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30 agosto 2012

Un ripensamento costato 20 milioni di euro: i sette enti di ricerca promossi o bocciati?

Tagliamo? Riduciamo? Si probabilmente si, poi no, e  ancora chissà. Intanto ciò che si sa con certezza è che ben diciotto milioni di euro erano stati finalizzati per essere impiegati a sette strutture di ricerca. La decisione è stata presa dal nostro ministro Profumo. In apparenza nulla di stravagante, anzi un sussidio ammirevole, in cui si investe sul futuro e sulla cultura. Ma un problema, ovviamente, c’è: nella prima bozza della spending review avevano valutato di eliminare proprio questi sette enti. Un’ eliminazione, tuttavia, che è incredibilmente scomparsa nello scritto conclusivo. E non poteva non mancare il consistente finanziamento che è arrivato dopo un mese.

Scarse notizie. Tra le poche e confuse notizie c’è solo una certezza nota: sulla circostanza il governo Monti, non ha le idee chiare. Non dovrebbe stupirci tutto ciò perché sono stati effettuati vari cambi di rotta: in un primo momento la decisione era stata di tagliare gli enti perché ritenuti poco utili, successivamente si cambia idea e si decide, addirittura, di finanziarli con ben diciotto milioni. Un cambiamento repentino, improvviso che lascia un dubbio: perché?

Tuttavia i fatti sono proprio questi. I sette enti di ricerca che, considerando la prima bozza della spending review, dovevano addirittura essere eliminati, svanire o essere assorbiti in altre strutture. Nel testo conclusivo, in ogni caso, sono incredibilmente ricomparsi. E, a lontananza di un solo mese, come se non fosse sufficiente, sono stati erogati da un fondo ministeriale una cifra pari a diciotto milioni di euro. Una sovvenzione certamente considerevole se si considera anche il fatto che poco prima la decisione era stata completamente diversa: sopprimerle.

A tutti è noto il grande rigore che ha accompagnato il team di Monti, con il supercommissario Enrico Bondi, sul cammino della spending review. Si valutava che non ci sarebbero stati sprechi, che nessun eccesso sarebbe stato compiuto. Uno scontro fino all’ultimo centesimo, sembrava si dovesse seguire. Tutto, però, è andato in maniera diversa: gli effettivi privilegi sembrano non aver subito particolari cambiamenti, i grandi sprechi raggiunti hanno subito una variazione però solo in superficie e la soppressione delle province che, per ora, rimane solo sulla carta. Di tutt’altro discorso è il versante: sanità, lavoro pubblico e istruzione.

Sembra strano perché lo spirito tenace con cui si è cercato di affrontare qualsiasi spreco, ora sembra cambiato. Un cambio di rotta? Una  dimostrazione potrebbe essere proprio quello che si è verificato con le sette strutture di ricerca. Dopo un durissimo impegno attuato dal duo Bondi&Monti, di fatto, nella bozza del decreto legge sul controllo della somma avanzata il 4 luglio scorso si comunicava la “cessazione” per l’Istituto nazionale di ricerca metrologica, la Stazione zoologica Anton Dohrn, l’Istituto italiano di studi germanici e per l’Istituto nazionale di alta matematica. Diversa la situazione per gli altri tre in cui era stato stabilito un “accorpamento”: l’Istituto nazionale di astrofisica e il Museo storico della fisica inglobati in una struttura più complessa si tratta, infatti, delll’Istituto nazionale di fisica nucleare; mentre per l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale era stato stabilito un loro incorporamento all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Una notizia che non ci stupirebbe più di tanto dopo i tanti che sono stati effettuati soprattutto all’istruzione e alla ricerca. Il problema sorge da un cambiamento così radicale, da un’imprevista quanto mai impensabile decisione in cui si è passato dal voler distruggere, o quanto inglobare, al voler finanziare strutture ritenute marginali. Sicuramente stiamo parlando di importanti centri di ricerca ma la domanda che sorge spontanea è: a cosa è dovuto questo cambiamento? Qual è il motivo che li ha spinti a tale cambio di rotta?

Le cancellazioni che si volevano realizzare, si è notato, che sono state completamente eliminate nel testo definitivo. Il periodo sembra coincidente nel tempo in cui il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo doveva prendere un importante decisione: sulla questione della erogazione di fondi a enti ed istituzioni di ricerca. Quindi si trovava di fronte ad un altro problema, un altro decreto legge. Si tratta della distribuzione di una certa somma del Fondo ordinario destinata a strutture di ricerca per l’anno 2011, premiate per aver presentato determinati progetti che avevano, però, il bisogno di essere supportate da un punto di vista economico. La scelta quindi di evitare la chiusura di questi centri coincide con l’impegno di dover stanziare un Fondo ordinario per la ricerca di circa 125 milioni di euro in totale e, soprattutto, decidere a chi finalizzare tali risorse.

Qui il fatto imprevedibile. Tra gli intestatari proprio i sette enti che neanche il mese prima erano stati soppressi dalla spending review. Queste le cifre. Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale: 2.469.800 euro. Stazione zoologica Anton Dohrn: 963.244 euro. Istituto nazionale di ricerca metrologica: 3.983.500 euro. Museo storico della fisica: 304.500 euro. Istituto italiano di studi germanici: 17.000 euro. In conclusione, Istituto nazionale di astrofisica: 10.600.000 euro. Totale: 18.618.044 euro. Approssimativamente venti milioni rivolti dal medesimo operativo che, solamente pochi giorni fa, aveva precisato la cancellazione di quei sette enti.

Un cambiamento singolare, in conclusione, soprattutto perché nel decreto di Profumo – mandato alcuni giorni fa alle Camere per il “parere parlamentare” di rito – era stato detto con sicurezza, con certezza che tali possibilità sono indirizzate per l’erogazione di determinate proposte e piani di lavoro, anche se collegati, devono essere valutati e quindi premiati le strutture di ricerca che hanno presentato il progetto. Un’altra domanda sorge spontanea come si fa a finanziare enti in cui era stato previsto una soppressione e per di più premiarli in questo modo?

Un cambiamento, un ripensamento che è costato ben più di 20 milioni di euro.

Immagine tratta dal sito: http://www.fanpage.it

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