• Google+
  • Commenta
25 luglio 2012

Il Tar condanna l’Università di Brescia: l’annoso e annuale problema dei test d’ingresso

Per i  40 studenti esclusi dal corso di Professioni Sanitarie arriva la buona notizia: saranno ufficialmente matricole all’Università di Brescia.

L’odissea ha inizio il giorno stesso del test d’ammissione, lo scorso 8 settembre: durante lo svolgimento, molti concorrenti hanno infatti cominciato a esprimere qualche dubbio sulla formulazione delle domande, tanto che la commissione competente, presieduta da Giuseppe Romanelli, esclude al momento ben 5 quesiti per la loro errata impaginazione.

Sulla base di queste irregolarità, all’uscita dei risultati 40 studenti esclusi dalle graduatorie decidono di presentare ricorso, con l’appoggio dell’associazione studentesca Studenti Per, al Tar della Lombardia, sezione distaccata di Brescia, che il 15 dicembre si esprime a favore degli studenti: «Il Tar, spiega l’Udu, sancisce l’illegittimità della prova caratterizzata da domande errate e quesiti annullati ritenendo che vi è stata una “oggettiva alterazione nella modulazione e proporzione del test” e soprattutto che “in conseguenza della grave anomalia registrata, affiora e si espande il diritto allo studio costituzionalmente garantito“». Ma solo qualche giorno fa il Tribunale ha sciolto la riserva su quanto deciso questo inverno: la sentenza definitiva ammette i 40 esclusi ai corsi e condanna l’Università di Brescia al pagamento di 3000 euro per le spese processuali.

Dichiara Federico Micheli, coordinatore di Studenti Per Brescia: «La responsabilità era della società che ha preparato i test, ma riteniamo che la commissione abbia mal gestito la vicenda. […] Hanno fatto ricorso in 40, ma gli aspiranti studenti di medicina che sono stati danneggiati dall’annullamento dei quesiti sono molti di più. In teoria, tutti quelli che hanno fatto il test potrebbero far ricorso. Per questo, ci stiamo preparando a presentare un ricorso straordinario, a vantaggio di quanti non hanno partecipato al primo».

Come ogni anno, a presentarsi a quel test sono stati infatti in tantissimi: «2571 sui 3074 attesi. In palio, l’iscrizione al numero chiuso dei corsi di laurea sanitari: 420 per Infermieristica, 35 per Tecniche di laboratorio biomedico, 35 per Radioterapia, 10 per Dietistica, 20 per Tecniche della prevenzione, 25 per Ostetricia, 90 per Fisioterapia, 60 per Educatore sanitario, 15 per Tecnica della riabilitazione psichiatrica, 50 per Assistenza sanitaria, 15 per Igiene dentale».

Effettivamente, i numeri di chi prova ad entrare a Medicina sono da capogiro in tutta Italia, ma l’ingresso dei nuovi iscritti sembra non avvenire mai in modo completamente limpido. La collega Teresa Sacco ripercorre in questo articolo tutti i casi di ricorso dei decenni scorsi: irregolarità e inesattezze come se piovesse, che si concentrano soprattutto al momento delle graduatorie.  Infatti «attualmente le facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e le Professioni sanitarie infermieri, ostetriche, fisioterapisti, prevedono sì un numero programmato a livello nazionale, ma una graduatoria differente che varia da ateneo ad ateneo». Ecco quindi che a Bologna servono 47 punti per entrare tra gli ammessi e a Sassari ne possono bastare esattamente dieci in meno. Così «lo scorso 18 giugno i test d’accesso alle facoltà a numero chiuso approdano alla Consulta grazie ad un  ricorso presentato dall’Unione degli universitari», con grande soddisfazione del coordinatore nazionale dell’Udu Michele Orezzi.

E la risposta non si è fatta attendere troppo: «Giovedì 28 giugno è arrivato il decreto legge destinato a riaccendere le speranze di tutti colori che desiderano emulare le gesta dei grandi medici e scienziati italiani. Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha infatti deciso di abolire i test d’ingresso per singolo ateneo a favore delle cosiddette graduatorie territoriali, composte da atenei che si trovano nella stessa regione o in zone limitrofe . Il numero dei posti messo a disposizione dai singoli atenei e le modalità per poter accedere a tale graduatoria sono consultabili presso http://attiministeriali.miur.it/anno-2012/giugno.aspx . Il decreto di fine giugno prevede l’istituzione di ben dodici graduatorie territoriali».

Federico Micheli invece suggerisce un’opzione diversa ancora: «Il problema è a monte e riguarda il sistema di accesso all’università, che dovrebbe consentire ad ogni studente di poter iniziare il corso di studi per cui si sente maggiormente portato, valutazione e selezione dovrebbero avvenire in itinere».

Non ci resta che attendere l’inizio di settembre per scoprire se questa nuova formula risulterà vincente o dividerà ancora di più gli animi dei candidati.

(fonte immagine: www.quibrescia.it)

Google+
© Riproduzione Riservata