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17 ottobre 2012

Oriente e Occidente

Sentiamo spesso affermare che noi occidentali siamo diversi dagli orientali, perché aderiamo ad una logica, ossia un modo di ragionare, completamente estra­neo al loro.

Si dice che noi siamo legati alla logica aristotelica che divide e separa tutto ciò che accade nella realtà, oltre ad allontanare noi stessi osservatori dalla realtà fisi­ca osservata.

Si dice che invece in Oriente questo non accada. Si crede, per esem­pio, che l’idea orientale di natura, peraltro molto simile a quella di Parmenide ed Eraclito, due filosofi dell’antica Grecia, sia di un mondo in perfetta armonia con tutto ciò che accade agli uomini.

Si pensa anche che in Oriente, specialmente nella filo­sofia taoista, il tutto scorre (Panta Rei) di Parmenide sia l’esempio di una perfetta sintonia tra la persona e l’ambiente. E si dice anche che, in nome di questa concezione, l’Oriente abolisca le separazioni fra le cose, fra gli eventi e gli individui.

Semplicemente un falso, perché se fosse vero dovremmo incontrare orientali che non hanno sviluppato la percezione della propria identità. Dovremmo avere individui che si trovano in uno stato di confusione mentale perenne, dei border line, come diremmo noi.

La mente è necessariamente duale, perché così è prescritto dalla natura del mondo, perché cresciamo, nasciamo e viviamo nella dualità. Perché nove mesi li abbiamo passati in due, assieme ma separati, nell’utero di nostra madre, e, allo stato attuale delle scoperte scientifiche mondiali, non c’è alcun essere umano che possa fare a meno dell’utero materno per venire al mondo.

Ciò che invece ci differenzia dall’Oriente, nel nostro modo di ragionare, è la valutazione che la mente compie su questa dualità, non la dualità in sé. Nasciamo tutti nel doppio sia per quanto riguarda il nostro essere che per le nostre possibi­lità/potenzialità: abbiamo due emisferi cerebrali, destro e sinistro; nello stesso modo abbiamo due occhi, due narici, due orecchie, due mani e due braccia.

Tutti capiamo presto che possiamo andare avanti oppure indietro; possiamo svoltare verso destra oppure sinistra, e quando scegliamo una terza possibilità lo facciamo dopo aver valutato le prime due.

In queste condizioni morfologiche universali, come è possibile pensare che il modo di ragionare umano non sia duale? Nella vita di tutti i giorni poi, ci sono il giorno e la notte, la luce ed il buio, la terra ed il cielo, e così via. Insomma, in que­sto nostro meraviglioso sistema solare, la vita sulla terra scorre rispettando il con­cetto di doppio.

Questa scoperta, che si attua giorno dopo giorno e che raggiunge il suo apice durante l’adolescenza, favorisce la formazione di una coscienza matura in tutti noi. Anzi, direi che la dimensione singolare e plurale della coscienza si forma proprio con questa scoperta, grazie alla quale adottiamo uno stile di vita che ci rappresenta.

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