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28 novembre 2012

Cyberbullismo tra gli studenti: parola a una Professoressa e a una Psicologa

Dizionario alla mano, quando parliamo di “cyberbullismo”, intendiamo “il bullismo online, ossia atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l’e-mail, la messaggistica istantanea, i blog, i telefoni cellulari, i cercapersone e/o i siti web”.

Uno studio realizzato dall’Osservatorio sul cyberbullismo “Open eyes”, condotto con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dimostra come circa il 25% degli studenti italiani è soggetto attivo o passivo di questo triste fenomeno. Si va dai messaggi scritti con il cellulare aventi un contenuto violento alla denigrazione dei compagni di classe sul web, dalla creazione d’identità false su facebook al parlar male degli altri senza motivo durante la ricreazione o durante le ore di lezione (sempre utilizzando apparecchi informatici).

Un fenomeno che preoccupa docenti e famiglie e che si sta sviluppando sempre più, a causa della continua digitalizzazione della nostra società.

Sentiamo la Professoressa Anna Maria Imperatrice, docente d’italiano, storia e geografia presso un liceo privato di Roma.

Professoressa, che cosa ha potuto notare nei suoi studenti da questo punto di vista?

Il fenomeno del cyberbullismo purtroppo riguarda ogni scuola italiana, chi più chi meno. Il punto è che è difficile trovare una via d’uscita, poiché ormai tutti gli studenti hanno un cellulare, un’e-mail, un profilo facebook e altri supporti informatici del genere. Durante le mie ore di lezione capita spesso che sorprenda i miei studenti a inviarsi sms sul cellulare o a ridere tra di loro davanti ai cellulari mentre guardano qualcosa su facebook. Tutto questo è insostenibile, soprattutto quando mi rendo conto che i loro comportamenti hanno a che fare con la violenza, con la discriminazione, con la stupidità, con la presa in giro dei compagni di classe”.

Come pensa che il cyberbullismo possa essere combattuto?

Non è semplice, perché è qualcosa di veramente sottile, diffuso, accettato. Ormai la presa in giro dei compagni di classe, anche pubblicamente, è divenuta una normalità, e questo è assurdo. Con la rete tutti possono vedere tutto di qualsiasi persona, e il problema è che quando si è giovani spesso non si capisce che molti comportamenti possono ferire le persone, anche perché parliamo di ragazzi ancora minorenni, fortemente suscettibili di provare emozioni molto forti, che possono segnare la loro anima in maniera profonda. Trovare una soluzione quindi non è per nulla semplice. Ci vorrebbe una vera e propria rivoluzione culturale, ma il discorso sarebbe troppo lungo”.

Che cosa sente di consigliare agli studenti italiani?

Dallo studio realizzato dall’Osservatorio sul cyberbullismo “Open eyes”, condotto con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, è venuto fuori un dato preoccupante, come visto: 1 studente su 4 è soggetto attivo o passivo di cyberbullismo. Ai soggetti attivi io consiglio vivamente di avere rispetto per i loro compagni di classe e per chi è più sfortunato di loro per qualsiasi motivo; ai soggetti passivi consiglio di non arrendersi e di parlare il più possibile con i docenti e con i loro compagni di classe, al fine di trovare una soluzione che sia la più serena e rispettosa possibile”.

Il cyberbullismo può costituire quindi una seria minaccia per gli studenti italiani, un fenomeno fuori controllo che può degenerare in violenza oltre che verbale, anche fisica.

Sentiamo la psicologa Cristina Zezze:

Il cyberbullismo è davvero pericoloso?

Il cyberbullismo non solo è pericoloso, ma può essere pericolosissimo. Con il computer e i telefoni cellulari ormai le offese e le prese in giro sono immediate e conoscibili da tutti. Non c’è più rispetto per la persona umana, per la riservatezza delle proprie opinioni. Purtroppo viviamo in un mondo nel quale è sempre più difficile capire la linea di confine tra il bene e il male, e spesso gli adolescenti, gli studenti, non si rendono conto di come un loro comportamento di cattivo gusto possa avere conseguenze devastanti nella psicologia di un’altra persona, fino a condurla addirittura a gesti estremi“.

C’è una soluzione a questo fenomeno dilagante?

Purtroppo no, anzi il cyberbullismo è un triste fenomeno che è destinato sicuramente a crescere, poichè il mondo informatico, del web in generale, si sta espandendo sempre più capillarmente sia in Italia che in ogni parte del mondo. Tutto deve partire dall’educazione della propria famiglia e da quella della scuola che si frequenta. Queste sono le basi: e sono basi, purtroppo, che per un motivo o per un altro, sono sempre più messe in discussione. Non c’è una soluzione: ci vorrebbe solo tanta educazione, rispetto, buon senso“.

Il rispetto per il prossimo è un valore fondamentale. A volte gli adulti non si rendono conto di ferire il prossimo, figuriamoci ragazzi e ragazze di 13 o 17 anni. Prima di compiere qualsiasi azione dovremmo sempre chiederci: “E se questa cosa fosse fatta a me? Come la prenderei?”. La tecnologia sta facendo passi da gigante, le reti di comunicazione sono ormai molteplici e velocissime: basta poco per mettere in cattiva luce una persona, così come basta poco per offenderla davanti ad una platea di centinaia di persone su facebook.

Pensiamo, ad esempio, a quando nel 2010 uno studente degli Stati Uniti si tolse la vita a causa dei ripetuti insulti a sfondo sessule (lui era omosessuale) che gli venivano rivolti, dopo che qualcuno aveva messo sul web, a sua insaputa, un suo incontro sessuale con un altro uomo. Qui si sta scherzando con cose grosse: qui è in ballo la salute delle persone.

Bisognerebbe imparare a utilizzare la tecnologia con intelligenza, e non farla strumento di comportamenti violenti nei confronti di chi è più debole di noi.

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