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23 settembre 2012

Post-Lavoratori, una classe senza lotta

Precari è la parola giusta per descrivere la nuova classe sociale per ora molto rappresentativa ma poco rappresentata della società.

Precario è l’ aggettivo che si riferisce alla condizione di assenza di sicurezza economica da lavoro ma nello stesso tempo alla mancanza di volontà di reiterare la stabilità da parte del precario stesso. Il paradosso sta nella precarietà di fatto e di testa. Il nuovo libro di Guy Standing che ritiene, secondo un filo che ne ripercorre tutto il ragionamento, che la classe dei precari sia la nuova classe esplosiva lo intende allora a ben vedere in entrambe le direzioni.

Quella dei Precari è una classe potenzialmente esplosiva a causa dell’ accumulo di rabbia e incertezza di vita che essa incamera col passare del tempo ed è però la stessa che genera una forza centrifuga di deframmentazione dell’ interesse fisso da lavoro, concetto oltrepassato dall’ attrazione verso la Precarietà creativa.

Il lavoro come ci ricordano gli autori classici è ora il simbolo della libertà e dell’ affermazione dignitosa dell’ esistenza dell’ Essere umano in difformità dall’ animale ma rappresenta anche una gabbia soprattutto laddove esso si sovrapponga all’ esigenza di tecnicità che rende l’ Homo Faber l’ unica via possibile per la praticabilità del lavoro nella società globalizzata e di terza industrializzazione.

La ricerca sincopata del lavoro entro l’ idea pensata del lavoro come lavoro precario lo fa cessare dal proprio significato originario. Il concetto di precario non è conciliabile con la parabola di realizzazione umana che faccia del lavoro un parallelo dell’ ambito privato e coniughi la personalità nella sua formazione esistenziale con i progetti nati e portati a termine.

In altri termini il post- lavoratore o post- precario rappresenta colui che ha metabolizzato la nuova situazione di incertezza e che anzi non conosce altre forme di possibilità o altri linguaggi associabili al lavoro se non quelli che lo considerano effimero. Avviene una elaborazione del lutto da lavoro come nelle tre fasi che vedono l’ individuo arrabbiato e contrito, rassegnato ed infine arreso nel suo nuovo habitus: siamo alla sintesi.

 

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