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4 giugno 2012

Cassazione: coltivare in casa cannabis non è reato

Sentenza che ha già fatto scalpore e che continuerà a sollevare grosse polemiche e discussioni, quella della Cassazione che recentemente (la notizia è di qualche giorno fa) si è pronunciata in  merito al caso di un ragazzo che era stato penalmente perseguito (come vuole la legge) per aver tenuto in casa un piantina di cannabis. La Cassazione ha infatti bocciato il ricorso della procura di Catanzaro che chiedeva la condanna del giovane.

La Suprema Corte ha definito il caso poco rilevante e assolutamente inoffensivo per la salute e la sicurezza pubblica. In poche parole  una piccola pianta di cannabis (con principio attivo di 16mg) non puo’ bastare a mandare in carcere qualcuno e tacciarlo come spacciatore o delinquente (nonostante la legge equipara  il consumo allo spaccio).

E’ sicuramente una svolta importante questa, che non ha precedenti e che forse (a detta di molti è così) apre uno spiraglio verso la legalizzazione delle droghe leggere. La battaglia politica su questo tema è già aperta.  Molti condannano la decisione definendola pericolosa. Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha parlato di sentenza “scandalosa” e “agghiacciante”. “ Se i magistrati vogliono farsi legislatori, dice la Meloni, smettano la toga e si facciano eleggere in parlamento”. Altri (come i Radicali)  sostengono che si tratta di un’applicazione di un principio liberale secondo cui se non c’è danno non puo’ esserci reato.

Sicuramente niente è stato fatto e semmai siamo solo all’inizio di una lunga e delicata querelle. Difficile dare giudizi e arrivare a conclusioni, in un Paese che su questo argomento manifesta anche tutta la propria ipocrisia (vedi gli introiti dello Stato sui tabacchi), e fa quanto meno storcere il naso pensare che un ragazzo di  soli 23 anni (generalizzare in questi casi è da stupidi) possa finire in tribunale ed eventualmente in carcere per qualcosa di così poco conto e che, nel peggiore dei casi, danneggia lui e non sicuramente altri.

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