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31 ottobre 2012

Inferenza? Campione? Chi quadro? L’esame di Statistica a Sociologia: che disdetta!

Sociologia è sicuramente una delle facoltà umanistiche tra le più amate. Una passione, quella per gli studi sociologici, che appassiona tantissimi giovani, ma non solo. Sempre più numerosi, sono, infatti, oggigiorno i “meno junior” che, pur lavorando e pur avendo conseguito già una laurea diversa in precedenza, rivolgono l’attenzione verso questi studi così affascinanti e sempre evergreen. Senza mai pentimento e , il più delle volte, con importante successo.

Diciamocela tutta: la sociologia è decisamente bella e interessante come disciplina e spesso, anche i più scettici e pregiudiziosi, finiscono per subirne il fascino. Sovente, per chi s’iscrive a sociologia, accade che i risultati arrivino anche prima, ma il bello è proprio in questo: risultato relativamente facile derivante da grande coinvolgimento per i temi affrontati e gli argomenti studiati durante il percorso universitario.

Oggi come oggi, scegliere un percorso di studi di tipo umanistico come sociologia, data la situazione occupazionale in essere, è di certo non premiante, anche se tanti tuttora continuano a scegliere tali facoltà, vuoi per passione, vuoi per inclinazioni personali. Talvolta tali corsi di laurea, doveroso e doloroso ammetterlo, vengono anche preferiti se considerati quali percorsi di studio a “sosta provvisoria” nel mentre si apra, ci si auspica, un piccolo varco nel mondo del lavoro.

In questi casi specifici, studiare sociologia, così come lettere, scienze delle comunicazioni o altri studi umanistici, sembra quasi una scelta “obbligata” perché, tutto sommato, sono pur sempre facoltà che richiedono sì, un impegno e un’indiscussa dedizione allo studio, ma, ad onor del vero, sicuramente la “pretesa” non è certamente paragonabile a un percorso di studi come ingegneria, medicina, chimica Po’ facoltà analoghe.

Fortunatamente sono ancora tantissimi i giovani che fanno del loro percorso universitario la loro mission e che con amore e passione rivolgono la massima attenzione alla loro preparazione, soprattutto rispondendo con prontezza e serenità a tutti gli imprevisti qualora si imbattano in delle “brutte sorprese” o situazioni da “non me l’aspettavo”. E a sociologia, sembra, che cose misteriose, che compaiono all’improvviso e che purtroppo “non scompaiono” in fretta, ce ne siano…!

Molte matricole, soprattutto quelle meno attente e in particolare quelle, oserei dire, più disinteressate al “core” della facoltà cui si iscrivono o si iscriveranno (per i motivi di questo fare leggi su!), si ritrovano spesso spiazzate, quando iniziano a frequentare i primi corsi del corso di laurea in Sociologia. “A stretto giro” (al massimo un semestre), infatti, si rendono presto conto che, “probabilmente”, non è tutto oro quel che riluce e che al di là del “fatterello”, della “pappardella” e della “solita minestra” propinata da i “soliti” studi di stampo umanistico, c’è dell’altro. Improvvisamente compare un nemico agguerrito: anzi il Nemico!

Un nemico terribile, troppo inatteso, difficile da sconfiggere, soprattutto per chi non ha una personale “cassetta degli attrezzi” ben accessoriata: la statistica!

Ebbene sì, la croce (senza delizia) di ogni buon studente di sociologia, later o sooner, diventa l’esame di statistica! Si trattasse almeno di un solo modulo o di pochi crediti da totalizzare per il “tombolaurea”! Invece no! Nella stragrande maggioranza dei corsi di sociologia d’Italia, la statistica si declina quasi sempre in due esami, spesso tre (sociale, inferenziale e multivariata, nel ciclo triennale), e si tratta quasi sempre di un carico di studi da nove crediti ad esame.

I più fortunati, troveranno qualche esame di statistica o di materie affini (es. Costruzione di indicatori, Tecniche Istat di ricerca, ecc.) anche nel biennio della magistrale/specialistica. Ovviamente, da non dimenticare, l’altro esame da portare a buon fine dalle caratteristiche affini: Metodologie e Tecniche della ricerca sociale (spesso presente in tutto il ciclo di studi 3+2)!

Se da un lato docenti di statistica, tanti, lamentano la scarsa qualità dei risultati che una fetta importante di studentisociologi raggiunge agli esami di statistica, dall’altro, tanti, troppi studenti sottolineano parallelamente il fatto che “noi siamo degli umanisti, non siamo preparati o pronti sufficientemente per destreggiarci con disinvoltura tra concetti di probabilità, inferenza, chi quadro, gradi di libertà… e chi ne ha, più ne metta”.

A tal proposito interessante le osservazioni e lo scambio avuto con due studenti di sociologia sul tema:

Io penso che sostanzialmente la Statistica rappresenti uno scoglio per la predisposizione che si ha quando la si cerca di studiare. Fa parte di un universo di insegnamenti ben lontani dalle preferenze di chi è iscritto a Sociologia. Si sceglie Sociologia perché si preferiscono le materie umanistiche, letterarie, sociali (come è ovvio che sia)…Statistica essendo di carattere scientifico non è la materia che tutti vorrebbero studiare proprio perché non permette alla mente di spaziare di più di quello che è concesso con le altre materie”.

o ancora: “ Credo che sia “colpa” della nostra attitudine allo studio. Dopo anni a studiare materie orali all’improvviso ti ritrovi ad avere a che fare con questa arcana scienza fatta di simboli, numeri e grafici…accompagnata da libri di testo molto ma molto privi di contenuti. Almeno per me, questa è stata la difficoltà più grande, cioè non avere ottime dosi di “ragionamento” matematico e studiare da libri dove era dato tutto per scontato. Alla fine mi sono ritrovato ad imparare a svolgere gli esercizi in modo tecnico e meccanico, senza nemmeno riuscire a capire cosa descrivessero. Forse è proprio su questo che i docenti dei di statistica dovrebbero riflettere”.

Insomma, è chiaro: predisposizione umanistica e scelta, non casuale, di una facoltà umanistica, i motivi che questi studenti di sociologia riconoscono quali cause della difficoltà nell’approccio e nello studio della “terribile” statistica.

Cosa occorrerebbe fare allora?

Come risolvere questo gap troppo diffuso?

Occorre predisporre ex ante dei corsi logico-matematici che, partendo dall’insiemistica fino a giungere a temi più complessi, possano consentire di “rispolverare” e d apprendere la futura disciplina che si andrà a studiare?

Fornire più informazioni in entrata alle potenziali nuove matricole che magari potrebbero diversamente valutare la facoltà per la presenza di tali studi? Migliorare i libri di testo?

Rigida preselezione in entrata delle matricole con l’introduzione del numero chiuso anche a sociologia?

E se, invece, cambiassero i professori? O meglio: se cambiasse l’approccio dei docenti(spesso pregiudiziosi) verso il “popolo” degli aspiranti sociologi?

Nel prossimo articolo ne sapremo di più: il docente di statistica alle prese con lo studente di sociologia

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