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21 luglio 2012

Addio al test d’ingresso per medicina

Dopo anni di ricorsi, polemiche e lacrime versate, ci lascia uno dei capisaldi dell’università italiana, il test d’ingresso alla facoltà di medicina.

LA STORIA- il test d’ammissione per la facoltà di medicina, veterinaria, odontoiatria e qualsiasi altro lavoro preveda l’obbligo d’indossare un camice bianco per il suo svolgimento, nacque ne 1984. La decisione di varare tale legge fu dovuta alla presenza di troppi medici sul territorio italiano, stando ad un vecchio articolo ritrovato nell’archivio del sito repubblica.it, in quegli anni vigeva un rapporto percentuale di un medico ogni 265 abitanti, contro le indicazioni della Cee che considerano “ottimale” il rapporto di uno a 600 abitanti. Questo avrebbe comportato non soltanto una seria difficoltà nel trovare lavoro, ma anche l’impiego di medici senza esperienza in caso di necessità ed urgenza. E numero chiuso fu, in questo modo è stato possibile riuscire a formare con esattezza il numero di dottori, ostretici e chi più ne ha più ne metta, utili alle strutture ospedaliere regionali di una determinata regione in un determinato periodo. Scelta che con il passar del tempo però non si è dimostrata essere molto saggia, salgono infatti di numero all’interno dei complessi ospedalieri del nostro paese medici non italiani, muniti di decreto di riconoscimento della laurea conseguita nel paese d’origine, o in felici pensionati che con un contratto di consulenza, continuano ad esercitare. Per non parlare delle forze mancanze lamentate da alcune specializzazioni come anestesisti, radiologi, chirurghi etc..

OGGI- Per anni il numero chiuso è stato l’incubo di chiunque sognasse d’intraprendere la carriera medica. Studenti modello, ragazzi preparatissimi e gli stessi figli di medici, hanno visto spesso svanire i loro sogni di gloria a causa di una X rossa di troppo. Giovedì 28 giugno è arrivato il decreto legge destinato a riaccendere le speranze di tutti colori che desiderano emulare le gesta dei grandi medici e scienziati italiani. Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha infatti deciso di abolire i test d’ingresso per singolo ateneo a favore delle cosiddette graduatorie territoriali, composte da atenei che si trovano nella stessa regione o in zone limitrofe . Il numero dei posti messo a disposizione dai singoli atenei e le modalità per poter accedere a tale graduatoria sono consultabili presso http://attiministeriali.miur.it/anno-2012/giugno.aspx . Il decreto di fine giugno prevede, l’istituzione di ben dodici graduatorie territoriali. Inoltre, le stesse aggregazioni di sedi sarebbero valide anche per l’ammissione alla facoltà di Odontoiatria. Per quanto riguarda Veterinaria, invece, sono confermate le unioni dell’anno scorso, cioè Bologna, Milano, Parma, Padova e Teramo/Camerino. Secondo questi cambiamenti, per esempio, gli aspiranti studenti di Medicina delle regioni Sicilia e Calabria concorreranno per i posti previsti nelle vicine Università di Palermo, Messina, Catania e la Magna Grecia di Catanzaro. Test d’ingresso unico, anche, per Torino e Genova.

Destinato a cadere quindi uno dei capi saldi della nostra organizzazione universitaria, decisione che però fa a cazzotti con i tagli recentemente effettuati nel settore sanitario. Decisione saggia o ennesimo tentativo di minare l’istruzione italiana? Chi vivrà vedrà.

 

Fonte immagine www.idmnet.net

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