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3 settembre 2012

Gli studenti non crescono con TV e PC

Gli studenti italiani sono troppo poco preparati, non sanno la matematica né i fondamenti della lingua italiana: è l’affermazione del Ministro Elsa Fornero che ha scatenato in questi giorni polemiche da parte di studenti, genitori ed insegnanti.

La matematica, infatti, risulta tra le discipline che coglie più impreparati gli studenti a partire già dalla scuola dell’infanzia sebbene ormai anche i più piccoli sappiano già far uso della tecnologia.

Il professor Pea spiega: «Il problema emerge ormai da parecchio tempo e si manifesta come una crescente difficoltà da parte dei bambini nello sviluppo delle categorie mentali di spazio, tempo e logica. I bambini si ritrovano in prima elementare con capacità minori rispetto ai loro coetanei di 20 o 30 anni prima. Il cambiamento lo notano le maestre stesse, dopo aver portato una classe fino alla quinta: quando riprendono il ciclo dalla prima, notano le differenze rispetto agli studenti che hanno appena lasciato. Il problema assume quindi dimensioni preoccupanti. La causa non è da ricercarsi in una diminuzione delle trasmissioni ereditarie, non è nella biologia. L’intelligenza si costruisce anno dopo anno sulla base delle esperienze vissute, delle prove e degli ostacoli che si imparano a superare, o che comunque si tenta di superare. E’ così che si sviluppa la capacità intellettiva. Il sistema nervoso si plasma sulla base dei problemi che affrontiamo. Il bambino di oggi passa molto tempo immobile; non deve decidere “il fare”. Attraverso internet e la televisione ha accesso al mondo intero, a quantità infinite di informazioni, ma non fa esperienze dirette. Circa tre ore e mezza-quattro in una giornata vengono trascorse dal bambino in attività di piccoli movimenti delle dita, che però non stimolano il movimento del corpo intero: da qui la diminuzione del dominio delle tre categorie primitive di spazio, tempo e logica. Questo perché spazio, tempo e logica sono tre categorie primitive, ovvero non possono essere ricondotte ad altre. Non si possono quindi acquisire né attraverso i sensi né attraverso la comunicazione: l’unico modo è l’azione. Per muoversi serve un motivo, un obiettivo. Da qui nasce lo sviluppo e l’esercizio delle tre categorie citate: si agisce secondo logica, in rapporto ad uno spazio e a un tempo determinati. La semplice percezione sensoriale non può supplire a questo processo, sono l’azione diretta e la progettazione che organizzano il sistema neurologico».

Una sconfitta per la tecnologia che di questi tempi corre sempre più veloce verso nuovi traguardi.

Insomma, i bambini hanno bisogno di crescere, sperimentare; la tecnologia mette a disposizione il sapere, fornisce informazioni, ma non permette di comprenderle.

Gli strumenti informatici si rivelano per ciò che sono: semplici strumenti fisici, ma non mentali. È attraverso l’educazione della mente che i ragazzi possono apprendere e comprendere ciò che la tecnologia può solo illustrare.

Gli insegnanti devono ridare valore alla comunicazione interpersonale, mentre i genitori d’altro canto devo spingere i ragazzi ad uscire fuori dalla realtà virtuale che soprattutto nel periodo dell’infanzia sembra attrarre in modo particolare i bambini più soli.

La scuola resta quindi il motore sociale che fa evolverle il mondo attraverso l’educazione dei suoi futuri abitanti.

Dove si ferma la tecnologia comincia il pensiero, libero di volare oltre gli schemi della logica fino ad abbracciare le equazioni misteriose della vita.

 

fonte immagine: http://www.hitechlive.com.br/ces-2009-asus-eee-pc-t91-tem-gps-e-sintonizador-de-tv/

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