• Google+
  • Commenta
28 luglio 2012

Unict: basso ranking del “Sole 24 Ore” e calo degli iscritti

Tempi duri per l’Unict: dopo le polemiche sullo svolgimento dei quiz preliminari per l’ammissione al tfa, l’ateneo catanese fa parlare ancora di sé per il suo ranking non proprio lusinghiero nella classifica delle università italiane a cura del “Sole24Ore”: cinquantesima posizione su 58 atenei statali considerati.

Dieci gli indicatori considerati dal “Sole 24 Ore” per tutti gli atenei: la capacità di attrarre gli studenti che hanno conseguito il diploma con i punteggi più alti; la capacità di attirare studenti da altre regioni o da altri Paesi; la dispersione degli studenti; il rendimento degli studenti; la regolarità negli studi; il numero di studenti in corso in rapporto al numero totale degli studenti; il tasso di occupazione dei laureati a tre anni dal titolo; la disponibilità di risorse per la ricerca in capo a ciascun ricercatore; la capacità di attrarre risorse extra FFO; il tasso di successo sui PRIN (Progetto Ricerca di Interesse Nazionale).

Nell’ambito della classifica nazionale, spicca nella categoria degli atenei statali il Politecnico di Milano, mentre in quella degli atenei privati è la Bocconi ad aggiudicarsi la palma della vittoria. Peggio di Catania-sempre secondo la graduatoria stilata dal “Sole 24 Ore”– le Università di Macerata, Palermo, Foggia e quella del Molise.

Nemmeno la classifica del Censis nella Grande Guida alle università italiane de “La Repubblica” assegna all’ateneo catanese una posizione lusinghiera, nonostante l’adozione di parametri valutativi differenti rispetto a quelli utilizzati dal “Sole 24 Ore” (servizi, borse di studio e contributi, strutture universitarie, il web e l’internazionalizzazione).

La classifica del Censis premia l’università di Bologna: in una graduatoria stilata assegnando un punteggio da 66 a 110 per ciascun parametro di valutazione, rispetto al 91.5 totalizzato dall’ateneo bolognese, Catania ottiene un punteggio medio di 77.4, risultato dalla media dei 74 punti per i servizi, i 90 per le borse di studio, i 96 per il web e i 67 per le strutture e l’internazionalizzazione.

A questi dati, che prospettano una situazione non proprio rosea, si somma il preoccupante calo degli immatricolati: negli ultimi 4 anni sono diminuite del 18.48% le nuove iscrizioni negli atenei siciliani. E il 33% degli studenti destinati ai corsi delle lauree magistrali preferisce completare altrove la sua formazione. Con perdite gravose anche per lo stato, che forma giovani e promettenti cervelli spesso adottati fuori dalla regione di provenienza, quando non addirittura fuori dai confini nazionali.

Nel frattempo il Rettorato si dedica alla rielaborazione dei dati contenuti nella classifica a cura del “Sole 24 Ore”, con il supporto del nucleo di valutazione dell’Unict dedicato al rilevamento e allo studio di queste informazioni.

Le valutazioni positive ottenute dagli atenei del nord Italia esercitano una potente forza di attrazione sugli studenti del sud, a cominciare da quelli giovanissimi che hanno le idee già molto chiare su ciò che vogliono dalle università prescelte. Come Letizia Polizzi,19 anni, che non nasconde l’intenzione di lasciare la Sicilia per studiare a Pavia: “Ho scelto di provare a Pavia, nella facoltà di medicina e chirurgia al corso di Laurea nelle professioni sanitarie perché in base ai posti a disposizione, vi è un minor numero di iscritti rispetto Catania e quindi maggiori possibilità di ammissione, tale da garantire agli ammessi,a differenza di Catania, di essere meglio seguiti da docenti, e di non frequentare le lezioni in aule sovraffollate. In base a notizie apprese da colleghi di Pavia, l’ingresso nel mondo del lavoro, con tirocini all’interno di centro ospedalieri, è più semplice“.

Ma tanti sono, naturalmente, pure gli studenti che resistono al richiamo del nord. Angelo Margarone, 21 anni, laureando in Lettere Moderne, resterà a Catania anche per il corso di laurea magistrale: “L’idea di trasferirmi fuori per frequentare un altro ambiente universitario e fare nuove esperienze di vita, di certo è molto allettante, ma io ho deciso di rimanere per due semplici motivi: il primo è che fuori i costi sarebbero molto più alti; il secondo perché la specialistica in Filologia Moderna esiste già qui. È vero che le materie di specialistica sono per lo più uguali a quelle già affrontate nei tre anni (ecco cosa spinge gli studenti a continuare gli studi in altri posti), ma c’è da dire che tutto viene approfondito”.

fonte immagine: viaggi24.ilsole24ore.com

fonte notizia: cataniatoday.it

Google+
© Riproduzione Riservata