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10 luglio 2012

I reati in materia di droga tra detenzione e spaccio

Il consumo di droga da decenni seguita ad essere un problema di difficile e definitiva risoluzione.

I reati in materia di droga

I reati in materia di droga

Spesso la discussione, anche polemica, verte su questioni squisitamente etiche tra chi sostiene il dovere dello Stato di perseguire anche il semplice consumo delle sostanze stupefacenti sul presupposto che non sussista un “diritto a drogarsi” e chi, invece, in ossequio alla libertà personale, portata a limiti assoluti, sollecita legislazioni meno proibizioniste che più di sconfiggere il fenomeno si preoccupino di regolamentarlo togliendo manovalanza e terreno fertile a gruppi criminali nazionali e transnazionali.

Va chiarito immediatamente che i delitti in materia d’uso e di spaccio di sostanze stupefacenti sono di natura plurioffensiva, posto che finiscono con il violare una pluralità di beni: la salute, la sicurezza e l’ordine pubblico.

Il nostro ordinamento fornisce la nozione di sostanza stupefacente esclusivamente rinviando ad apposite tabelle ministeriali, redatta da esperti della materia; secondo la Suprema Corte deve ritenersi esclusa l’offensività della condotta, in rapporto all’uso di sostanze stupefacenti, “quando la quantità della sostanza sia talmente esigua, da escludere l’efficacia drogante del prodotto” (Cass.SS.UU. sent. n. 286/2008).

La legge n. 49/2006 ha riformato la materia spinta da un orientamento decisamente proibizionista, posto che ha innteso individuare tutte le condotte, implianti al’uso e la gestione di “sostanze stupefacenti”, che possono considerarsi, come aventi natura di illeciti amministrativi, quando, invece, trattasi obiettivamente di vicende, in cui la sostanza stupefacente è utilizzata solo a fini personali.

A tale ultimo proposito la destinazione della cosa a uso personale implica esclusivamente la sua non qualificazione in termini penali quale “ cessione ad altro soggetto” convertentendosi, quindi, in illecito amministrativo.

Inoltre, la legge del 2006 ha unificato il trattamento sanzionatorio concernente droghe “ leggere” e “pesanti”, ma ha differenziato le condotte, che comportano la depenalizzazione del correlativo uso. Infatti, ai sensi dell’art. 75 della predetta legge chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative: a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla; b) sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla; c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli; d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.
Spetta al Pubblico ministero provare lo scopo di spaccio, eventualmente perseguito dal detentore di stupefacenti e non alla difesa; la consistenza della dose detenuta, in rapporto ai limiti tabellari predeterminati, non produce inversione dell’onere probatorio a sfavore dell’imputato, e non determina la nascita di una presunzione di utilizzo della sostanza detenuta a fini di spaccio. (Cass sent. del 28/02/2011).

Appare evidente come lo sforzo del legislatore dovrebbe essere indirizzato a perseguire le grandi organizzazioni criminali che si servono dello spaccio delle sostanze stupefacenti non solo per il proprio sostentamento ma anche, e soprattutto, per il finanziamento di altre attività illecite. Improntare la lotta a questo fenomeno più che altro sulla semplice dentenzione per uso personale di certo fa perdere di vista il vero scopo che ogni legislazione nazionale dovrebbe porsi: la sconfitta del narcotraffico.

Perseguire i deboli, spesso nel tunnel della droga in ragione di vissuti problematici e tragici, produrrà solo l’effetto, seppur inconsapevole, di rafforzare i grandi poteri criminali.

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