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18 luglio 2012

Un’università dialettale in Italia!

Se dovessimo parlare sulla nascita dei dialetti, sono certa che non basterebbe un’edizione di un giornale per poter dare importanza a tutti quei poeti, filologi, critici etc. che hanno dato dei contributi di massima importanza nella storia della letteratura italiana, perchè sicuramente alla fine del lavoro si penserebbe che, o si è stati troppo riassuntivi o ci si è dimenticati involontariamente di qualcuno.

Nella storia della letteratura italiana tanti hanno studiato le origini e lo sviluppo dell’ italiano che, per definirsi tale ha prima dovuto aspettare lo sviluppo del latino, poi dell’affermarsi del volgare, vari dibattiti in Accademie, varie questioni della lingua, lo sviluppo dei dialetti e finalmente dell’italiano.

Sin dai tempi più antichi, c’è sempre stata una ricerca di un linguaggio che fosse chiaro a tutti e che fosse quello più adatto per l’uso della lingua scritta e orale. Si sono aperte discussioni, dibattiti, questioni e quant’altro, basta pensare a Dante, Bembo, Bonvesin da La Riva, Giacomino da Verona, Guido Fava, Giangiorgio Trissino, Baldassar Castiglione, Benedetto Varchi, Claudio Tolomei, Dardano e De Mauro. E ne ho citato solo alcuni che vengono menzionati, oltre per l’importanza che essi hanno, così come mi giungono le mie reminiscenze. Chiedo scusa invece se non ho citato altri sicuramente degni di lode, ma che vengono offuscati alla mia memoria dalla mia ansia di scrivere!

Ritornando a noi, bisogna dire inoltre che, in Italia si possono suddividere lingue e dialetti settentrionali (romanzi occidentali) e centro-meridionali (romanzi orientali) secondo caratteristiche fonetiche (soprattutto consonantismo) e caratteristiche sintattiche, divisi dal fascio di isoglosse noto come linea La Spezia – Rimini. Ovviamente l’Italia fa parte di un continuum dialettale, dunque stabilire gli effettivi confini tra un gruppo o l’altro è molto difficoltoso se non impossibile; di conseguenza la definizione di un eventuale confine è solo indicativa.

Se poi prendiamo la situazione dei dialetti italiani, la situazione si complica terribilmente. Infatti all’interno di tre grandi gruppi di dialetti: settentrionali, toscani e centro-meridionali (cui bisogna aggiungere i dialetti sardi e ladini), vi sono un’infinità di sottogruppi che, per quanto oggi possano essere ridotti solo ad un uso locale e familiare, continuano a sussistere, diventando straordinarie risorse per la stessa lingua italiana.

Non a caso è notevolmente aumentato il loro studio da parte degli specialisti e addirittura c’è qualcuno, come il giornalista Domenico Lanciano che, propone Badolato, piccolo borgo medievale in provincia di Catanzaro, come sede ideale per costituire la prima “Università Dialettale”. Davvero straordinaria come idea! “Esistono dipartimenti di linguistica o glottologia all’interno delle facoltà umanistiche, ma non c’è – spiega Domenico Lanciano  – un centro che sintetizzi questa importante disciplina che interessa tutti popoli del mondo”.

La proposta di un’università dialettale in un paesino come Badolato, piace sia all’assessore alla cultura della Regione Calabria, Mario Caligiuri, sia al sindaco della cittadina, Nicola Parretta, ma non solo…difatti per la realizzazione di questa università dialettale, non manca nemmeno l’aiuto sia economico sia tecnico-organizzativo dell’Unesco, cioè l’agenzia dell’Onu per la cultura, e della Comunità Europea, entrambi interessati allo studio e alla salvezza dei dialetti.

Infine per poter accogliere docenti e studenti, vi sono tantissime abitazioni vuote e proprietà ecclesiastiche adesso quasi del tutto inutilizzate che, rafforzerebbero ancora di più il paesino di Badolato come la sede ideale per l’Università dialettale! Però in realtà, il progetto “Badolato borgo universitario” di Lanciano risale esattamente nel dicembre del 2000. Da allora il giornalista ha elaborato tanti progetti, affinchè si riesca a  salvare uno tra i più belli e suggestivi paesini del Mediterraneo. E allora rimanendo in tema, non ci resta altro che dire : “jamm jà facimm ambress!”.

 

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