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16 ottobre 2012

La lingua. Una questione tanto calda quanto sottovalutata

In seguito ad un’intervista fatta dalla conduttrice Barbara D’Urso al campione olimpionico di nuoto Camille Lacourt, gli studenti della scuola superiore di “Lingue moderne per interpreti e traduttori” di Forlì hanno scritto una lettera aperta pubblicata ieri su “Forlì Today”, periodico locale, dove si mostrano indignati per le affermazione della conduttrice di “Pomeriggio cinque”.

Il traduttore ci ha chiesto un sacco di soldi e quindi noi abbiamo deciso che siccome siamo tutti in economia non potevamo permetterci un traduttore – Questa l’affermazione della conduttrice che avrebbe offeso, secondo gli studenti di lingue di Forlì, non solo il loro lavoro, ma anche un pubblico che probabilmente in ristrettezze economiche ci sta per davvero offendendo l’intelligenza dei telespettatori.

Abbiamo chiesto cosa ne pensasse a Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, che sul fronte della comunicazione internazionale e della democrazia linguistica si impegna giornalmente da venticinque anni: – La questione mi pare chiarissima, siamo di fronte a due cittadini dell’Unione europea, di due paesi fondatori della prima comunità europea che, ancora dopo oltre sessant’anni, non comunicano perché l’Europa non ha ancora una lingua federale europea mentre invece ha una moneta europea.

La D’Urso, perfettamente anglo-colonizzata, tenta d’imporre il dialogo in inglese con un francese, il quale, ovviamente, non trova risposta, data la forte cognizione di identità linguistica che il popolo francese ha, al contrario di quello italiano.

Se entrambi avessero condiviso l’Esperanto, come lingua comune europea, l’uno non avrebbe avuto nessun problema di sudditanza linguistica verso l’inglese e, diciamocela tutta, la D’Urso avrebbe certamente potuto utilizzare meglio il suo tempo, considerata anche la qualità del suo inglese.

Surreale altresì il siparietto sulle domande in francese e la traduzione fantasiosa dell’intervistatrice per motivi economici, ossia Mediaset che non si può permettere un interprete che la D’Urso però chiama traduttore, forse ignorando la differenza. Infatti sono più che certo e, nel caso per una prossima volta possiamo impegnarci direttamente noi a fornirlo a “Pomeriggio cinque”, che molti giovani interpreti avrebbero tranquillamente fornito gratuitamente la loro opera in cambio del semplice nome che sarebbe scorso nel sottopancia dell’immagine. –

A proposito di Esperanto e lingua federale europea, quanto incide la sua assenza per l’occupazione giovanile?

Diciamo anzitutto quanto costa agli europei il tentativo di colonizzare l’intera Europa con l’imposizione della lingua inglese. Ebbene i giovani britannici non studiano nessuna lingua straniera e questo fa risparmiare al Regno Unito 18 miliardi di Euro l’anno, il costo della tassa linguistica inglese per gli altri eurocittadini, invece, è di 350 miliardi di Euro annui. Ossia ciascun europeo non lingua madre inglese, direttamente o indirettamente, paga circa 900 euro l’anno al mondo anglosassone.

Dopo di che è ovvio che questo impedisce, non solo ai giovani, ma a tutti noi europei, di avere una “Hollywood” europea, una “CNN” europea, un’esercito europeo, un “Pentagono” europeo, imprese europee, insomma occupazione non solo per tutti, ma di enorme espansione in termini globali dato che se, per noi, la questione “lingua federale” è una necessità urgentissima, altrettanto lo è per il mondo intero, dove le lingue e interi popoli sono a rischio estinzione per l’opera fagocitatrice della lingua inglese. –

Quindi lo studio delle lingue e i mestieri che da esso scaturiscono come li inserirebbe nel discorso?

La semplicità, che significa esiguo tempo di apprendimento, e la terzietà dell’Esperanto, invece, mettono al riparo tutte le lingue del mondo che vedrebbero, così, una rifioritura anche in termini di mercato. Con l’ovvio risultato di costringere anche i giovani inglesi ad imparare una lingua misurandosi così alla pari con i nostri.

Giorgio Pagano ci spiega come l’adozione di una lingua federale europea non significherebbe togliere lavoro ai giovani interpreti ma contribuirebbe a proteggere minoranze linguistiche e culturali che rischiano l’estinzione, dato che ogni lingua si porta dietro una sua cultura. Ed è per questo che il lavoro degli interpreti e dei traduttori comporta degli studi e delle conoscenze non alla portata di tutti, tanto meno della conduttrice Mediaset.

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