• Google+
  • Commenta
11 agosto 2012

La fusione fredda perde il suo scopritore

Morto a 85 anni il chimico Martin Fleischmann, fece discutere tutta la comunità scientifica mondiale a partire dalla fine degli anni ’80

Quello di Martin Fleischmann è e sarà, probabilmente, uno dei lasciti più problematici che un ricercatore di fama internazionale può consegnare al mondo. Di origini ceche, si trasferì per gli studi in Inghilterra dove fu professore alla Southampton University fino al 1983, anno nel quale rinunciò all’insegnamento per dedicarsi completamente alla ricerca.

Lo sviluppo di tecniche in grado di oltrepassare la nozione fino ad allora conosciuta di produzione di energia lo portò, nel 1989, assieme al suo collega e suo ex studente Stanley Pons, ad annunciare al mondo la scoperta più importante della sua vita.

Fu così che attraverso la stampa venne presentata la fusione fredda, un rivoluzionario metodo per creare enormi quantitativi di energia pulita: rivoluzionario perché in grado di creare una alternativa all’unica tecnica sperimentata per livelli energetici così alti, la fusione nucleare. L’alternativa, in particolare, stava nel fatto che, invece di dover innestare un processo di compressione atomica a temperature elevatissime (come nella fusione tradizionale) prodromico alla fissione, la stessa produzione di energia poteva essere creata anche a livello di laboratorio, con quantitativi di calore grandemente inferiori.

Quella della fusione fredda, illustrata da Fleischmann al mondo scientifico in un discusso articolo pubblicato sulla più autorevole rivista di Chimica mondiale, si proponeva come un’acquisizione addirittura capace di porsi all’avanguardia rispetto alla teoria della relatività di Einstein (la massa e l’energia nella fusione nucleare classica sono infatti legate dalle dinamiche teorizzate dal celeberrimo fisico).

In realtà la fusione fredda non convinse, nelle numerose repliche dell’esperimento descritto da Fleischmann i risultati furono del tutto incostanti: in alcuni casi ci fu produzione di energia ma in modo incompleto e comunque insoddisfacente, in altri la tecnica sperimentale venne considerata incapace di produrre dimostrazioni.

Molti sostengono che il fallimento dell’idea di Fleischmann, al di là e prima ancora degli aspetti controversi su di un piano prettamente scientifico, fosse un fallimento “politico”, nel quale un ruolo determinante venne giocato dall’attenzione mediatica globale, che spettacolarizzando la fusione fredda, finì per trasformarsi in un tritacarne.

Certo, è difficile negare che l’intuizione di Fleischmann fosse, per molti, una bomba ad orologeria, se solo si pensa al contesto politico di quegli anni, con il Muro di Berlino ancora integro fino al fatidico novembre 1989 e la minaccia nucleare sempre presente nella contrapposizione tra i due “blocchi”.

Considerate, poi, le eventuali implicazioni dell’adozione di uno strumento come la fusione fredda, secondo alcuni è ancora meno complicato intuire quali interessi stessero dietro il discredito scientifico della teoria: ad esempio, adottandola come strada per produrre energia a basso costo e a livello, per così dire, domestico, comporterebbe, da un punto di vista socio politico, un consistente (per non dire totale) ridimensionamento del ricorso ai materiali combustibili fossili, che, tradotto, vorrebbe dire voltare le spalle ai Paesi produttori di petrolio. Uno sconvolgimento di questo tipo nel mercato globale equivarrebbe ad uno squilibrio geopolitico che non sarebbe azzardato definire devastante, con gli ulteriori peggiori scenari che ne potrebbero derivare.

Tuttavia, come già su Controcampus era stato raccontato, la fusione fredda, tra mille dibattiti e mille contraddizioni sopravvive, nelle idee di chi ha raccolto l’insegnamento di Fleischmann ed è arrivato ad elaborare studi perfezionati in grado di dimostrare la validità delle sue teorie, come nel caso del travagliato progetto bolognese E-Cat (vedi articolo).

E se il ladro Simon Templar (Val Kilmer), travestito da giornalista scettico ne Il Santo di Phillip Noyce, si rivolgeva alla giovane scopritrice della teoria della fusione fredda chiedendole se davvero lei credesse in quel ridicolo “Abracadabra”, ad oggi la risposta anche a quella domanda non è univoca, perché nessuno dopo Martin Fleischmann ha saputo trovare la chiave per aprire quella porta che lui, invece, era riuscito a scoprire.

Fonte foto: www.ildemocratico.com

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy