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26 giugno 2012

Università: sotto processo i test d’ingresso

Nella calda estate universitaria il coordinatore nazionale dell’Udu Michele Orezzi, si mostra alquanto soddisfatto, per il rinvio, da parte del Consiglio di Stato alla Consulta, di uno dei problemi più discussi in vista dei test d’ingresso per l’accesso alle facoltà a numero chiuso.

Lo scorso 18 giugno, i test d’accesso alle facoltà a numero chiuso approdano alla Consulta grazie ad un  ricorso presentato dall’Unione degli universitari.

Attualmente le facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e le Professioni sanitarie infermieri, ostetriche, fisioterapisti, prevede sì un numero programmato a livello nazionale, ma una graduatoria differente che varia da ateneo ad ateneo.

I giudici di Palazzo Spada si dimostrano piuttosto perplessi circa il meccanismo creato nel 1999 che, a parità di test, per ogni facoltà seleziona gli studenti con punteggi diversi.

Facendo un passo indietro tutto ha avuto inizio quando ai test d’ingresso del 2007/2008 un gruppo di studenti furono esclusi dal corso di laurea in Medicina e Chirurgia, perché si collocarono oltre i posti accettati dal concorso. In conclusione gli aspiranti medici presentarono ricorso al Tar dell’Emilia Romagna.

In quell’occasione gli studenti lamentavano il danno da loro subito in seguito all’annullamento delle domande, due per l’esattezza. Infatti, in quella sessione di quiz vennero annullate due domande: la 71 e la 79, in quanto tra le opzioni non figurava nessuna risposta corretta.

Inoltre, le graduatorie vennero compilare in base a 78 quesiti corretti e non 80.

E non è finita qui, perché nella stessa seduta di quiz, il Miur fu costretto ad annullare e a riformulare il test d’ingresso per la facoltà di Medicina e Chirurgia della Magna Grecia perché un tecnico aveva venduto anticipatamente le soluzioni.

Tornando agli studenti esclusi dalla facoltà di Bologna, già allora presentarono un ricorso, senza esito positivo; per questo, oggi come allora, si rivolgono nuovamente al Consiglio di Stato, dove questa volta ha accettato la disparità di trattamento nella compilazione delle graduatorie differenti per ogni ateneo.

Come emerge dal l’analisi del caso su repubblica.it “mentre a Bologna sono stati necessari 47 punti per il collocamento utile in graduatoria, a Sassari ne sarebbero stati sufficienti 37 e a Napoli 40,75”, inoltre, sempre da quanto emerge dall’ordinanza dei giudici, “la prospettata questione (di eccezione di costituzionalità) è non manifestamente infondata  atteso che il sistema delle graduatorie di ateneo in luogo di una graduatoria unica nazionale appare lesiva di tre articoli della Costituzione.

Sempre i giudici concludono affermando che “a fronte di una prova unica nazionale, con 80 quesiti, l’ammissione al corso di laurea non dipende in definitiva dal merito del candidato, ma da fattori casuali e affatto aleatori legati al numero di posti disponibili presso ciascun Ateneo e dal numero di concorrenti presso ciascun Ateneo, ossia fattori non ponderabili ex ante”.

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