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12 agosto 2012

Friburgo: una speranza per i migranti

Secondo uno studio i migranti che abbiano conseguito l’apprendistato in Svizzera raggiungono risultati lavorativi migliori degli svizzeri stessi.

Nel 2009 l’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT) aveva scelto di sovvenzionare una ricerca che potesse rispondere alla volontà di comprendere e approfondire le dinamiche e le differenze tra i lavoratori di origine svizzera e quelli di origini straniere.

Margrit Stamm, responsabile del Dipartimento di Scienze dell’educazione all’Università di Friburgo, ne ha anticipato i contenuti e i risultati, che verranno diffusi in forma scritta non appena l’Ufficio Federale approverà la pubblicazione dello studio.

Secondo quanto è emerso gli indigeni che concludono l’apprendistato brillantemente presentano infine retribuzione e carriera peggiori rispetto agli stranieri che hanno seguito identico percorso in terra elvetica.

La ricerca si è svolta su un campione di 750 giovani impiegati in 153 ambiti differenti – da quello tecnico a quello sanitario – che hanno terminato l’ apprendistato nel 2009. La metà di essi era svizzera “DOC”, l’altra metà aveva invece un passato migratorio.

Dopo due anni di accumulazioni statistiche, calcoli scientifici ed analisi dei dati i ricercatori sono passati ad esaminare la condizione lavorativa dello stesso campione, scoprendo che i migranti, in particolare se di sesso maschile, presentavano un profilo migliore rispetto agli indigeni: reddito maggiore e migliore posizione professionale nella scala lavorativa.

Il salario medio dei migranti corrisponde – stando alla ricerca – a 3885 franchi mensili; quello degli elvetici si aggirerebbe invece intorno ai 3500 franchi. Il 41% dei primi ha fatto carriera, senza rimanere ancorato al titolo professionale e dunque alle mansioni ad esso connesse; dei secondi tale dinamica si è verificata per il 38%, una quota leggermente inferiore.

Ma le differenze non finiscono qui: i ricercatori hanno riscontrato più spesso nei migranti – piuttosto che negli svizzeri -la ripetizione di un anno scolastico, la frequentazione di una “Realschule” (un tipo di scuola secondaria a indirizzo realistico che, in contrapposizione a quello classico-umanistico, fa larga parte agli insegnamenti tecnico-scientifici  e prepara alla professione, ndr.) e l’approdo indiretto ad un tirocinio.

In media i migranti hanno dunque qualche mese in più rispetto agli indigeni, ma la differenza – ha spiegato la Stamm all’Ats – non è significativa.

Il team ha specificato che ad incidere molto nel percorso professionale dei giovani talentuosi sono l’età di arrivo in Svizzera e  – come prevedibile – le connotazioni e le aspettative della famiglia d’appartenenza sul  successo dei propri figli.

Gli svizzeri provengono direttamente da famiglie che appartengono al medesimo segmento sociale intermedio, mentre gran parte dei migranti presenta un genitore del tutto o parzialmente privo di scolarizzazione, con un bagaglio formativo quasi nullo.

Così il 68% dei giovani migranti registra forti ambizioni relative alla carriera: un dato che si abbassa vertiginosamente, arrivando al 48%, nel caso delle famiglie svizzere e degli svizzeri stessi.

Eppure, nonostante tutto ciò, l’80% degli stranieri “rimane chiaramente indietro“, ha spiegato la Stamm facendo riferimento alla condizione sociale e integrativa degli apprendisti migranti.

Se fossero incoraggiati e non si insistesse sempre solo sulle loro caratteristiche negative, il loro talento potrebbe emergere in maniera più completa“, ha dichiarato la professoressa annunciando il suo personale progetto, condotto all’interno del dipartimento di Scienze della Formazione, di stabilire misure adeguate alla promozione del potenziale dei minori migrati in Svizzera.

L’apprendistato può rivelarsi più utile di quanto non si pensi in genere e i migranti sono una risorsa più che una minaccia, una solida base su cui può appoggiarsi l’economia di un paese. Questo l’esito della ricerca, la convinzione dei ricercatori e – si spera – la certezza di domani.

Fonte immagine: it.ch.issworld.com

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