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26 giugno 2012

Unisa: brucia il Rettorato! Ma è solo una cicca da 60mila euro

Paura ma (per fortuna) solo quella all’Università degli Studi di Salerno lo scorso 21 giugno per un principio di incendio nell’Archivio del Rettorato, presto rivelatosi più fumo che arrosto.

Proprio così. Tanta strizza per niente.

A far saltare sulla sedia dipendenti e utenti vari, una colonnina di fumo proveniente da un normalissimo cestino della carta. Il motivo ? Una cicca spenta male.

Dramma sfiorato? Forse sì, forse no. Ma è già qualcosa che il sistema abbia funzionato e bene.

Sicuramente meglio della testa dell’incauto fumatore che solo il caso ha salvato (per ora) da lapidazione certa.

Tutto risolto nel giro di una mattinata quindi. Appena scattato l’allarme, il responsabile è subito piombato sul luogo del misfatto, dove, armato di estintore, è  riuscito, in pochi, concitati attimi, ad aver ragione dell’infernale cestino.

Immediato anche l’arrivo dei vigili del fuoco di Salerno, coordinati dal caposquadra Nicola Maglieri.

Via l’incendio via il dolore? Magari! Tempo qualche ora e la stangata è servita: il mozzicone maladrino costerà all’Unisa ben 60mila euro di danni!

Tranquilli. Documenti e faldoni sono salvi. La cifra (vertiginosa a dir poco) parrebbe, infatti, interamente destinata al ripristino del defunto sistema antincendio. Un sistema elettronico altamente sofisticato (leggasi “costoso”, oltre che delicato), spiegano i vigili, che si attiva elettronicamente appena la minaccia viene rilevata, spargendo sulle fiamme una particolare polvere ignifuga, nota come fosfato di poliammonio (l’unica utilizzabile, data l’ovvia impossibilità di installare sistemi ad acqua all’interno dell’Archivio).

Intanto è subito scatta la caccia all’inconsapevole piromane.

Al momento l’ipotesi più probabile è che possa trattarsi di un “interno”, qualcuno del personale insomma. Magari  recidivo a questo genere di scappatella. Magari pure un tantino beota, ma sarebbe il minimo. Meglio sbagliarsi.

La domanda che mi torna insistente però, ora che l’Uni è costretta a rompere il porcellino, è sempre la stessa: qualche testa rotolerà mai per questo? C’è davvero del marcio al Rettorato?

Agli inquirenti l’ardua sentenza.

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