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8 luglio 2012

Il cane di Pavlov e il nostro articolo 33

Qualche giorno fa sul sito del Miur è apparsa una nota, intitolata “il cane di Pavlov”, secondo la quale «autorevoli commentatori su ancor più autorevoli quotidiani nazionali lanciano oggi, sostenuti anche da una adeguata titolazione, drammatiche grida di soccorso per l’istruzione pubblica».

Ivan Pavlov

Ivan Pavlov

Secondo il sito del Ministero tali grida sarebbero immotivate e suscitate da una lettura erronea dei dati relativi alla imminente revisione delle spese per l’istruzione.

In effetti a scatenare l’allarme è stata una semplice coincidenza temporale: la cifra dei finanziamenti stanziati per il 2013 alle scuole paritarie corrisponde a quella sottratta dalla spending review agli istituti pubblici. Il fatto che le due proposte siano arrivate nello stesso mese ha fatto scattare il sospetto sulla simmetria: si toglie alla scuola pubblica per dare alla scuola privata!

La risposta del Miur, tempestiva quanto sarcastica, tira in ballo niente di meno che Ivan Pavlov e i cani dei suoi esperimenti. Al cane di Pavlov, quello usato per dimostrare l’esistenza dei riflessi condizionati, veniva l’acquolina alla bocca quando sentiva suonare la campanella perché ad essa aveva imparato ad associare l’arrivo del cibo; allo stesso modo i giornalisti sarebbero pronti a guaire non appena sentono suonare la campanella che annuncia tagli alla scuola pubblica.

Il messaggio del Miur, suo malgrado, mette in evidenza anche un altro aspetto, sul quale il sarcasmo ha però una nota dal suono triste. Come si cita sul sito, «il riflesso condizionato è uno strumento potente» e per produrre questo riflesso condizionato il campanello di Pavlov in mano al Ministero dell’Istruzione ha dovuto suonato per tanto tempo, facendo seguire a tale suono una reale minaccia per l’incolumità dell’istruzione pubblica, affinché bastasse solo un piccolo tintinnio per mettere tutti in agitazione.

Insomma, oltre l’inganno anche la beffa crudele di schernire chi si è destato per un allarme che, almeno questa volta, era falso. L’errore di fondo purtroppo c’è e non è contestabile: effettivamente le due cifre, 200 milioni di euro per l’esattezza, sono associate a due processi amministrativi del tutto diversi. Il finanziamento stanziato per la scuola privata non è stato sottratto dal bilancio per la scuola statale, o almeno non formalmente.

È da tempo che sentiamo ripetere la stessa cantilena: siamo in un momento di crisi, tutta la spesa pubblica va rivista e i tagli non possono lasciare illeso il settore dell’istruzione, ma, come assicura il Miur, questi riguarderanno anche i fondi stanziati per l’istruzione paritaria.

La vicenda dei finanziamenti e tagli all’istruzione mi porta alla mente un’ironica storiella: in un periodo di povertà vivevano una donna con una figlia e due figliastre, la quale, per contenere le spese, cucinava solo due uova e le dava alle figliastre, poi però chiedeva di darne metà ciascuno a sua figlia che era rimasta senza cena. Facile è dire che formalmente i fondi stanziati per l’istruzione privata non sono sottratti agli istituti statali, un po’ più difficile è spiegare perché le scuole paritarie usufruiscono di fondi pubblici che potrebbero, in alternativa, andare a limitare i tagli inferti a quelle statali.

Proviamo a fare un po di conti: nel 2011 le scuole private hanno ricevuto 511 milioni di euro, negli ultimi dodici anni i contributi statali per tali istituti sono stati compresi tra i 500 e i 540 milioni. Viene facile, a questo punto, fare una lode alla manovra in corso che taglia questa somme del 60%, peccato però che ci si dimentichi in questo modo di fare alcune precisazioni importanti.

I finanziamenti alle private ci sono. Per quanto diminuiti notevolmente, ci sono milioni di euro che vanno dalle tasche pubbliche direttamente nelle grinfie di istituti privati tra i quali, oltre che scuole di eccellenza, si annidano università che svendono titoli accademici o istituti religiosi e cattolici, il tutto pagato da contribuenti di uno Stato laico. Ci sono soldi pubblici che alimentano scuole di partito e che spesso sono accessibili solo ai più abbienti.

La sarcastica nota del Miur invita alla fine a «rinvenire prove più certe per imputare a questo governo e a questa conduzione del ministero la scelleratezza di voler “umiliare l’istruzione pubblica”». Una prova più certa per imputare tutto ciò a loro, come a tutti i governi dal 1998 a oggi, in effetti esiste, è il ‘nostro pezzetto di carta’, da un decennio calpestato sempre più spudoratamente, che ad un certo punto recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato», art. 33, III comma, della Costituzione Italiana.

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