l’economia bolognese viene alimentata da quest’imponente massa di studenti che si trasferiscono nella città felsinea. La proposta del Consiglio del quartiere Navile contribuirebbe solo a a decimare il numero degli iscritti con conseguenti danni anche a livello economico.

Nonostante le buone ragioni che hanno mosso i promotori del progetto, lo sfondo su cui si muove questa battaglia non ha nulla a che vedere con gli studenti, ma riguarda i proprietari della maggior parte degli appartamenti siti nel centro di Bologna.

I contratti in nero sono un male, le cui vittime sono gli studenti, che nasce dall’avidità di chi non vuole rimettere in tasse una parte del guadagno dell’affitto. Purtroppo c’è anche un aspetto peggiore nel problema degli affitti irregolari: la maggior parte degli appartamenti vengono affittati in nero perché sprovvisti delle certificazioni che attestano la conformità a norma di legge degli impianti e dello stesso stabile.

L’idea portata alla luce dal Consiglio di quartiere non è però un fatto nuovo in Europa: un primo modello di questo modo di procedere è stato attuato nell’Università di Humbolt, a Berlino, a alla prestigiosa Sorbona di Parigi.

Anche l’Ufficio dei Tributi del Comune di Bologna ha però bocciato la proposta sostenendo che più che legare la regolarità del contratto d’affitto all’iscrizione all’Ateneo, bisogna utilizzare altri canali per incrociare i dati e ottenere informazioni. Basterebbe infatti incrociare i dati degli studenti fuori sede dell’università con le dichiarazioni dei loro domicili, come ad esempio quelli dichiarati per ottenere le tessere delle biblioteche, oppure ancora con il domicilio dichiarato presso la stessa università.

Per ora, insomma, gli studenti dell’Unibo possono dormire tranquilli: a settembre non dovranno presentare il contratto d’affitto insieme alle ricevute delle tasse per poter continuare gli studi.

 

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