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24 agosto 2012

Numero chiuso per tutti: al PoliTo attesa la carica dei 5.000

Lo aveva preannunciato mesi fa, parlando di scelta sofferta ma inevitabile.

Ora il Rettore Marco Gilli è andato oltre i proclami: il numero programmato al Politecnico di Torino è cosa fatta.

È il modo in cui l’ateneo ha scelto di tutelarsi a fronte di un inarrestabile boom di iscrizioni: si calcola infatti che i nuovi arrivi, a partire dal 2008, siano aumentati di quasi il 40% (30% nell’ultimo anno accademico).

Sempre più giovani provenienti non solo da Provincia e Regione, ma da tutta Italia ed anche dall’estero, bussavano alla porta dell’università. Fino a causare un sovraffollamento che ha fatto suo malgrado da contraltare alla progressiva riduzione del personale.

Si è giunti in pratica ad un punto di non ritorno, che ha sollecitato il Rettore ed i suoi collaboratori ad agire in tempi brevi. E così è stato: da quest’anno, l’ateneo non accoglierà più di 5.000 studenti alla volta.

A stabilire chi saranno i fortunati, il classico test d’ingresso, fissato per 3, 4 e 5 settembre: un questionario della durata di 90 minuti, 42 domande a risposta multipla che verteranno sulle materie fondamentali (logica, matematica, comprensione verbale, fisica).

Tutti coloro che risponderanno correttamente ad almeno la metà dei quesiti ce l’avranno fatta, mentre per gli altri entrerà in gioco il punteggio migliore. Il termine ultimo per iscriversi alla prova è il 31 agosto.

Dei 5.000 posti messi a disposizione dall’università, 600 saranno appannaggio di studenti extracomunitari, tra i quali si segnala il solito ingente afflusso di cinesi (ma si difendono bene pakistani, sudamericani e camerunensi); godranno inoltre di un canale privilegiato gli 800 ragazzi che avevano già svolto il test nel corso dell’ultimo anno presso istituti superiori affiliati all’ateneo, i quali verranno ammessi direttamente.

Non riuscivamo più a far fronte all’incremento di studenti”, spiega Anita Tabacco, vicerettore per l’Orientamento. E d’altronde le dichiarazioni rilasciate da Gilli all’alba di questa “nuova era” lasciavano ben presagire quale sarebbe stato il nuovo approccio: “Vogliamo rimanere nel solco della tradizione del Politecnico con l’offerta di una formazione di qualità attraverso un percorso di studi serio e meritocratico”.

In realtà, la prova d’ammissione rischia di trasformarsi in molti casi in un semplice test attitudinale: facendo due conti, viene fuori che i posti disponibili abbondano, e che dunque la stragrande maggioranza degli aspiranti (attualmente poco più di 5.000) ha buone possibilità di superare lo scoglio.

Ciononostante, a molti studenti la novità sembra non piacere granché; tra questi, i ragazzi di Giuventù Universitaria, che dal primo istante si erano opposti al numero programmato in quanto “i tagli ministeriali non devono essere un pretesto per introdurre il numero chiuso, considerato che tramite esso gli atenei tendono troppe volte a nascondere le proprie carenze strutturali e organizzative, oltre ad alimentare ulteriormente i privilegi di caste e poteri privati che dal 1999 ad oggi lucrano sulla formazione dei giovani”.

Capita sovente che il dissenso sia il prezzo del progresso. Sarà lo stesso per il Politecnico di Torino?

 

fonte immagine: http://www.upc.edu

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