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22 agosto 2012

Siria: anche gli universitari a difesa del paese

La maggior parte degli studenti in questi giorni è alle prese con gli ultimi momenti di vacanza o nei più responsabili dei casi c’è chi comincia a sfogliare i manuali in vista della sessione d’esami di settembre. Per qualcun’altro ancora la situazione non è cosi scontata e normale.

Molti universitari siriani perfettamente integrati qui in Italia,  insieme ad altri  connazionali in arrivo da Spagna, Gran Bretagna e Francia, hanno deciso di raggiungere la famiglia di origine e la propria patria, per sostenere padri e fratelli che hanno imbracciato le armi contro il regime sanguinario di Assad. Il loro desiderio di proiettarsi ad un futuro migliore, unito alla importanza delle proprie radici mai tramontata , fa onore a quanti abbiano intrapreso questa scelta , ma purtroppo già di alcuni non si sa più nulla e di altri è stato annunciato persino il martirio!

Una delle poche testimonianze pervenutaci è quella di  Maher,  grazie al lavoro via web de Il corriere della Sera, che raccoglie storie e testimonianze on line. Maher ha 28 anni, e frequenta un master in ingegneria presso l’Università di Bologna. Ha raccontato di essere tornato nella nostra penisola in quanto dalla Siria gli è stato affidato un ruolo di coordinamento e di acquisto risorse. Ecco le sue parole postate sul web: Sono andato nei villaggi a stilare un elenco di orfani, poi mi hanno consegnato la lista delle medicine che mancano: infinita, non c’è più nulla. Inoltre, ha aggiunto di aver assistito a esecuzioni a sangue freddo, e ha personalmente raccolto prove usando il proprio cellulare su alcuni soldati di Assad o mandanti del regime, le cui mani sporche di sangue li hanno condotti direttamente alla morte: E’ la legge del taglione, è la guerra – conclude Maher

Insomma è una situazione degenerata sempre più, da quando l’Onu ha messo da parte ogni tentativo di spegnere le fiamme dell’inferno siriano. Da oltre trent’anni la realtà del paese in questione non è mutata ma i suoi giovani si! Attivi e sempre più determinati nel dare voce alle proprie idee, ai propri desideri di vivere una vita degna d’essere chiamata tale, con la facilità di divulgazione del pensiero offerta da internet, esponendosi ad ogni rischio pur di urlare e reclamare la libertà.

Il coraggio è nella nuova generazione. Basti ricordare quei bambini che, nel marzo 2011, scrissero sul muro della loro scuola testuali parole che gli sono costate torture e diffamazioni : vivere senza il regime.

La blogger e studentessa bolognese Aya Homsi, è da annoverare tra i coraggiosi e attivisti siriani in Italia. E’ creatrice della pagina Facebook “Vogliamo la Siria Libera!”, canale sul web in contatto con i ragazzi universitari delle città siriane. Li è possibile leggere i racconti di ciò che accade, le loro richieste. La speranza è quella che tali messaggi arrivino a chi gestisce e alimenta la guerriglia in corso. La speranza ,quella si , è l’ultima a morire.

fonte foto : http://www.giornalettismo.com

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