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24 agosto 2012

Un nuovo allarme per il Chlorpyrifos, un pericoloso pesticida

I maschi sono più sensibili agli effetti dannosi del Chlorpyrifos.

I bambini di sesso maschile esposti durante lo sviluppo embrionale alla sostanza chimica, successivamente, nel corso dello sviluppo psico-fisico, presentano un QI più basso.

Le esposizioni prenatali al Chlorpyrifos sono deleterie per il corretto sviluppo del sistema centrale e un recente studio dimostra che gli effetti sono più negativi nei maschi che nelle femmine.

I ricercatori del Columbia Center for Children’s Environmental Health (CCCEH) alla Mailman School of Public Health hanno rilevato che, all’età di 7 anni, i maschi hanno maggiore difficoltà con la memoria-lavoro (memoria a breve termine), una componente chiave del QI, rispetto alle femmine soggette a esposizioni simili.

I risultati sono stati pubblicati online nella rivista. Neurotoxicology and Teratology.

Nel 2011, la ricerca guidata da Virginia Rauh, SCD, Co-Direttore del CCCEH, ha stabilito una connessione tra l’esposizione prenatale al chlorpyrifos e il deficit di memoria-lavoro e il QI all’età di 7 anni.

All’inizio di quest’anno, uno studio successivo ha dimostrato che, anche livelli moderati di esposizione durante la gravidanza possono portare, a lungo termine, a cambiamenti potenzialmente irreversibili del cervello.

L’ultimo studio, condotto da Megan Horton, PhD, ha indagato l’impatto delle differenze tra i sessi e dell’ambiente familiare su questi esiti sanitari.

Il Dr. Horton e i colleghi hanno esaminato un sottogruppo di 335 coppie madre-figlio, analizzando anche gli effetti prenatali del chlorpyrifos nel sangue del cordone ombelicale.

Quando i bambini hanno raggiunto i 3 anni, i ricercatori hanno osservato anche l’ambiente domestico considerando i seguenti punti principali:

1)      stimolazione ambientale, definita come la disponibilità di materiali atti a stimolare intellettualmente, l’incoraggiamento della madre all’apprendimento,

2) le cure dei genitori, in termini di attenzione, manifestazione d’ affetto fisico, gratificazione, la capacità della madre di controllare le sue reazioni negative.

I ricercatori hanno testato il quoziente intellettivo all’età di 7 anni.

Sono venuti alla luce due aspetti intriganti connessi alle differenze di sesso, anche se di forza statistica borderline: in primo luogo, che l’esposizione al chlorpyrifos ha avuto un maggiore impatto negativo cognitivo nei maschi rispetto alle femmine, abbassando i punteggi della memoria-lavoro di una media di tre punti in più nei maschi rispetto alle femmine (96,5 vs 99,8), e la seconda, che le cure dei genitori sono associate allo sviluppo della memoria-lavoro, in particolare nei maschi.

Per quanto riguarda il primo aspetto, la spiegazione più plausibile è che l’insetticida agisca come distruttore endocrino per sopprimere ormoni sessuali specifici.

Il chlorpyrifos è stato ampiamente utilizzato nelle case fino al 2001 quando la US Environmental Protection Agency ne ha limitato l’uso domestico, permettendo continue applicazioni commerciali e agricole.

La sostanza chimica continua ad essere presente nell’ambiente attraverso il suo uso diffuso in agricoltura (colture alimentari e mangimi), trattamenti del legno, e spazi pubblici come campi da golf, alcuni parchi, e le mediane autostradali.

Le persone vicino a queste fonti possono essere esposte per inalazione della sostanza chimica, trasportata dal vento. Un basso livello di esposizione può avvenire anche mangiando frutta e verdura che sono state spruzzate con chlorpyrifos. Anche se la sostanza chimica si degrada, è stata rilevata dai ricercatori della Columbia in molte residenze urbane, diversi anni dopo il divieto entrato in vigore.

L’ultimo rapporto della Legambiente, Pesticidi nel piatto 2011, mostra come i residui di chlorpyrifos siano quelli più comunemente riscontrati anche nei campioni di frutta e verdura italiani, analizzati dalle ARPA.

Risulta chiaro che la soglia di allarme rispetto a questa sostanza debba essere tenuta alta e che sarebbe meglio incrementare i controlli sul suo contenuto negli alimenti.

L’immagine è stata tratta da  http://www.sott.net

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