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10 settembre 2012

Il curioso caso dello spazzolino stellare

Quando le agenzie spaziali di mezzo pianeta decisero di dare vita alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), i migliori scienziati, astronauti e ingegneri aerospaziali unirono i propri sforzi per muovere passi sempre più consistenti nella ricerca in orbita, concentrandosi sull’utilizzo delle tecnologie più avanzate mai esistite.

Ed in effetti la creazione stessa della stazione sembra uscita direttamente da un film di fantascienza: dal 1998 attraverso il supporto della NASA vengono lanciati singoli moduli spaziali per “costruire” tra un meteorite e l’altro una stazione capace di ospitare gli astronauti delle varie missioni, con ambienti interamente dedicati allo stoccaggio dei dati, alla produzione di energia e agli esperimenti di volta in volta condotti, in un perfezionamento continuo che rende la ISS il punto più vicino all’idea di “abitare” nell’universo.

Se si considera che dal lancio del primo modulo gli astronauti di tutto il mondo hanno dovuto affrontare più di 150 “passeggiate spaziali” per eseguire le operazioni di assemblaggio, si capisce anche perché ad oggi è impossibile stimare i costi effettivi di questa imponente operazione congiunta. L’iniziale stima di 100 miliardi di dollari in 30 anni di progetto, infatti, si è rivelata inadeguata proprio per la complessità tecnologica di ogni avanzamento che si effettua sulla ISS, col risultato che il costo dovrebbe essere di volta in volta aggiornato e adeguato al singolo step.

Tutte le menti sopraffine impegnate in un progetto così ambizioso e colossale, però, mai avrebbero mai creduto che un giorno, né le migliaia di ore di studi, grafici, simulazioni, né le innumerevoli e iper-meticolose esercitazioni sarebbero risultate poca cosa di fronte ad uno..spazzolino.

Sì, perché pochi giorni fa la ISS ha subìto un guasto al comparto dei pannelli solari che provvedono all’accumulo di energia, così che l’elettricità complessivamente fornita alla stazione risultasse pari al 75% di quella necessaria per mantenere operative tutte le sue funzionalità, cosa che inizialmente ha costretto gli astronauti attualmente a bordo, la statunitense Sunita Williams e il giapponese Akihiko Hoshide, a disattivare parte delle apparecchiature necessarie alla missione.

Questo fino a quando ingegno ed improvvisazione hanno preso il sopravvento e i due, individuato il problema, hanno dovuto fare i conti con un bullone incastrato che rendeva impossibile la riparazione del componente danneggiato: così, ragionando sulla forma del pezzo guasto, e notando come richiamasse fortemente quella di uno spazzolino, Williams e Hoshide hanno deciso di usare proprio un comune toothbrush estratto dal proprio beauty intergalattico.

Come per magia, problema risolto e apporto di energia pieno ripristinato, tanto che la Williams sul suo profilo Twitter ha commentato festosa “We’ve got the power“. Un episodio che rende quasi credibili tutte quelle puntate della serie Mac Gyver nelle quali, con un semplice coltellino svizzero, il protagonista in otto minuti si liberava da una prigione sotterranea e faceva arrestare tutti i  terroristi armati fino ai denti che lo avevano rinchiuso.

Pensandoci, anche la “disavventura” della ISS sembra figlia della sceneggiatura di un B-movie in tipico stile anni ’80, ma stavolta la realtà ha superato la fantasia degli autori hollywoodiani più audaci.

 

Fonte immagine: http://plus.google.com

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