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6 luglio 2012

Grindr della Nearby Buddy Finder: app che geolocalizza i gay

Utenti Wind
Grindr della Nearby Buddy Finder

Grindr della Nearby Buddy Finder

L’applicazione Grindr della Nearby Buddy Finder, promette di localizzare e rintracciare possibili partner sessuali ed è prevalentemente a disposizione della comunità gay, ma ha conquistato  spazio, e utenti, anche la versione per etero.

La app di cui parliamo funziona un po’ come tutte le altre: si scarica sul proprio smartphone, si effettua la connessione e si entra nel network finalizzato alla ricerca di persone con lo stesso orientamento sessuale.

La versione dedicata alla popolazione etero o lesbica prende il nome di Amicus e si rivolge prevalentemente alle donne.

Nonostante il successo dell’applicazione Grindr, le polemiche non sono affatto mancate, anzi. Per molti, il nuovo strumento non rispetterebbe i dettami della privacy. Gli ideatori replicano, prontamente, che in realtà, essendo utilizzabile soltanto da utenti iscritti, i soggetti che ne fanno uso sanno bene ciò che fanno e conoscono appieno le dinamiche che caratterizzano l’app.

Queste dinamiche, a quanto pare, convincono e attirano non poco gli utilizzatori, dal momento che gli utenti attivi sono, solo in Italia, più di 45.000. E questi rappresentano soltanto una piccolissima fetta del numero di iscritti nel mondo. Insomma, prendono sempre più piede l’approccio virtuale e il corteggiamento high tech, a svantaggio del tradizionale, e forse più appetibile, approccio diretto. Queste nuove app non fanno altro che affiancarsi ai tanti già noti e ultra-utilizzati strumenti web che consentono di fare amicizia e conoscere gente nuova.

Basti pensare ai vari social network, in primis Facebook e Twitter, e a tutti gli altri diffusissimi espedienti che viaggiano in Rete, e sono usati soprattutto dai “navigatori” giovani.

Senza dimenticare i forum, le chat, e chi più ne ha più ne metta!

Spesso e volentieri si aprono discussioni sull’uso di internet per approcciarsi e relazionarsi agli altri. Ne abbiamo realmente bisogno? L’approccio virtuale, filtrato da uno schermo o da un display , può sostituire davvero quello reale?

Mi viene in mente questo bellissimo pensiero di Paulo Coelho “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano”.

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