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8 luglio 2012

G8 di Genova: la Cassazione conferma le condanne ai Capi della Polizia

Dopo nove ore di camera di consiglio la Corte di Cassazione ha confermato le condanne per falso aggravato dei vertici della Polizia responsabili della violenta irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova nel luglio 2011.
Per gli altri poliziotti coinvolti, la Suprema Corte ha, invece, dichiarato prescritto il reato di lesioni gravi, tenuto conto dell’operatività dell’indulto.

La sentenza, sebbene chiuda una lunga e furente stagione di polemiche politiche, lascia inevitabilmente insoddisfatte talune richieste di giustizia. Come, infatti, ha avuto modo di dichiarare Amnesty International, la sentenza del più alto organo della giustizia italiana non ha comminato le giuste pene in proporzione alla gravità dei delitti accertati.

L’indulto, come si è precisato, ha determinato questa sorta di “giustizia a metà” posto che la misura premiale ha investito proprio quei reati di cui si necessitava un riconoscimento giudiziario con conseguente irrogazione di pena.

Lesioni gravi, in tal modo il nostro Codice Penale agli artt. 582 e 583 tipizza la fattispecie in esame. E’ il fatto di chi causa ad altra persona una lesione personale da cui discenda una malattia del corpo e della mente; malattia che deve essere considerata come evento naturalistico del delitto di lesioni.

Sebbene la legge non lo richieda espressamente, l’elemento materiale del reato che si è consumato nella scuola Diaz consisteva indubbiamente in un’azione violenta posto che le lesioni furono procurate con atti di violenza fisica e morale: la c.d. “macelleria messicana” come evocata durante la testimonianza resa da un poliziotto durante il processo.
Va precisato, inoltre, i fini della configurabilità del reato il nesso causale tra condotta ed evento non va considerato interrotto dalla presenza di una condizione che abbia concorso a cagionare la malattia o un suo aggravamento.

Sotto il profilo dell’elemento psicologico il dolo, secondo la Cassazione, deve consistere nella cosciente volontà del fatto; più specificatamente “nella volontà dell’evento giuridico e cioè dell’offesa dell’interesse tutelato dalla norma”, e siccome tale risultato si considera voluto non solo quando si sia concretato nel punto di mira dell’attività del soggetto, ma anche quando è stato previsto, e nel tempo stesso accettato per la eventualità del suo verificarsi, il dolo sussiste tutte le volte che “l’agente ha previsto che il suo comportamento avrebbe potuto determinare un’offesa alla integrità personale del soggetto passivo ed ha agito al fine o a costo di cagionarla” (Cass. sent. n. 3329/1988).

Relativamente alla malattia deve trattarsi di un’alterazione dell’organismo che comprometta in modo obiettivamente apprezzabile la vita e i rapporti personali della vittima; non sono, pertanto, sufficienti dolori, contratture, rossori o calori, ma un vero e proprio disturbo funzionale.

Le lesioni cagionate sai manifestanti nella Diaz sono state chiaramente accertate come “gravi”, alla luce del nostro Codice Penale che al primo comma dell’art. 583 ravvisa tale gravita qualora dal fatto derivi una malattia che metta in pericolo la vita della persona o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni, oppure, se il fatto produce indebolimento di un senso o di un organo.

Come ha avuto modo di precisare la Cassazione, poiché la lesione grave non è una figura autonoma di reato, ma una forma aggravata di lesione volontaria, essa si concretizza “in una vera ed effettiva circostanza aggravante” (Cass. sent. n. 2190/1985).

Nonostante il chiaro dettato normativo e gli accertamenti probatori che si sono susseguiti in questi anni di processi, la prescrizione ha vanificato la portata sostanziale della sentenza di condanna emessa dalla Cassazione; sentenza comunque, che conserva tutta la sua validità in ordine al riconoscimento solenne e definitivo delle responsabilità di alcuni membri della Polizia in quei giorni infuocati del G8 di Genova.

Il Capo della Polizia Manganelli, nel manifestare tutto il suo rispetto per la sentenza della Suprema Corte, ha dichiarato senza mezzi termini la necessità di porgere le più sentite scuse ai manifestanti che subirono quelle inaudite e ingiustificate violenze.
Indubbiamente tali dichiarazioni esprimono profonda onestà intellettuale; perseguire taluni poliziotti per accertarne le responsabilità penali non si ispira in alcun modo a sentimenti ideologici e di avversione per gli uomini e le donne in divisa che nella stragrande maggioranza sono persone oneste, sottoposte quotidianamente al rischio della propria vita nella difesa della collettività.

Si intende semplicemente punire la condotta di chi si pone al di fuori della legge, anche qualora tale condotta sia compiuta proprio da parte di coloro che per dovere istituzionale sono chiamati alla sua difesa e applicazione.

 

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