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8 novembre 2012

Bando PRIN, ecco i vincitori! Cascini: “Applicare la conoscenza per salvare vite umane”

Salerno, nuova linfa nelle vene della ricerca.

La notizia, che ormai ha fatto il giro del campus, riguarda il finanziamento di quattro diversi progetti che hanno avuto accesso al bando Prin (Progetti di ricerca di interesse nazionale).

I fondi provengono direttamente dal Ministero dell’istruzione ed ammontano, a livello nazionale, a 170.197.567,001 euro, diluiti in 14 aree tematiche. All’ateneo di Salerno spetta un contributo totale di 2.764.407 euro; una  bella sommetta, specie in un periodo di magra.

I promotori dei progetti, la cui durata sarà biennale, sono i docenti Laura Bazzicalupo, Leonardo Cascini, Antonio Di Nola, Gaetano Guerra. Ognuno di essi appartiene a un’area disciplinare specifica, incarnando quattro diverse espressioni del talento e della conoscenza (teorica e applicata) che il campus di Fisciano è in grado di produrre.

Per l’occasione abbiamo incontrato il professor Cascini (dipartimento di Ingegneria Civile), in modo da registrare le sue impressioni ed aspettative. Il progetto da lui coordinato è  “La mitigazione del rischio da frana mediante interventi sostenibili”.

– Ci parli dei presupposti che animano la sua ricerca…

A partire dall’emergenza Sarno, l’Italia è divenuta con gli anni un paese scientificamente avanzatissimo in materia di zonazione, anche grazie a vari provvedimenti legislativi adottati negli anni seguenti. Ma bisogna fare di più, poiché a tali progressi ancora oggi non corrisponde un adeguato ridimensionamento del rischio di episodi luttuosi sul territorio nazionale.

– Quali sono a suo giudizio le cause di questa anomalia?

Il motivo è semplice: esiste uno scollamento eccessivo fra conoscenze ed applicazione delle stesse. Occorre impegno concreto per trovare gli strumenti utili a ribaltare questa situazione. A tal proposito, si rende necessario sfruttare diversamente la conoscenza, tramite una programmazione che consenta di ridurre i costi e basata su una reale scala di priorità.

– Chi collabora al progetto?

La ricerca si avvale della partecipazione di dieci atenei italiani: Genova, Bari, Perugia, Napoli Partenope, Potenza, Reggio Calabria, Palermo e Politecnici di Milano e Torino. Una squadra forte ed affiatata, cui si aggiunge la collaborazione di importanti centri di ricerca europei e cinesi.

– Che significato ha per lei il finanziamento del Miur, in un contesto di crisi e tagli che finisce spesso col penalizzare la ricerca e l’istruzione?

I fondi appena stanziati rappresentano il giusto riconoscimento ad un progetto, il nostro, di altissimo livello. Raggiungere questo risultato non è stato facile, poiché si trattava di fondi particolarmente ambiti. Abbiamo dovuto sostenere una dura competizione, a livello sia locale che nazionale. È importante sottolineare che finanziamenti di questo tipo possono trasformarsi in veri e propri moltiplicatori di iniziative.

– Quali obiettivi vi proponete da questo momento in poi?

Un eventuale esito positivo del progetto permetterebbe di salvare molte vite attraverso la prevenzione, ed è ciò che senza dubbio ci preme di più. Ci auguriamo poi che il nostro lavoro torni utile come risorsa per il sistema Italia in generale; d’altronde, l’applicazione e soprattutto l’esportazione dei saperi sono le vere fondamenta della crescita e rappresentano l’unica strada per mantenersi sulla cresta dell’onda.

Un’onda che va cavalcata per evitare di finirci sotto da un momento all’altro. E se è vero che di soldi ce ne sono pochi (a prescindere dal finanziamento Prin), quale miglior propulsore della conoscenza per rimettersi in marcia alla giusta andatura?

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