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Intervista a Valentina Cattivelli: docente under 30, con naturalezza, senza paura

Redazione Controcampus 7 Agosto 2012
R. C.
03/12/2021

Ventinove anni e un sogno da realizzare.



Ventinove anni e tanto spirito di intraprendenza. Ventinove anni, una carriera ed un promettente futuro davanti. Questa è Valentina Cattivelli, giovane donna di Cremona che, in un paese con un forte tasso di disoccupazione come l’Italia, è lì a ricordarci che farcela è possibile, che sognare e realizzare i propri desideri è ancora fattibile.

Il suo tenace impegno nello studio l’ha premiata: dopo il diploma in ragioneria si è iscritta alla facoltà di economia, ha conseguito una laurea triennale ed una specialistica, ha ottenuto un master in marketing territoriale ed intrapreso un dottorato di ricerca in economia regionale e rurale (Agrisystem). Ha fatto tutto questo lavorando contemporaneamente come impiegata presso gli uffici della Provincia di Cremona, dove lavora tutt’oggi nonostante il suo impiego da docente a contratto presso l’Università di Parma e quella di Verona.

Dovete sapere, miei cari lettori, che questo non è il primo incarico accademico che la brillante Signorina Cattivelli ha ottenuto nella sua giovane vita: nel 2008, a soli ventisei anni, ha lavorato, sempre come docente a contratto, per la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara. Le fu assegnato un corso da 100 ore di didattica in economia avanzata.

Insomma il suo sogno di diventare docente universitario ordinario sembra stia piano piano diventando realtà, un progetto per la vita che si spera, in un futuro, diventi quotidianità. Questa intelligente ragazza sta costruendo, mattone dopo mattone, con costanza e dedizione, la sua vita; è stata così gentile da raccontarci la sua esperienza e le sue speranze in un’intervista mostrando grande disponibilità ed un carattere coraggioso e battagliero, e suscitando un po’ di sana invidia nell’intervistatrice.

All’inizio del suo racconto sul blog Solforino, del Corriere della Sera,  lei fa riferimento alle raccomandazioni dicendo che molti pensano che il suo impiego come docente derivi proprio da un calcetto, tipologia abbastanza diffusa in Italia oggi. Come risponde a chi la “accusa” di essere raccomandata?

 Quando decisi di rendere nota la mia storia, misi in conto possibili reazioni in tal senso. Non sono offesa perché non le ritengo un attacco personale, ma sono dispiaciuta perché sono sintomo di un sentire comune che non è naturale, ma indotto da molti casi di cronaca. Perché questi sono così diffusi, hanno quasi abituato molte persone a pensare che quando si ottiene qualcosa lo non si sia avuto per merito o costanza, ma solo perché si è preso la strada più facile. Un mio amico mi definì qualche mese fa la persona più integra che avesse mai conosciuto. Forse, ha ragione, non ho mai barattato la mia integrità per favori o scorciatoie. Tutte le selezioni che ho superato sono accessibili a tutti. Persino scrivendo “valentina cattivelli” su google si possono leggere dei miei incarichi e dei miei insuccessi. Ancora rifletto su un commento di una signora che sul sito del Corriere scrisse “se fosse raccomandata questa ragazza sarebbe ordinario”.

Il suo percorso di studi è lungo e variegato, viene da chiedersi come ha fatto a fare tutto, laurea, specializzazione, master, dottorato, in così poco tempo e lavorando in Provincia a Cremona? La sua passione per lo studio ed il sapere ha sicuramente giocato un ruolo importante.

 Gli ultimi dieci anni sono stati molto impegnativi e non le nascondo anche faticosi. Lavorare e studiare non è semplice: richiede impegno, sacrificio, costanza. Non le conto quanti week end ho trascorso a casa a studiare o a che ora si spegneva e si spegne tuttora il computer la sera. Le vacanze si contavano sulle dita di una mano perchè i giorni di riposo erano dedicati allo studio. La passione è tutto, le motivazioni il suo supporto. Non le nego però la pazienza del mio capoufficio in Provincia. Se non fosse stato anche per lui, al suo approccio al lavoro per obiettivi, di certo non avrei potuto godere di una certa flessibilità in termini di godimento di permessi o di ferie e quindi avrei diluito ulteriormente i tempi.

In molti pensano che un lavoro contemporaneo al percorso accademico tolga tempo allo studio, come è riuscita a far coincidere due impegni importanti portando al termine quello universitario in così breve tempo?

 E’ vero, il lavoro e lo studio sono due attività molto dispendiose. Sottraggo energie e tempo in misura considerevole. Tuttavia, anche se non avessi lavorato in Provincia, di certo avrei lavorato, anche occasionalmente. Lessi poco tempo fa di un reclutatore di un noto quotidiano americano che richiedeva non solo esperienze formative, ma anche di lavoro come cameriere o contadino stagionale. Lui ed anche io riteniamo che siano esperienze molto formative che ti danno misura del tempo, della sua organizzazione e della sua ricerca. Parimenti, ti danno quella concezione delle relazioni umane che sono molto diverse da quelle che un giovane universitario instaura con i propri colleghi di studio. Non ultimo, ti dà la possibilità di applicare, in parte, quello che hai studiato.Tutto questo arricchisce, non toglie.

Sempre nel blog fa riferimento ai suoi genitori, figure importantissime per la sua vita e per la sua formazione; nei suoi studi ha voluto seguire le orme di uno dei due? Oppure ha intrapreso uno strada del tutto nuova facendo suoi gli insegnamenti di vita dei suoi genitori?

 I miei genitori sono stati i miei primi “prof”. Tutto quello che sono, che faccio, riflette i loro insegnamenti. Ricordo quando da piccola mi compravano libri o giochi in scatola. Il grillo parlante lo conservo ancora. Ricordo ancora con più piacere le ore che mi hanno dedicato a spiegarmi le cose, dalle più stupide alle più complicate. Mi hanno insegnato ad amare la conoscenza. Il sapere come veicolo per comprendere il mondo ed interpretarlo. In un certo senso, ho seguito le loro orme. Mia madre infatti è un’ex maestra d’asilo che ha lasciato i “suoi bambini” per dedicarsi completamente a me ed a mia sorella; mio padre invece è un ex trattorista che mi ha insegnato il rispetto per la natura ed i suoi ritmi…non a caso, la mia specializzazione è in economia rurale!

Il suo primo impiego da docente risale al 2008, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara. Come è stato il suo primo giorno, quali sensazioni ricorda di esso e dell’intera esperienza fatta durante il corso da lei tenuto?

Il primo giorno lo ricordo benissimo. Era il 30 ottobre 2008. Entrai in classe accompagnata dalla referente per l’area economica alla facoltà di architettura. Ricordo che non appena entrai, ci fu silenzio e che ci rimase per almeno 20 minuti, durante i quali avevo addosso oltre 100 occhi misti di stupore, preoccupazione. Io non lo ero. Ero tranquilla, quando parlo di economia tutte le mie paure scompaiono. Quando finii di illustrare il programma, cominciai la lezione e li vidi più rilassati.

Quale è stato il suo rapporto con gli studenti? Come lo ha voluto improntare, vista la poca, o nulla, differenza di età?

 Il rapporto con gli studenti è più diretto. Non ho assistenti, rispondo alle mail in giornata e non mi dispiace lasciare loro il mio contatto Skype al quale si possono sempre rivolgere, anche fuori orario per qualsiasi informazione. Da poco ho finito di essere studentessa e so che avere un punto di riferimento nel docente può essere molto importante. Ricordo ancora quando il mio relatore di tesi mi ricevette il 14 di agosto e fece aprirela Cattolicaper me. Io per i miei studenti voglio esserci sempre, dedicare loro il tempo di cui hanno bisogno. So anche che a loro non la si può raccontare, girandoci intorno. Bisogna essere diretti, chiari, sinceri. Tengono molto al contatto con la realtà per questo mi piace cominciare ogni lezione con una breve chiaccherata sui fatti economici più rilevanti della settimana, o portarli in azienda o fare loro leggere atti “reali”. Mi piace l’interazione. Anche a loro perché serve a rendere meno pesante la lezione, a stimolare il dibattito e perché no anche a motivarli. Di contro, però, conosco internet e capisco quando nella redazione dei case study che chiedo loro copiano da altri siti… e questo mi fa molto arrabbiare. L’ostacolo più difficile è però “il lei”.. io non riesco a dare loro del “lei”, mentre loro fanno molta fatica. In moltissimi cominciano il discorso “allora cosa pensi del case study” e poi vergognatissimi riprendersi dicendo “scusi, scusi, non volevo”. Non me la prendo, ma mi dispiace quando mi chiedono l’amicizia su FB. Questo no, il rapporto deve essere distaccato; forse, solo dopo quando l’esame è dato.

Questa scarsa differenza di età ha giovato al suo insegnamento e all’apprendimento dei suoi alunni?

 I risultati sono stati abbastanza buoni. Cerco di abbandonare il puro nozionismo, ma di tentare di aiutarli a ragionare. A che serve studiarsi a memoria un modello economico, se poi non lo si comprende o non si riesce a capirne la replicabilità in altri contesti. Mettere in fila tutti i concetti e poi mescolarli per evidenziarne le interazioni: è questo l’obiettivo di ogni mio insegnamento. Ho ricevuto molti complimenti dai miei studenti (il che è abbastanza raro) e le critiche sono state molto costruttive.

Restando ancora un attimo sulla sua giovane età: in che modo e quanto ha influito questa nei rapporti con i suoi colleghi più anziani? Che tipo di trattamento le è stato riservato? La trattavano come una pari o le facevano pesare i suoi pochi anni?

 Tutti i colleghi che ho avuto sono sempre stati molto gentili con me. Mi hanno dato molti suggerimenti, mi hanno incoraggiato. Posso solo dire loro grazie. Non le nascondo però “qualche incidente diplomatico” nel senso che anche loro hanno talvolta mi hanno preso per una studentessa.. ma il tutto si è sempre risolto con un sorriso.

Al termine del suo racconto nel blog lei dice che ha deciso di non accontentarsi di un lavoro pubblico, della sicurezza che l’impiego in Provincia le dava, dice di aver voluto tentare la strada accademica, di aver voluto inseguire il suo sogno. Avrebbe ugualmente tentato di scalare la montagna dell’insegnamento accademica senza una rete di sicurezza alle spalle come quella del lavoro pubblico? Oppure avrebbe sondato altri percorsi accantonando quello del diventare docente universitario?

 Il lavoro in Provincia è stato ed è importante: senza, forse, non avrei potuto permettermi gli studi o maturare importanti esperienze di vita. Nella sua rigidità, il lavoro pubblico ha più tutele rispetto a quello privato e questo sicuramente ha influito tantissimo. Il riconoscimento dei permessi studio o la quasi libera fruizione delle ferie in alcuni contesti privati sono ancora lontani. Forse, se fossi stata dipendente in una impresa privata avrei dovuto compiere una scelta ancora prima, lavorare o studiare. Chi riesce a fare entrambi, anche in questi contesti, non può altro che meritare il mio plauso.

 

Non è difficile notare i grandi pregi che caratterizzano la giovane Prof.ssa Cattivelli. La sua schiettezza è disarmante e lodevole, l’impegno accademico e l’umanità con cui conduce il suo lavoro encomiabili. Non c’è che dire è un esempio da seguire, una persona da prendere a modello, non solo per noi giovani ma anche per qualche suo collega veterano del mestiere.

Valentina Cattivelli forse rappresenta un’eccezione in questa nostra Italia di oggi ma rappresenta anche la speranza nel futuro possibile; con passione, voglia di fare e dedizione tutto si può ottenere. A questo punto dell’articolo, tutto ciò che resta da dire è Brava! e Grazie! per aver condiviso con noi la sua esperienza aiutandoci a tornare, o a continuare, a sognare e a sperare in un Futuro.

Fonte foto: http://4.bp.blogspot.com 

 

© Riproduzione Riservata
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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto