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17 settembre 2012

Nelle università iraniane aumentano il numero dei corsi proibiti alle donne

In Iran, purtroppo sembra di ritornare indietro di parecchi anni, già se ne era parlato sul fatto che purtroppo le donne iraniane non venivano accettate ad alcuni corsi universitari. In alcuni atenei iraniani erano soltanto un paio di corsi che erano chiusi, ad oggi con l’apertura dell’anno accademico, si è passati a 77 delle materie che impediscono di essere studiate dalle ragazze. Nella Repubblica islamica 36 sono gli atenei che hanno deciso di vietare l’accessibilità delle donne a decine di corsi, appunto 77. Addirittura un ateneo si è distinto per aver sbarrato l’accesso a 24 materie.

“I corsi proibiti” sono molto differenti tra loro,  si va dalla contabilità ad alcune branche della chimica, dalla traduzione inglese a scienze politiche, dalla letteratura persiana a quella anglosassone, alla geografia e a molte specializzazioni ingegneristiche. Il perché di tutto ciò non è chiaro, ma si intuisce che sia riconducibile ad una loro “legge morale ” che è inaccettabile lo studio di donne e uomini insieme. Difatti basta pensare  che le donne hanno il velo imposto dalla legge, insieme a un abbigliamento che lasci scoperti solo viso e mani.

Addirittura anche le bimbe hanno la stessa restrizione, infatti nel giugno scorso era stato annunciato l’ arrivo di una «pagella» che  giudica le bambine sul come portino l’hijab a scuola ed essere così più osservanti nelle leggi. Inoltre, si pensa che l’istruzione delle donne sia “pericolosa” per la società in quanto, potrebbe portare le donne ad emergere più degli uomini, ad una diminuzione del tasso di natalità e di matrimoni e di conseguenza sovvertire quelli che sono i “canoni” della società iraniana.

Infine si vocifera che stiano già iniziando a eliminare le cosiddette classi miste per realizzare solo università maschili e solo università femminili, modalità già esistente per piscine, spiagge pubbliche e autobus. Sebbene svolgano anche ruoli di alto profilo professionale, si sta cercando di riportare le donne dentro casa, fra le mura domestiche, conservando quell’equilibrio che chiaramente si è dimostrato di non voler scompigliare.

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