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13 luglio 2012

Il futuro deciso dalla nostre azioni presenti e passate

Il futuro
Il futuro

Il futuro

Il futuro deciso dalla nostre azioni presenti e passate: ecco cosa significano le nostre azioni rispetto alle nostre scelte.

Nell’articolo precedente, ci siamo occupati di quanto sia importante dare ordine alle nostre azioni, per poter raggiungere qualsiasi scopo nel minor tempo possibile.

Occupiamoci ora, seppure brevemente, del concetto di azione, grazie al quale ogni essere umano diventa costruttore parziale della propria esistenza. Con l’azione, ognuno di noi decide se impegnarsi per essere l’architetto del proprio avvenire, progettando i “piani” di questa costruzione, od esserne solo l’operaio-muratore, aderendo a costruzioni proposte da altri.

È chiaro dunque quanto sia determinante il ruolo dell’azione all’interno dell’evoluzione individuale, esattamente come lo è nel caso dell’evoluzione della specie, perché con essa si determina ciò che oggi comunemente definiamo qualità della vita.

Per collocare con attenzione e mentalmente le azioni nella nostra vita quotidiana, oltre al funzionamento dell’area F5 del lobo frontale e prefrontale nella quale lavorano i neuroni specchio, è importante che esse si realizzino nella loro naturalezza, ossia susseguendosi quasi automaticamente, l’una dopo l’altra.

In altri termini, ogni azione antecedente deve poter essere collegata, in quanto causa, all’azione-reazione conseguente che assumerà il valore di effetto, perché in questa cronologia la mente umana riconosce la costruzione di qualche cosa. Si deve creare, in sostanza, la percezione nella nostra mente che il proprio agire comporti la realizzazione di quelle conseguenze che si sono in qualche misura già previste e programmate, altrimenti il sentimento di impotenza ed inutilità pervade la psiche umana.

Dico “in qualche misura” perché nella vita di tutti i giorni rimane comunque rilevante il grado di imponderabilità ed invisibilità di alcune azioni-reazioni che le cause producono, senza contare la presenza concreta della legge della complessità.

In effetti, in Natura non esiste una lineare consequenzialità cronologica fra un’azione intesa come causa ed un’azione intesa come effetto. Questa relazione è frutto della semplificazione della mente umana, grazie alla quale si riesce, appunto, a mantenere intatta in noi la convinzione di essere artefici del proprio futuro, secondo un piano lineare di cui ognuno diventa responsabile attraverso le azioni che compie e le reazioni che produce.

Secondo la legge della complessità ad una azione come causa possono seguire miriadi di azioni come effetti, senza che vi sia la possibilità di identificarle tutte e nemmeno stabilire quale di quest’ultime sia realmente la più vincolante. Allo stesso modo, si può verificare la possibilità che esistano miriadi di cause che producono un solo effetto, con la difficoltà opposta, ossia di identificare concretamente la causa iniziale del processo.

Se la nostra mente aderisse totalmente, nel suo fare quotidiano, a questa legge, nessun essere umano potrebbe mai costruire e pianificare il proprio futuro, perché il grado di incertezza sarebbe talmente alto da sviluppare in noi la convinzione di essere degli inetti in tutto.

Purtroppo è ciò che accade quando si è sopraffatti dagli eventi e reagiamo con troppa semplicità affermando di essere sfortunati, anche se, ovviamente, esistono situazioni iniziali nelle quali ci troviamo e che non dipendono dalla nostra volontà. Per esempio, non scegliamo il periodo storico nel quale nascere, i territori nei quali sviluppare, né i genitori che ci educheranno (come loro, peraltro, non scelgono il figlio che verrà…).

Nella maggioranza dei casi però, possiamo noi stabilire il percorso attraverso cui diventare architetti oppure operai-muratori, oppure ancora tutte e due assieme (la cosa migliore).

In realtà, il vero sfortunato è colui che non attribuisce un ordine preciso alle proprie azioni, non pianifica per evidenziare in anticipo i passi da compiere comportamento che rende l’obiettivo sempre più difficile da raggiungere. Quando, in questi casi, capitano situazioni oppure azioni-reazioni che non si sono previste oppure pianificate, coloro che hanno l’abitudine di programmare anche l’imprevisto riescono assai velocemente a rimodulare la propria mente per trovare una soluzione alternativa, che può anche rivelarsi assai migliore di quella pensata in precedenza.

Guardare il futuro

Guardare il futuro

E allora come guardare il futuro?L’abitudine a ragionare in questo modo, anche di fronte alle piccole cose della vita quotidiana, senza tirare in ballo i grandi progetti dell’esistenza tutta, veicola la formazione di uno stile di vita positivo e propositivo, nel quale si bandisce la presenza della sfortuna.

Alessandro Bertirotti

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