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24 agosto 2012

Rimini: inaugurata la mostra degli angeli della pietà

Inaugurata a  Rimini la mostra degli  “angeli della pietà“. Sarà possibile ammirarli fino al 4 novembre.

Il tema della passione di Cristo contorniato da una serie di angeli è, un soggetto molto ricorrente all’interno della pittura del quattrocento inizio cinquecento. Scoprire il perchè di tale insistente rappresentazione è stato nei secoli l’obiettivo di molti studiosi che, non sono arrivati a particolari conclusioni concrete se non “giustificazioni” dei dipinti con rimandi iconografici-religiosi.

Dopo anni di silenzi, la questione è stata riaperta ai giorni nostri, dove si spera di svelare l’arcano tramite una mostra di capolavori a “tema”. Indetta dal Comune di Rimini-Musei comunali e della fondazione meeting, la mostra intitolata “Gli angeli della pietà”, ha come intento principale quello di confrontare alcuni dei piu’ grandi capolavori pittorici Ante e Rinascimentali in modo da poter cercare indizi che aiutino a svelare l’antico arcano : “angeli e pietà, perche’?”

Il Cristo ed angeli di Marco Zoppo, La tavola di Francesco Francia e il rilievo in carta pesta del Museo di Faenza, sono in mostra già dal 19 agosto scorso presso il museo di Rimini. Fiore all’occhiello di tale esposizione è però l’opera di Giovanni BelliniCristo morto con quattro angeli“; Il dipinto presenta infatti delle notevoli differenze rispetto ai suoi compagni di mostra: Cristo non è raffigurato nel sepolcro ma ben si seduto su un ripiano simile ad un altare e per la prima volta gli angeli sono stati dipinti in atteggiamento di riflessione e non di pianto.

Il merito di tale iniziativa è da imputare ad un giovane studioso dell’Universita’ di Bologna, Giacomo Alberto Calogero, grande sostenitore di Bellini. Sua è anche l’ipotesi, secondo la quale il tondo raffigurante la testa di Giovanni Battista, non sarebbe di Marco Zoppo, come la critoca vuole, ma di Bellini stesso. Ad avvalorare tale tesi, al di fuori delle ragioni di stile, ci sarebbero anche delle notizie ricavate dallo studioso attraverso lo studio di un documento custodito presso la biblioteca Oliveriana di Pesaro; dove si affermerebbe che il tondo fu donato alla chiesa di San Battista di Pesaro e che quindi costituirebbe un dipinto autonomo.

Riuscirà il giovane studioso a passare alla storia come colui che ha risolto uno dei più grandi misteri artistici dei nostri tempi? Per ora non ci è dato saperlo, di certo sappiamo soltanto che ha riportato alla luce della ribalta un capolavoro dimenticato. Chiamatela cosa da niente.

Fonte foto: Wikipedia.it

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