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23 settembre 2012

Lavoratori italiani all’estero e la tassa per il rinnovo del passaporto

Questa è un’altra disparità tra italiani residenti in Italia ed italiani residenti all’estero. Quando ad  un cittadino italiano viene rilasciato il passaporto la sua validità è di dieci anni. Non occorre nessun’altra formalità sino alla sua scadenza. Se però un italiano risiede all’estero, è obbligato a pagare la tassa di rinnovo ogni 12 mesi. In America del nord, per esempio, la tassa varia da 38 a 50 dollari a seconda del cambio con il dollaro. A disporre questa norma è l’articolo 18 della legge 21 novembre 1967, n. 1185l.

In verità sono previste delle agevolazioni di rilascio gratuito ex art. 58 del Decreto del presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200: a) cittadini italiani indigenti; b) indigenti non cittadini ai fini del transito per l’Italia e qualora gli atti stessi siano necessari per procedure da svolgersi in Italia; c) cittadini italiani che prestino lavoro salariato, limitatamente a cinque anni dal loro primo espatrio; d) cittadini italiani residenti all’estero per accertati motivi di studio o per fini di assistenza e previdenza sociale; e) il personale civile e militare dello Stato in servizio all’estero; f) personalità estere e, eccezionalmente, nazionali, a titolo di cortesia.

La pratica del rinnovo è affidata, secondo l’art. 20 del decreto appena citato, dalle autorità consolari presenti sui territori. Ci troviamo di fronte ad una doppia disparità tra italiani se si considera che per quelli residenti nei paesi dell’Unione Europea (articolo 55, comma 6, della legge 21 novembre 2000, n. 342), non è prevista nessuna tassa di rinnovo. A pagare, insomma sarebbero i connazionali residenti nei paesi extraunione. Inutile sottolineare la bailamme che grava in questo settore e l’enorme discrezionalità dei consolati soprattutto nel valutare i casi di rilascio gratuito previsti dall’art. 58. In realtà non esiste certezza né prassi generalizzata che ponga in essere atteggiamenti univoci ed oggettivi. Come  per esempio è esente dalla tassa chi sia nato in Italia ma che sia emigrato all’estero da maggiorenne,  paga invece la tassa chi invece sia emigrato da minorenne. Dilemmi delle leggi insulse, qui non ci piove.

Noi di “INSIEME per gli italiani” troviamo che non sia tanto l’importo della tassa in sé a disturbare quanto un onere ingiusto per chi è emigrato per ragioni di lavoro e sia regolarmente iscritto all’AIRE. Senza dimenticare, e non per ultimo, che il passaporto rappresenta per i nostri connazionali, un vanto ed un simbolo importante della propria identità. Una sorta di coperta di Linus. Ci batteremo affinché questa tassa venga abolita senza ombra di dubbio.  Offende e mortifica ogni italiano lavoratore e residente all’estero come se non bastassero le offese ricevute da una patria disattenta e madre snaturata.

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