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24 luglio 2012

Crisi europea: no trabajo, no España

Il tasso di disoccupazione in Spagna registra un aumento sfrenato: ad oggi è del 24,6%, circa il 50% tra i giovani. Le speranze dei neo-laureati spagnoli stanno precipitando in un buio baratro per colpa di questi dati, essi non vedono un futuro nella propria nazione e così, come molti altri ultimamente, scelgono la fuga, abbandonano il proprio Paese in cerca di un lavoro all’estero.

La categoria di laureati ad essere in testa a questa triste classifica di senza lavoro è quella dei neo-architetti. La crisi immobiliare subita dalla nazione spagnola ha spinto fuori dai propri confini molti giovani architetti: essi hanno puntato il proprio sguardo  su luoghi floridi e fertili nel proprio campo, città come Berlino, Parigi, New York o Buenos Aires sono diventate le nuove dimore di questi ricercatori di lavoro. La categoria degli architetti rappresenta solo una minima parte dell’enorme dato che certifica la presenza degli spagnoli all’estero ad una quota pari a 50mila individui.

I neo-laureati non sono i soli a vivere questa disgrazia. Nell’ultimo periodo le strade di ogni città spagnola sono state teatro di manifestazioni e proteste. Giovani e famiglie interamente composte da persone disoccupate condividono gli stessi dolori, le stesse tragedie ed hanno così deciso di far sentire le propria voce al governo. Sono in molti a soffrire la mancanza di un impiego, e sono altrettanti quelli che vedono minacciato dalla crisi il proprio settore lavorativo. I tagli compiuti dal governo hanno riempito piazze, via, interi quartieri di manifestanti che stanno li pronti a ricordare quante false promesse siano state fatte in campagna elettorale, prime fra tutte quella della creazione di nuovi posti di lavoro e quella sul non aumento dell’imposta sul valore aggiunto.

Sono state dunque le tante promesse infrante a far tanto indignare il popolo spagnolo. Aumenti e tagli sono stati il motivo scatenante delle numerose proteste del periodo, primo fra tutti l’aumento dell’IVA: si è passati dal 18 al 21% per quella generale, e dall’8 al 10% per quella sui prodotti speciali. Questa repentina ed esagerata salita dell’imposta ha scatenato ire anche nel campo della cultura: una maggiorazione di 13 punti su biglietti di spettacoli e concerti fa rischiare il crac ad uno dei pochi prosperosi settori spagnoli.

Il governo pare non essere capace di debellare la crisi che ha colpito così fortemente la Spagna: ad un aumento di imposta corrispondono tagli ai servizi; istruzione e sanità sono i settori colpiti in maggior misura. Forse però si è perso il focus della questione “crisi”: in un paese in cui l’evasione fiscale annua è pari a 60miliardi di euro sembra inopportuno diminuire i servizi pubblici, forse sarebbe più giusto concentrarsi nella ricerca di una soluzione a queste gravi speculazioni fiscali e non sprecare energie governative nella creazione di una legge che mina la libertà di scelta dei disoccupati e leva loro il sussidio statale. Proprio in questi giorni infatti ha fatto la sua comparsa il Spagna una norma che impone ai disoccupati di non spostarsi all’estero alla ricerca di un impiego, chi infrangerà il codice si vedrà privato del presidio di disoccupazione pari a 426euro mensili.

Leggi insensate, tagli ai servizi, aumenti di imposte e una quasi totale assenza di posti di lavoro hanno fatto precipitare la Spagna in un clima di agitazione e rabbia. I manifestanti sono numerosissimi ed infuriati, anche loro hanno fatto una promessa, ricambiando il proprio governo, promessa che ora come ora, al contrario dei potenti, stanno mantenendo: essi non rimarranno inermi di fronte a tutto questo, combatteranno per i propri diritti, faranno sentire la propria fremente voce richiedere un paese migliore.

L’immagine è tratta da http://it.euronews.com/

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