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17 luglio 2012

Libro mancante e niente laurea all’Università di Catania

A chi non è mai capitato di andare in una qualunque biblioteca di facoltà per richiedere in consultazione o in prestito un libro, regolarmente dichiarato dal catalogo come disponibile, e poi scoprire con disappunto che quel volume-magari raro e di un certo pregio scientifico- è inspiegabilmente latitante?

L’Università di Catania, forse seguendo il vecchio adagio che oppone “a mali estremi, estremi rimedi“, ha preso un provvedimento rivolto a risolvere l’infinito problema della restituzione dei volumi, probabilmente non solo per proteggere l’integrità del suo patrimonio librario, ma anche per tutelare il diritto di tutti a fruire regolarmente delle sue biblioteche.

Sono perciò attive già dal 19 giugno le nuove norme che regolano la fruizione dei servizi erogati dall’SBA (Sistema Bibliotecario di Ateneo). Per tutti gli utenti è innanzitutto necessaria la registrazione sulla homepage del sito del Centro Biblioteche e Documentazione e accettarne le condizioni.

Alla nuova procedura d’iscrizione al servizio si affianca il nuovo regolamento. E l’art. 18 in esso contenuto recita come segue:

Termini per la restituzione e sanzioni: Le opere in prestito vanno restituite alla scadenza (…) Trascorso il termine (…), il direttore del CBD, su indicazione del responsabile di biblioteca, invierà, con mezzi idonei, all’utente in difetto un sollecito alla restituzione entro dieci giorni lavorativi dalla ricezione del sollecito medesimo.

Trascorso inutilmente il termine di cui al precedente comma, la mancata restituzione delle opere concesse in prestito o la restituzione dell’opera con danneggiamenti comporterà per l’utente, su richiesta del direttore del CBD, il rimborso a favore dell’Università di una somma pari al valore di mercato dell’opera stessa, nonché l’esclusione dai servizi di biblioteca per un periodo di sei mesi. In caso di recidiva, l’utente sarà definitivamente escluso dai servizi di biblioteca.

Per gli utenti di cui all’art. 2, punto 1, lettere a., b. e d. [i docenti e il personale tecnico-amministrativo, ndr], il rimborso avverrà mediante addebito sulle spettanze retributive. La mancata restituzione dell’opera, ovvero il mancato rimborso della stessa, impedirà il conseguimento del titolo finale di studio“.

Spiccano nell’art.18 due elementi che mostrano chiaramente l’intenzione dell’ateneo di non fare trattamenti di favore. Il primo è il coinvolgimento nelle sanzioni anche dei docenti e del personale tecnico amministrativo: se non rimborseranno l’università della perdita subita, professori e impiegati si vedranno decurtare il costo del libro dalla loro busta paga mensile. Il secondo intende essere un monito agli studenti: il rimborso obbligatorio richiesto loro in luogo del libro mancante, se ignorato, può inficiare il conseguimento della laurea.

Il provvedimento “mette in riga” tutti: ciascuno è tenuto a rispettare anche il diritto altrui ad accedere ai libri. E in effetti il mancato ritorno alla loro sede dei volumi-sia esso frutto di negligenza oppure di autentico dolo- procura non soltanto un danno economico, ma pure un danno culturale e scientifico.

Questi danni, i conseguenti disservizi, e il poco rispetto di chi opera scorrettamente nei confronti della biblioteca e dei suoi utenti vanno giustamente penalizzati. E certo il consiglio direttivo del SBA catanese deve avere tentato anche in altro modo di rimediare a comportamenti tanto nocivi.

Ma all’accertamento della scomparsa dei libri dovrebbe forse seguire la regolare denuncia alle autorità (deterrente ben più minaccioso per tutti, studenti e non), piuttosto che il diniego del diritto all’ottenimento della laurea. Che si consegue in base al cursus studiorum, non alla fedina penale.

Invece di denunciare lo studente per furto, gli si impedisce dunque di conseguire il titolo di studio eppure questo viene concesso anche a chi si è macchiato di colpe ben più gravi“, si legge anche sul sito del Quotidiano di Sicilia, che riferisce il malcontento degli studenti.

E Paolo Pavia, rappresentante degli studenti nel Consiglio della Facoltà di Lingue e Letterature straniere di Catania, sul sito di Catania Notizie, così commenta: “Non si tratta di furto. In realtà si tratta di appropriazione indebita, reato contemplato dall’art. 646 del Cod. penale e, in questo caso, procedibile solo a querela di parte e non d’ufficio come il furto. Non mi pare che ricorrano le circostanze per l’aggravante che determinerebbe invece la procedibilità d’ufficio. In altri termini, dovrebbe essere l’università a proporre querela verso chiunque non restituisce un libro e potete immaginare che bisognerebbe attrezzare un ufficio legale ad hoc. Credo che la sanzione, più che altro di natura etica, dell’ostacolo alla laurea, per lo studente che non abbia restituito un libro preso in prestito, sia più appropriata e, forse, l’averlo previsto svolge anche una funzione di natura pedagogica“.

Chissà che magari il direttivo della biblioteca dell’ateneo catanese non cambi idea e opti per una soluzione altrettanto rigorosa, pur nell’orientamento verso una diversa coerenza. Nel frattempo, una conseguenza del nuovo regolamento, certo destinata a pesare sulla locale cittadinanza, è purtroppo la chiusura dell’università alla collettività catanese: l’utilizzo del sistema bibliotecario è infatti riservato ai docenti, agli impiegati -anche temporanei- presso l’ateneo e agli studenti. A questi possono unirsi solo i visiting professor, gli studenti Erasmus e coloro che in base a specifiche convenzioni sono in qualche modo collegati all’università.

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