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4 luglio 2012

La Chiesa Cattolica e l’AGeSC in controversia con l’IMU

Le lunghe code agli sportelli del Fisco sembravano essere l’ultimo ostacolo per il pagamento dell’IMU, la tassa sugli immobili varata dal governo Monti con scadenza il 18 Giugno. In realtà, dopo più di venti giorni dalla data limite, i problemi non sono affatto finiti. Infatti, le scuole cattoliche paritarie si sono viste recapitare un sollecito per il versamento della prima rata dell’imposta che è andata a sostituire quello che prima era l’ICI: questo fatto ha provocato sorpresa negli edifici interessati, che avevano ignorato il pagamento della tassa a causa delle affermazioni rilasciate precedentemente dal Presidente del Consiglio Monti.

“Le scuole cattoliche non pagheranno l’IMU”, aveva dichiarato Mario Monti il 27 Febbraio, specificando però che l’esenzione avrebbe interessato “solo le scuole cattoliche non commerciali”. La scelta era dovuta alla decisione di paragonarle ai luoghi di culto, anche se il Fisco non condivide questa associazione, come l’arrivo dei solleciti ha prontamente dimostrato. Per risolvere il problema si è quindi subito attivata l’AgeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) che, attraverso il suo Presidente Roberto Gontero, ha affermato: “Chiediamo che le scuole paritarie, in quanto Enti non profit, non debbano pagare l’Imu. Siamo davanti ad una grave situazione di incertezza e molti genitori si trovano nella condizione di non sapere se il figlio porterà a termine il ciclo scolastico nella stessa scuola dove l’ha iniziato”. Il pagamento della tassa implicherebbe infatti anche un innalzamento delle tasse scolastiche, provocando un’ulteriore diminuzione delle iscrizioni, già in decrescita.  Ad aumentare la portata della problematica è il numero delle strutture della Chiesa Cattolica adibite a scuola: ben 8644, un numero tale che rappresenterebbe un colpo per le casse del Vaticano, nel caso il governo decidesse di far pagare la tassa.

Le richieste dell’AGeSC non si fermano però alla conferma dell’esenzione IMU per le scuole, ma si estendono anche alla possibilità di poter detrarre in qualche modo la retta scolastica dalle tasse delle famiglie degli studenti. “La retta per la scuola paritaria – ha infatti concluso Roberto Gonterodovrebbe potere essere almeno detratta come credito d’imposta, così come viene fatto, ad esempio, per le spese per la palestra”. Nessuna risposta per ora, anche se, dopo i tagli operati dal governo, e in vista dei prossimi già annunciati, sembra difficile che la proposta venga accettata.

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