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7 agosto 2012

Intervista a Valentina Cattivelli: docente under 30, con naturalezza, senza paura

Ventinove anni e un sogno da realizzare. Ventinove anni e tanto spirito di intraprendenza. Ventinove anni, una carriera ed un promettente futuro davanti. Questa è Valentina Cattivelli, giovane donna di Cremona che, in un paese con un forte tasso di disoccupazione come l’Italia, è lì a ricordarci che farcela è possibile, che sognare e realizzare i propri desideri è ancora fattibile.

Il suo tenace impegno nello studio l’ha premiata: dopo il diploma in ragioneria si è iscritta alla facoltà di economia, ha conseguito una laurea triennale ed una specialistica, ha ottenuto un master in marketing territoriale ed intrapreso un dottorato di ricerca in economia regionale e rurale (Agrisystem). Ha fatto tutto questo lavorando contemporaneamente come impiegata presso gli uffici della Provincia di Cremona, dove lavora tutt’oggi nonostante il suo impiego da docente a contratto presso l’Università di Parma e quella di Verona.

Dovete sapere, miei cari lettori, che questo non è il primo incarico accademico che la brillante Signorina Cattivelli ha ottenuto nella sua giovane vita: nel 2008, a soli ventisei anni, ha lavorato, sempre come docente a contratto, per la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara. Le fu assegnato un corso da 100 ore di didattica in economia avanzata.

Insomma il suo sogno di diventare docente universitario ordinario sembra stia piano piano diventando realtà, un progetto per la vita che si spera, in un futuro, diventi quotidianità. Questa intelligente ragazza sta costruendo, mattone dopo mattone, con costanza e dedizione, la sua vita; è stata così gentile da raccontarci la sua esperienza e le sue speranze in un’intervista mostrando grande disponibilità ed un carattere coraggioso e battagliero, e suscitando un po’ di sana invidia nell’intervistatrice.

All’inizio del suo racconto sul blog Solforino, del Corriere della Sera,  lei fa riferimento alle raccomandazioni dicendo che molti pensano che il suo impiego come docente derivi proprio da un calcetto, tipologia abbastanza diffusa in Italia oggi. Come risponde a chi la “accusa” di essere raccomandata?

 Quando decisi di rendere nota la mia storia, misi in conto possibili reazioni in tal senso. Non sono offesa perché non le ritengo un attacco personale, ma sono dispiaciuta perché sono sintomo di un sentire comune che non è naturale, ma indotto da molti casi di cronaca. Perché questi sono così diffusi, hanno quasi abituato molte persone a pensare che quando si ottiene qualcosa lo non si sia avuto per merito o costanza, ma solo perché si è preso la strada più facile. Un mio amico mi definì qualche mese fa la persona più integra che avesse mai conosciuto. Forse, ha ragione, non ho mai barattato la mia integrità per favori o scorciatoie. Tutte le selezioni che ho superato sono accessibili a tutti. Persino scrivendo “valentina cattivelli” su google si possono leggere dei miei incarichi e dei miei insuccessi. Ancora rifletto su un commento di una signora che sul sito del Corriere scrisse “se fosse raccomandata questa ragazza sarebbe ordinario”.

Il suo percorso di studi è lungo e variegato, viene da chiedersi come ha fatto a fare tutto, laurea, specializzazione, master, dottorato, in così poco tempo e lavorando in Provincia a Cremona? La sua passione per lo studio ed il sapere ha sicuramente giocato un ruolo importante.

 Gli ultimi dieci anni sono stati molto impegnativi e non le nascondo anche faticosi. Lavorare e studiare non è semplice: richiede impegno, sacrificio, costanza. Non le conto quanti week end ho trascorso a casa a studiare o a che ora si spegneva e si spegne tuttora il computer la sera. Le vacanze si contavano sulle dita di una mano perchè i giorni di riposo erano dedicati allo studio. La passione è tutto, le motivazioni il suo supporto. Non le nego però la pazienza del mio capoufficio in Provincia. Se non fosse stato anche per lui, al suo approccio al lavoro per obiettivi, di certo non avrei potuto godere di una certa flessibilità in termini di godimento di permessi o di ferie e quindi avrei diluito ulteriormente i tempi.

In molti pensano che un lavoro contemporaneo al percorso accademico tolga tempo allo studio, come è riuscita a far coincidere due impegni importanti portando al termine quello universitario in così breve tempo?

 E’ vero, il lavoro e lo studio sono due attività molto dispendiose. Sottraggo energie e tempo in misura considerevole. Tuttavia, anche se non avessi lavorato in Provincia, di certo avrei lavorato, anche occasionalmente. Lessi poco tempo fa di un reclutatore di un noto quotidiano americano che richiedeva non solo esperienze formative, ma anche di lavoro come cameriere o contadino stagionale. Lui ed anche io riteniamo che siano esperienze molto formative che ti danno misura del tempo, della sua organizzazione e della sua ricerca. Parimenti, ti danno quella concezione delle relazioni umane che sono molto diverse da quelle che un giovane universitario instaura con i propri colleghi di studio. Non ultimo, ti dà la possibilità di applicare, in parte, quello che hai studiato.Tutto questo arricchisce, non toglie.

Sempre nel blog fa riferimento ai suoi genitori, figure importantissime per la sua vita e per la sua formazione; nei suoi studi ha voluto seguire le orme di uno dei due? Oppure ha intrapreso uno strada del tutto nuova facendo suoi gli insegnamenti di vita dei suoi genitori?

 I miei genitori sono stati i miei primi “prof”. Tutto quello che sono, che faccio, riflette i loro insegnamenti. Ricordo quando da piccola mi compravano libri o giochi in scatola. Il grillo parlante lo conservo ancora. Ricordo ancora con più piacere le ore che mi hanno dedicato a spiegarmi le cose, dalle più stupide alle più complicate. Mi hanno insegnato ad amare la conoscenza. Il sapere come veicolo per comprendere il mondo ed interpretarlo. In un certo senso, ho seguito le loro orme. Mia madre infatti è un’ex maestra d’asilo che ha lasciato i “suoi bambini” per dedicarsi completamente a me ed a mia sorella; mio padre invece è un ex trattorista che mi ha insegnato il rispetto per la natura ed i suoi ritmi…non a caso, la mia specializzazione è in economia rurale!

Il suo primo impiego da docente risale al 2008, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara. Come è stato il suo primo giorno, quali sensazioni ricorda di esso e dell’intera esperienza fatta durante il corso da lei tenuto?

Il primo giorno lo ricordo benissimo. Era il 30 ottobre 2008. Entrai in classe accompagnata dalla referente per l’area economica alla facoltà di architettura. Ricordo che non appena entrai, ci fu silenzio e che ci rimase per almeno 20 minuti, durante i quali avevo addosso oltre 100 occhi misti di stupore, preoccupazione. Io non lo ero. Ero tranquilla, quando parlo di economia tutte le mie paure scompaiono. Quando finii di illustrare il programma, cominciai la lezione e li vidi più rilassati.

Quale è stato il suo rapporto con gli studenti? Come lo ha voluto improntare, vista la poca, o nulla, differenza di età?

 Il rapporto con gli studenti è più diretto. Non ho assistenti, rispondo alle mail in giornata e non mi dispiace lasciare loro il mio contatto Skype al quale si possono sempre rivolgere, anche fuori orario per qualsiasi informazione. Da poco ho finito di essere studentessa e so che avere un punto di riferimento nel docente può essere molto importante. Ricordo ancora quando il mio relatore di tesi mi ricevette il 14 di agosto e fece aprirela Cattolicaper me. Io per i miei studenti voglio esserci sempre, dedicare loro il tempo di cui hanno bisogno. So anche che a loro non la si può raccontare, girandoci intorno. Bisogna essere diretti, chiari, sinceri. Tengono molto al contatto con la realtà per questo mi piace cominciare ogni lezione con una breve chiaccherata sui fatti economici più rilevanti della settimana, o portarli in azienda o fare loro leggere atti “reali”. Mi piace l’interazione. Anche a loro perché serve a rendere meno pesante la lezione, a stimolare il dibattito e perché no anche a motivarli. Di contro, però, conosco internet e capisco quando nella redazione dei case study che chiedo loro copiano da altri siti… e questo mi fa molto arrabbiare. L’ostacolo più difficile è però “il lei”.. io non riesco a dare loro del “lei”, mentre loro fanno molta fatica. In moltissimi cominciano il discorso “allora cosa pensi del case study” e poi vergognatissimi riprendersi dicendo “scusi, scusi, non volevo”. Non me la prendo, ma mi dispiace quando mi chiedono l’amicizia su FB. Questo no, il rapporto deve essere distaccato; forse, solo dopo quando l’esame è dato.

Questa scarsa differenza di età ha giovato al suo insegnamento e all’apprendimento dei suoi alunni?

 I risultati sono stati abbastanza buoni. Cerco di abbandonare il puro nozionismo, ma di tentare di aiutarli a ragionare. A che serve studiarsi a memoria un modello economico, se poi non lo si comprende o non si riesce a capirne la replicabilità in altri contesti. Mettere in fila tutti i concetti e poi mescolarli per evidenziarne le interazioni: è questo l’obiettivo di ogni mio insegnamento. Ho ricevuto molti complimenti dai miei studenti (il che è abbastanza raro) e le critiche sono state molto costruttive.

Restando ancora un attimo sulla sua giovane età: in che modo e quanto ha influito questa nei rapporti con i suoi colleghi più anziani? Che tipo di trattamento le è stato riservato? La trattavano come una pari o le facevano pesare i suoi pochi anni?

 Tutti i colleghi che ho avuto sono sempre stati molto gentili con me. Mi hanno dato molti suggerimenti, mi hanno incoraggiato. Posso solo dire loro grazie. Non le nascondo però “qualche incidente diplomatico” nel senso che anche loro hanno talvolta mi hanno preso per una studentessa.. ma il tutto si è sempre risolto con un sorriso.

Al termine del suo racconto nel blog lei dice che ha deciso di non accontentarsi di un lavoro pubblico, della sicurezza che l’impiego in Provincia le dava, dice di aver voluto tentare la strada accademica, di aver voluto inseguire il suo sogno. Avrebbe ugualmente tentato di scalare la montagna dell’insegnamento accademica senza una rete di sicurezza alle spalle come quella del lavoro pubblico? Oppure avrebbe sondato altri percorsi accantonando quello del diventare docente universitario?

 Il lavoro in Provincia è stato ed è importante: senza, forse, non avrei potuto permettermi gli studi o maturare importanti esperienze di vita. Nella sua rigidità, il lavoro pubblico ha più tutele rispetto a quello privato e questo sicuramente ha influito tantissimo. Il riconoscimento dei permessi studio o la quasi libera fruizione delle ferie in alcuni contesti privati sono ancora lontani. Forse, se fossi stata dipendente in una impresa privata avrei dovuto compiere una scelta ancora prima, lavorare o studiare. Chi riesce a fare entrambi, anche in questi contesti, non può altro che meritare il mio plauso.

 

Non è difficile notare i grandi pregi che caratterizzano la giovane Prof.ssa Cattivelli. La sua schiettezza è disarmante e lodevole, l’impegno accademico e l’umanità con cui conduce il suo lavoro encomiabili. Non c’è che dire è un esempio da seguire, una persona da prendere a modello, non solo per noi giovani ma anche per qualche suo collega veterano del mestiere.

Valentina Cattivelli forse rappresenta un’eccezione in questa nostra Italia di oggi ma rappresenta anche la speranza nel futuro possibile; con passione, voglia di fare e dedizione tutto si può ottenere. A questo punto dell’articolo, tutto ciò che resta da dire è Brava! e Grazie! per aver condiviso con noi la sua esperienza aiutandoci a tornare, o a continuare, a sognare e a sperare in un Futuro.

Fonte foto: http://4.bp.blogspot.com 

 

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